Come è tradizione ormai da sei anni, lo spettacolo conclusivo del cartellone impegna i giovani cantanti dell’Accademia di alto perfezionamento e inserimento professionale della Fondazione Teatro Carlo Felice, diretta da Francesco Meli e Serena Gamberoni. Lo spettacolo che ha debuttato ieri sera, martedì 16 giugno alle ore 20, proponeva La Bohemedi Puccini.
Boheme, rappresentata per la prima volta al Regio di Tornio l’1 febbraio 1896 con sul podio il ventinovenne Arturo Toscanini, simboleggia le figure dei molti artisti che abitavano Parigi tra il Quartiere Latino e Montparnasse. Diciamo che i protagonisti sono le caricature di tipi ideali: il poeta, il pittore, il musicista e il filosofo, più due donne che vivono come possono: Musetta canta e Mimì ricama. Tutti senza soldi, tutti che soffrono il freddo e mangiano quando capita. Un’opera che a differenza di altre non vede sviluppo dell’azione, ma solo l’agire dei personaggi e in cui la morte non è che una condizione sociale.

Dal punto di vista musicale quel che appare evidente nella partitura di Boheme è quell’essere un esperimento di tecnica “impressionistica” con quell’uso di tratti veloci e colori puri, in cui vediamo il riso, il pianto, la delicatezza e la volgarità accostati con franchezza. Ma, attenzione, tutto questo, può essere ricondotto ad uno stato d’animo fondamentale: la solitudine, nonchè l’ammirazione per chi sceglie comunque la libertà piuttosto che le convenzioni borghesi.
Tanti gli applausi calorosi per questo debutto nell’allestimento della Fondazione Teatro Carlo Felice firmato dal regista Augusto Fornari, con scene e costumi di Francesco Musante, luci di Luciano Novelli. Il pubblico ha accolto con grande partecipazione il ritorno sul palcoscenico genovese di questo grande titolo, uno dei più amati del repertorio pucciniano, anche se i giovani interpreti dell’Accademia di alto perfezionamento avevano voci ancora acerbe, troppo sottili, che in diversi passaggi sono state sopraffatte dall’orchestra .
Un cast composto di giovanissimi, molti dei quali stranieri come il protagonista Junpyo Kwon che ha interpretato Rodolfo. Meglio Davide Chiodo in Marcello, ma il migliore sicuramente Vittorio De Campo in Colline. Dolce a ppropiata nel ruolo Caterina Trevisan in Mimì, mentre da Sara Di Fusco in Musetta ci si aspettava qualcosa di più. Completavano la compagnia Shang Ju in Schaunard, Andrea Porta nei ruoli di Benoît e Alcindoro, Giuliano Petouchoff come Parpignol, Antonio Mannarino come venditore ambulante, Filippo Balestra come sergente dei doganieri e Roberto Conti come doganiere.

Donato Renzetti ha dimostrato ancora una volta di essere un grande direttore, guidando con quanto equilibrio possibile il debutto dei giovani cantanti, anche se, ripetiamo, spesso l’orchestra si è lasciata trascinare dall’enfasi della vasta e minuziosa tessitura di cui è composta l’opera a discapito delle voci.
Fra il pubblico della prima anche Stefania Sandrelli, il cui nipote (figlio della figlia Amanda) è fra i pianisti accompagnatori dell’Accademia di Perfezionamento vocale del Teatro genovese.
Le repliche proseguiranno anche domani, giovedì 18 giugno alle ore 17, venerdì 19 giugno alle ore 20, sabato 20 giugno alle ore 15 e domenica 21 giugno alle ore 15. Come di consueto, gli spettatori potranno seguire le introduzioni all’ascolto in Sala Paganini, da 45 minuti prima dell’inizio di ogni recita, a cura degli allievi del Conservatorio “Niccolò Paganini” con il coordinamento del direttore artistico Federico Pupo. Francesca Camponero












