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APPELLO AL SINDACATO CHE VERRA’

Non sfugge a nessuno che le nostre elezioni sindacali cadono in un momento estremamente delicato sotto ogni riguardo.

Il prolungarsi della crisi economica che ha travolto un sistema articolato ma fragile e arretrato come quello italiano ha tolto ogni certezza di presente e di futuro. La crisi politica e di valori, antica e profonda, ha negato la possibilità di risposte serie, coraggiose ed efficaci, utili quantomeno ad arginare la disoccupazione e il crollo senza fine della domanda interna. Crollo che si è riverberato come uno tsunami sul mondo dell’editoria, anch’esso capace di reagire quasi soltanto con risparmi spasmodici, specie sul lavoro. Un cane che rischia di mordersi la coda a lungo nonostante gli interventi governativi decisi a supporto dell’ultimo rinnovo contrattuale.

Del resto non è sfuggito a nessuno che questo rinnovo è stato possibile solo per la sanatoria del debito-monstre accumulato dagli editori sul fondo dell’ex fissa, debito a mio parere colpevolmente trascurato in questi anni dall’Inpgi. Così si è parlato di “fallimento del fondo” per truccare la sanatoria che si è tradotta nello scippo di un diritto acquisito negli anni dai colleghi.

In questa fase così delicata i nostri vertici sindacali hanno operato la scelta di agire sottotraccia, praticamente in silenzio per  un anno e mezzo fino al raggiungimento dell’accordo. Mai una circolare, un’informativa, un’assemblea, un coinvolgimento di Cdr, almeno qui in Lombardia. Una scelta, rafforzata dalla “grande coalizione” a sostegno, dettata sì dalla paura dei dirigenti FNSI di trovarsi con un contratto disdetto a fine mandato, ma che si è tradotta infine in un netto rifiuto di confronto democratico sul loro operato (e lo dimostra il no plebiscitario del referendum consultivo a Roma).

Del resto un documento approvato dall’assemblea nazionale dei Cdr convocata  “a babbo morto” ha denunciato proprio questo grave silenzio. Ora avendo in mente questi scenari inquietanti cosa è lecito aspettarsi dal sindacato che uscirà rinnovato dalle urne?

Innanzitutto sarà davvero rinnovato? A dispetto del sisma che ha investito diverse componenti, a Milano come a Roma, i nomi dei candidati, rimescolati tra le liste, sono per lo più gli stessi. In questo dando motivazioni ai “dagli alla casta” dei soliti populismi.

E poi: saprà il sindacato raddrizzare la schiena, dopo anni di tante, troppe concessioni alle richieste delle controparti, che con stati di crisi a ripetizione, spesso ad hoc, non hanno fatto altro che bastonare e ridimensionare lavoro e diritti, scaricandone i costi sulla collettività, spesso senza mai investire un euro? Tranne alcuni lodevoli casi di trattative ben condotte, le critiche giunte da tanti colleghi delle redazioni interessate sono state aspre, la delusione grande.

La crisi è epocale, certo, ma un sindacato deve farsi carico senza se né ma della tutela dei colleghi senza mai tradirne la fiducia per nessuna ragione.

Invece da qualche tempo persino la combattività degli studi legali che ricevono presso l’Alg, appare, a detta di molti colleghi che vi si sono rivolti, tanto appannata da indurre diversi di loro a rivolgersi altrove. E che ne è stato dello sportello mobbing creato in Lombarda che tanto aiuto ha dato ai giornalisti finiti nei tritacarne aziendali?

E, ancora: vorrà e saprà il sindacato del 2015 affrontare finalmente il tema del riavvicinamento dei giovani colleghi? Per lunga esperienza personale: non è affatto vero che i giovani non ne vogliano sapere del sindacato. E’ vero invece che spesso non ne sanno quasi nulla. Molti di essi lo confondono con l’OdG anche per l’abitudine di quest’ultimo a costituirsi in patronato supplente. Molti altri sono condizionati da decenni di propaganda antisindacale, volta al trionfo dell’individualismo e dell’aziendalismo più becero e autolesionista. Tanti altri, di realtà più complesse e sindacalizzate, hanno maturato una forte diffidenza nei confronti dei loro Cdr. La loro accusa più ricorrente è che “fanno solo gli interessi dell’azienda”. E in molti casi, per esperienza diretta, non sbagliano. Vedremo più avanti il perché.

Ma i giovani colleghi sindacalmente “analfabeti” o anche quelli più scafati ma disillusi se accolti e supportati con attenzione e dedizione nelle loro difficoltà si riavvicinano eccome al sindacato. Provare per credere. “Non sai quanto sia stato importante per me anche solo sapere che avevo il tuo numero di telefono nei momenti più difficili”, mi confessò una volta una collega che seguii durante una dura fase di mobbing aziendale. Vicinanza, umanità, disinteresse. Questo chiedono i colleghi, non sportelli “professionalizzati”.

Certo, e dovrà essere un’altra sfida del sindacato prossimo venturo, per recuperare credibilità bisognerà anche avere tolleranza zero e interventi coordinati contro tanti cialtroni, truffatori e ciarlatani travestiti da editori che infestano il mercato letteralmente schiavizzando i giovani più ingenui con contratti farlocchi da 500 euro lordi al mese o proponendo collaborazioni esterne da 2 euro lordi a pezzo pagabili in pacchetti da 10 pezzi. Alla faccia dell’equo compenso!

Per tornare ai Cdr: avrà voglia la Lombarda che verrà di tornare a considerarli come la propria spina dorsale? Di tornare a convocarli periodicamente, ascoltarli, informarli, aggiornarli, scambiare con loro idee e opinioni, tirar loro le orecchie quando necessario, senza abbandonarli a loro stessi in aziende sempre meno democratiche col pericolo concreto di un loro appiattimento dalla parte del più forte e non dei giornalisti? L’organismo erede della Commissione Sindacale si è riunito quest’anno solo una volta per ascoltare il Segretario della Fnsi spiegare i termini dell’accordo con la Fieg. Sarebbe questo il sindacato che include?

Per concludere: attorno a noi c’è un mondo in subbuglio.

Sta per completarsi l’ennesimo attacco non solo all’Articolo 18, ma all’intero Statuto dei Lavoratori da parte della maggioranza della classe politica sospinta da Confindustria, dalla UE e dalla finanza internazionale. Un attacco micidiale, che sta dando la stura a una vera e propria rivolta sociale. Per molti colleghi cronisti e notisti questo è pane quotidiano ma per il loro sindacato è lettera morta. Su questo e altri temi fondamentali per il lavoro e la vita di noi tutti avrà voglia il sindacato che verrà di dire la sua con voce forte e chiara?

Vorremmo sperarlo, ma da come sono andate le cose finora rischiamo di sognarlo e basta.

Massimo Borgomaneri