
Dopo l’inizio scoppiettante in Qatar, con il trio delle meraviglie Rossi-Dovizioso-Iannone tutti sul podio, dopo l’esaltante cavalcato di un ragazzino di… 36 anni, capace di prendere a sberle tutti e soprattutto il suo compagno di squadra Lorenzo e quel satanasso di Marquez, il carrozzone si sposta in Texas, precisamente sul circuito di Austin, un tracciato di 5,5 km, meglio conosciuto pomposamente come il Circuito delle Americhe.
Quella di domenica prossima sarà la terza edizione e si prospetta come un vero e proprio rebus, tante sono le variabili e le risposte alle mille domande che si fanno tecnici e tifosi insieme, nessuno escluso.
Ciò che è successo a Losail ha dell’incredibile, soprattutto perché ci eravamo abituati ad una sorte di dominio della Honda (un po’ come in Formula 1 con la Mercedes) che mai e poi mai ci saremmo aspettati un crollo della Casa di Tokyo, una rinascita repentina di Valerossi e soprattutto un’esplosione di risultati della Ducati.
In attesa della prima giornata di prove, venerdì, (due turni di prove, la prima dalle 16,55 alle 17,40 e la seconda dalle 21,05 alle 22,50) vediamo di analizzare, punto per punto, che cosa ci attende nei prossimi giorni in Texas.
Valentino Rossi, è vera gloria?
A 36 anni si diverte ancora come un ragazzino. Magari tira dei moccoli pazzeschi per tutto il weekend perché la sua Yamaha M1 gli manda le cene di traverso. Ma quando spunta l’alba della domenica, le cose, come d’incanto, cambiano. Lui ci mette del suo, mica no.
Però anche Galbusera, il suo capo meccanico, dopo aver passato tutta la notte in piedi, ecco che gli consegna una moto a dir poco stratosferica. Che la cosa si ripeta anche ad Austin è possibile, ma se permettete un po’ probabile.
Primo, perché Rossi su questa pista ha racimolato solo un 8° posto nel 2013 e un 6° nel 2014. Poi perché la pista non è che gli piaccia alla follia e per finire perché nonostante l’exploit del Qatar, della sua Yamaha ancora non si fida totalmente.
Sentitelo, appena sbarcato in Usa dopo un po’ di relax in Brasile: “La stagione è iniziata bene, ma ora abbiamo bisogno di conferme. L’anno scorso ho fatto una delle mie peggiori gare della stagione in Texas, ma quest’anno voglio vedere se possiamo essere competitivi dovunque. Ottenere un buon risultato ad Austin significherebbe molto per me e per la Yamaha, vorrebbe dire che la direzione che abbiamo intrapreso è effettivamente quella giusta. Cercheremo di fare del nostro meglio per essere competitivi anche sul circuito di Austin, ma mi piacerebbe divertirmi come ho fatto in Qatar”.
Marquez sul piede di guerra
Il “cabroncito” spagnolo è la copia più giovane di Valentino: non ci sta a perdere mai. Ecco perché, dopo l’”orrendo 5° posto” (sono parole sue) in Qatar, minaccia di fare sfracelli su una pista che lo ha visto trionfare due volte (su due gare disputate) e della quale detiene tutti, ma proprio tutti, i record: giro veloce in 2’02”773, record del circuito in 2’03”575, miglior pole (2’02”773) e miglior velocità di punta con 341,6 km/h: “Il Circuito delle Americhe è uno dei miei preferiti e ho dei bei ricordi: la mia prima vittoria in MotoGP nel 2013 e anche quella dello scorso anno. Il primo obiettivo è mettersi alle spalle la gara del Qatar. Quindi, è mia intenzione dare battaglia sin dal primo giorno”.
A dire il vero qualcosa di buono Marquez a Losail lo ha combinato: ha strappato a Iannone il record del mondo di velocità volando a a 350,5 km/h contro i 349,6 stabilito da Andrea al Mugello nel 2014. Ma poiché non si vive di singole imprese, meglio rimettere le cose a posto in fretta. Valentino Rossi è avvisato.
Il problema Pedrosa
Nella notte del Qatar le agenzie di stampa si sono affrettate a scrivere quella che hanno chiamato la notizia del secolo: in conferenza stampa, Dani Pedrosa annunciava al mondo di ritirarsi dalle corse per colpa di quella maledetta sindrome comportamentale all’avambraccio destro (una specie di guaina che riveste i muscoli i quali, sottoposti a stress, si infiammano e premono contro la guana stessa, provocando dolori indicibili).
A noi, sin dal primo momento, è sembrata una notizia “sparata” con una buona dose di approssimazione. E difatti così si è rivelata: è bastato un giorno per far luce sulla notizia: Pedrosa non si ritira affatto dalle corse (a 30 anni e con una carriera ancora aperta davanti a sé), ma si è fatto subito operare per rimuovere la guaina. Ne avrà per 4-6 settimane ma poi si spera possa tornare più in forma di prioma, com’è capitato a molti suoi colleghi.
Ipotesi Stone
. Una voce nata ai box e distrutta in poche ore da Livio Suppo, team manager della Honda Hrc. L’australiano su Twitter, si era detto disposto a prendere il posto di Dani: ipotesi suggestiva soprattutto per i media, ma non certo per Honda, che ha deciso di non caricare ulteriormente Marquez di tensioni che proprio in questo momento potrebbero metterlo in crisi.
Suppo, da buon sabaudo e da collaudatissimo diplomatico che sa usare sempre le parole adatte soppesandole con il bilancino del farmacista, ha spiegato il perché della decisione di schierare il test driver Aoyama invece del canguro mannaro: “Abbiamo ovviamente discusso della possibilità di sostituire Dani con Casey – ha detto -. Nel complesso, però, ci è sembrato che un ritorno dell’australiano in MotoGp andrebbe preparato in maniera adeguata, viste anche le aspettative che creerebbe. Ci dispiace per i tifosi, ci sarebbe piaciuto rivedere Casey, ma alla fine penso che abbiamo fatto la scelta giusta”.
Rimesse le cose a posto, c’è da dire che combattere con Yamaha e Ducati con un uomo in meno (al povero Aoyama obiettivamente non si può chiedere di diventare improvvisamente un campione dopo una vita da … mediano) non è il massimo. Ma evidentemente Honda sa che può contare su Marquez per colmare il gap d’inizio stagione. Speriamo bene.
Controprova Ducati
Che l’ingegner Dall’Igna quest’anno abbia fatto davvero una rivoluzione in Ducati, ormai non ci sono più dubbi. La Gp15 è completamente nuova, più piccola, compatta e sin dalle prime uscite ha mostrato tutta la grinta di un tempo, quando volava guidata da Stoner e Capirossi fino a raggiungere il titolo iridato.
Ora non si tratta che continuare mentre i tifosi ducatisti sono liberissimi di sognare ad occhi aperti. I piloti, poi, sanno come e cosa fare per dare spettacolo. I due Andrea (Dovizioso e Iannone) non possono essere più agli antipodi come carattere: riflessivo il primo, “esplosivo” il secondo, ingredienti giusti per puntare a qualcosa d’importante. Magari, aggiungiamo noi, il titolo piloti per quest’anno è forse un pensiero azzardato, però il titolo costruttori ci sembra alla portata di Borgo Panigale.
La cosa, dopo anni di vacche molto ma molto magre, sarebbe già un bel traguardo. E non dimentichiamo che da questa gara, la Ducati perde… 2 litri di benzina, passando da 24 a 22, per aver raggiunto tre podii nella motoGp (Assen 2014 e Losail 2015). Ma questo problema in Ducati se lo aspettavano da un momento all’altro, ragion per cui si sono preparati a puntino. (Enrico Biondi)
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