Ora é ufficiale, Il Mondiale Endurance con le sue storiche 12 e 24 Ore, e tra queste la mitica 24 Ore di Le Mans, perde la sua più grande interprete e protagonista degli ultimi vent’anni: l’ Audi ha annunciato il ritiro dalle gare di durata, alla fine del Mondiale 2016.
Un annuncio, sotto certi versi, veramente shock per il mondo delle corse anche se da mesi la notizia era sussurrata e giorno dopo giorno trovando conferme ad ogni verifica ma puntualmente smentita dagli addetti alla comunicazione sopratutto sui campi di gara del campionato DTM.
“Una decisione chiaramente difficile – commenta Wolfgang Ullrich, il capo di Audi Motorsport – E’ stata una gran bella avventura”.
Un’ avventura che si riassume in una sintetica numerazione: l’Audi ha vinto ben 13 volte la gara francese, negli ultimi 18 anni, oltre ad altri successi nella categoria con un colpo di spugna tutto viene cancellato.
Era il 1999 quando la Casa dei quattro anelli debuttò quasi timidamente nel mondo delle grandi gare endurance con due versioni della stessa vettura: R8 R (spider) ed R8 C (coupé).
Dal 2000 e per tre edizioni consecutive la R18 divenne padrona incontrastata della 24 Ore di Le Mans, per poi indossare la livrea della cugina Bentley e vincere sotto mentite spoglie l’edizione del 2003.
Nel 2006 l’Audi è stata la prima Casa a vincere la 24 Ore con una vettura turbodiesel, l’ormai storica R10 TDI, sul gradino più alto del podio francese anche nel 2008 e nel 2009, striscia interrotta dall’affermazione della Peugeot 908 HDi FAP.
Poi Audi ancora prima nel 2010 con la R15 TDI, nel 2011 con la R18 TDI, nel 2013 con la R18 e-tron quattro (prima affermazione di un’ibrida) e nel 2014 ancora con la R18 e-tron quattro. Poi è arrivata la Porsche con la sua supertecnologica 919 Hybrid.
Una storia che ha portato alla ribalta due storici piloti italiani quali sono stati Emanuele Pirro e Dindo Capello che sul gradino più alto del podio di Le Mans ci sono saliti più volte per poi passare il testimone negli ultimi tre anni a Marco Bonanomi.
Il futuro nelle corse del Marchio si chiamerà Formula E, cioè il campionato per monoposto elettriche, su cui molte case stanno puntando.
“Le nostre auto di serie stanno diventando sempre più elettriche – ha spiegato Rupert Stadler, il presidente del consiglio di amministrazione – e quelle delle competizioni, che sono la punta tecnologica di Audi, devono esserlo ancor di più”. Così verrà rafforzata da subito la partnership con il team ABT Schaeffler Audi Sport ed è in arrivo anche la squadra ufficiale. E per il 2018 è attesa la prima Audi elettrica di serie.
Sul drastico cambio di strategie hanno influito diversi fattori. Il primo é senza dubbio la presenza dei cugini della Porsche. Il gruppo VW è alle prese con ingenti perdite economiche a causa del dieselgate , per cui avere due marchi (Porsche ed Audi) che competono nella stesso campionato e nella stessa categoria è un lusso che non può più permettersi … anche perché poi a vincere alla fine è sempre uno solo e nella gara regina, la 24 Ore di Le Mans, a vincere è stata la Porsche!
Il partecipare al mondiale endurance incide sul reparto corse dell’Audi incide per una cifra che supera abbondantemente i 100 milioni di euro: una montagna di soldi che se non si vince e non si rafforza l’immagine del Marchio è buttata al vento.
L’Audi ha costruito i suoi successi puntando sui motori diesel e la sfida tecnologica é sta vinta ma ora i diesel stanno diventando obsoleti a causa delle loro emissioni allo scarico e le stesse modifiche regolamentari impongono una evoluzione del sistema di propulsione per non essere penalizzati a livello prestazionale come dire che è necessario un importante incremento del budget e questo, oggi, nè la capogruppo VW né la Casa degli Anelli se lo può permettere.
Infine anche la carriera come capo del motorsport di Ingolstadt, Wolfgang Ullrich, sta volgendo al termine e la sua sostituzione non è affatto facile. Anche questo potrebbe essere un “salto nel buio” che a Ingolstadt non hanno affatto sottovalutato.
A Wolfgang Ullrich, personaggio molto schivo e poco propenso a cercare la ribalta, l’Audi deve molto, sopratutto gli deve la creazione del reparto corse e di un team portato ad esempio nel mondo. Ullrich non ha mai nascosto di aver preso ad esempio struttura e metodi della squadra corse della Lancia che aveva imparato a conoscere ai tempi della presenza dell’Audi Quattro nel mondiale rally per poi affinarlo in base alle esigenze della pista. Di quì la grande stima che Ullrich ha sempre avuto per il motorsport italiano e la scelta, anche determinate, di piloti italiani. (Franco Liistro)
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