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Archivio di Stato declassato, Pellerano: “Giunta Burlando incapace di difendere il patrimonio culturale di Genova”

«Perché Torino si è fatta sentire ed ha difeso l’autonomia dirigenziale del proprio Archivio di Stato e Genova no?

Ritengo sia necessario che la giunta Burlando dia una risposta a questa domanda, alla luce anche delle numerose sollecitazioni sulla questione ricevute da più di un anno a questa parte. Probabilmente il presidente e gli assessori erano troppo impegnati nelle primarie del PD e non hanno trovato il tempo per convincere il ministro Franceschini a rimangiarsi un provvedimento che lede il prestigio della Liguria. E poteva essere scongiurato». Così Lorenzo Pellerano, consigliere regionale della Lista Biasotti, che ha presentato un’interrogazione urgente per conoscere le iniziative attuate dal Presidente e dall’assessorato alla Cultura per evitare il declassamento dell’Archivio di Stato di Genova, decisa dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo lo scorso 1 dicembre 2014 con il decreto sull’articolazione degli uffici dirigenziali, che prevede l’accorpamento alla Soprintendenza di Genova.
Pellerano da mesi si è attivato per evitare che l’Archivio fosse inserito tra quelli di “seconda fascia” ovvero “provinciali”, pertanto retti da un funzionario e sottoposti alle nuove Soprintendenze archivistiche, uffici che oggi hanno compiti di vigilanza sugli archivi non statali su base regionale. Già a maggio 2013 aveva presentato in consiglio regionale un ordine del giorno, approvato all’unanimità, che impegnava “la giunta regionale a fare quanto in suo potere per impedire il declassamento e l’accorpamento dell’Archivio di Stato di Genova alla Soprintendenza di Genova”.
«A distanza di un anno – spiega Pellerano – non avendo visto muoversi foglia sul tema in giunta ed avendo ricevuto invece nuove indiscrezioni negative per il prestigio dell’Archivio di Genova, ho scritto al presidente Burlando esortandolo a mantenere l’impegno attribuito dal Consiglio alla Giunta e allo stesso tempo sollecitando un suo intervento presso il Governo affinché venisse garantita l’autonomia dell’Archivio genovese. Ho sollecitato sul tema anche l’Assessore Berlangieri e gli uffici competenti, premurandomi di far pervenire alla Giunta un documento contenente gli argomenti utili per difendere il capoluogo ligure nella trattativa nazionale che ha interessato la riorganizzazione del Ministero. Nessuna risposta e a distanza di un paio di mesi l’amara, quanto prevedile, sorpresa. Ancor più amara se paragonata al risultato portato a casa da Torino che, esattamente come Genova, era stata inserita nella bozza di decreto del 16 novembre scorso tra gli “uffici dirigenziali di livello non generale”, ma nel decreto definitivo è stata poi stralciata.
È evidente che la Regione Liguria, a differenza di altre, ha fatto davvero troppo poco per salvare l’autonomia dirigenziale dell’Archivio di Stato di Genova: troppo silenzio in questi mesi da parte delle istituzioni competenti che potevano e dovevano far sentire la voce dei liguri e dei genovesi per evitare il declassamento.
Chi poteva fare pressing per evitare questa beffa alla cultura e alla storia di Genova non ha fatto abbastanza per difendere la dignità di un’istituzione che custodisce le più antiche testimonianze di una delle della più importanti Repubbliche Marinare, insieme a Venezia. A differenza di Genova Torino è riuscita nell’impresa di ottenere – a ragione – la marcia indietro del Governo Renzi. Forse non avevamo argomenti altrettanto validi da porre sulla bilancia? Non penso proprio. Senza nulla togliere all’importanza culturale degli altri Archivi di Stato, ritengo che Genova non abbia nulla da invidiare ad altre città considerate di serie A sotto questo profilo.
Basti pensare che nelle sedi dell’Archivio del capoluogo ligure è custodito un patrimonio documentario che testimonia sette secoli ininterrotti di storia, dalla fine dell’XI secolo al 1805: tra i documenti che esperti di tutto il mondo studiano e ci invidiano vi è anche il registro notarile più antico, risalente al 1154. L’Archivio che non ha eguali per la varietà delle tipologie contrattuali e per l’ampiezza degli orizzonti geografici, che illumina la storia economica, sociale e culturale dell’Europa medievale e moderna dall’Inghilterra alle Fiandre, dalla Spagna al Maghreb, dal Levante al Mar Nero e che per questo da due secoli è al centro degli studi di storici del mondo intero. È ancora l’Archivio di Stato di Genova a conservare l’immenso archivio del Banco di San Giorgio che non fu solo un potente istituto finanziario a livello internazionale, fu la prima banca pubblica d’Europa, il laboratorio dove si sperimentarono tecniche e strumenti finanziari che sarebbero stati poi applicati nel mondo intero. Si può continuare: Genova ha l’unico Archivio dell’Occidente che conservi gli originali di documenti bizantini del XII secolo, per non parlare del corpus delle fonti colombiane e di documenti fondamentali per la storia del nostro Risorgimento.
Ricordo che in questi mesi a difesa del nostro Archivio si sono schierati decine di professori di fama mondiale, da Mosca a Lisbona, delle più importanti Università europee.
A questo punto, oltre a voler conoscere quanto in questi mesi la giunta ha fatto per scongiurare il declassamento, vorrei sapere dall’assessore alla Cultura se la giunta Burlando intenda attivarsi affinché venga rivisto quanto stabilito dal recente Decreto Ministeriale. Occorre rimediare all’inerzia degli ultimi mesi per garantire un futuro dignitoso al nostro Archivio e promuoverne in ogni sede il patrimonio custodito, perché diventi un importante polo di attrazione oltre che per gli studiosi anche per i turisti che vengono a Genova per conoscerne la storia. La fama, la dignità, il prestigio e l’immagine di una città passano anche dal riconoscimento del giusto valore delle istituzioni culturali del territorio, accettare passivamente il declassamento inflitto dal Governo Renzi significherebbe l’ennesimo schiaffo inferto a Genova da una parte politica che troppo spesso non ha saputo difendere e valorizzare il patrimonio culturale genovese. Penso alla mancanza di fondi statali a sostegno dell’Accademia Ligustica o alla vicenda della nuova sede della Biblioteca Universitaria, ancora in alto mare, temi su cui mi batto da anni».