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A Roma in mostra le opere fotografiche di Nikos Mourkogiannis: “ARKADIA, THE UNTOLD TALE, La semplicità è una conquista”

Ultimi due giorni per visitare alla Galleria del Primaticcio (Palazzo Firenze, Piazza di Firenze, 27, Roma) le opere fotografiche di Nikos Mourkogiannis nella mostra “ARKADIA, THE UNTOLD TALE, La semplicità è una conquista” (Curatore mostra Vasken Berberian e Consulente artistico Maria Silvia Farci).

Un viaggio innanzitutto fisico dell’artista nell’antica regione greca (oggi Peloponneso centrale) di cui le opere sono testimoni. Un viaggio anche metafisico dove la fotografia, essenziale e ripulita da ogni sovrastruttura, va alla ricerca delle emozioni e delle visioni di quell’Arcadia divenuta luogo metafisico nella storia letteraria. Terra idilliaca e bucolica, simbolo del classicismo, dove uomo e natura vivono in pace e armonia.
La mostra “ARKADIA, THE UNTOLD TALE, La semplicità è una conquista” è stata realizzata in collaborazione e con la sovvenzione della Regione del Peloponneso, con il sostegno e il Patrocinio dell’Ambasciata di Grecia e della Società Dante Alighieri.

Orari visite: dal lunedì al venerdì dalle ore 10.00 alle 13.30 – mercoledì dalle ore 15.00 alle 19.30

la recensione di Antonio Mancinelli:

ARKADIA, THE UNTOLD TALE
La semplicità è una conquista

di Antonio Mancinelli
Scrittore, caporedattore Marie Claire

«Et in Arcadia ego». Ancora oggi l’iscrizione riportata in alcuni famosi dipinti del XVII secolo, di cui il più famoso è quello del Guercino, è ancora oscura, misteriosa. Perché manca il verbo? Cosa farò “io” in Arcadia? Chi è “io”? Ma soprattutto: chi sta parlando? E perché proprio in Arcadia? Questa regione dell’Antica Grecia, che occupava le alture al centro del Peloponneso, è divenuta nella cultura europea un simbolo, un’allegoria, un emblema di un luogo idealizzato dove regnano armonia, pace, comunione tra uomo e natura.
L’artista fotografo Nikos Mourkogiannis si reca fisicamente in Arcadia e crea immagini che sono un inno a una semplicità di linguaggio come forma ipercontemporanea di pacifica contestazione a un sistema di segni – quello occidentale – che oggi conosce solo la dimensione dell’eccesso visivo. La semplicità dei suoi paesaggi, dei suoi ritratti e dei suoi still-life non è un nostalgico ritorno a una visione pastorale dell’esistenza, ma il superamento della complessità per approdare a una pulizia semantica e visibile di emozioni e visioni.
Quella di Mourkogiannis è un’inquieta ricerca di una sintesi che vada oltre il diluvio di immagini – spesso inutili – da cui siamo inondati ogni giorno, per trovare il nucleo, il cuore, l’essenza di ciò che una foto può raccontare e raccontarci. La sua Arcadia geografica torna così a essere un’Arcadia mentale dove vige un’ecologia dei sentimenti. E quindi, sia un piatto con della frutta, sia il ritratto di una donna anziana, sia la foto di un albero, i suoi soggetti si trasformano in manifesti politici, nel senso etimologico della parola “politica”.
Ci sono fotografi che ci aprono una finestra sul mondo e fotografi che ci mostrano se stessi riflessi come in uno specchio, In questo caso, l’immagine-finestra è segno di un’apertura all’interno di noi stessi, riflette la nostra                interiorità mentre sembra ritrarre l’esistente.  Non c’è compiacimento sterile di un passato onirico, ma la dichiarazione programmatica che “qui” e “ora” una terra dove tutto è nato – le leggi, la poesia, la religione, la filosofia – può essere un esempio di comportamento giusto e positivo.
Così Nikos Mourkogiannis forse risolve il segreto che avvolge l’espressione «Et in Arcadia ego». L’Arcadia riguarda tutti, a cominciare da te che osservi queste immagini, a te che indichi te stesso come “io”. Dovresti regalarti un biglietto di sola andata per quel posto che chiami coscienza, etica, morale. E un semplice – mai semplicistico – concetto di bellezza.
Quella è la tua, la nostra Arcadia.