«Il commissario straordinario, cioè il governatore della Liguria Burlando, poteva benissimo far partire i lavori, fermi dal 2011, per il rifacimento del secondo lotto del rifacimento della copertura del Bisagno.
Oggi si nasconde dietro ai cavilli della burocrazia: in realtà è proprio lui ad averla alimentata in questi anni». Così interviene Edoardo Rixi, consigliere regionale e capogruppo della Lega Nord in Comune di Genova, in merito alla mancata realizzazione dell’opera, indicata come causa principale dell’effetto devastante sulla città delle alluvioni del 10 ottobre 2014 e del 4 novembre 2011. Polemico Rixi anche sulla decisione di Burlando di fare una conferenza stampa sull’alluvione oggi a Roma, in piazza Madama, “nella sede degli sprechi che costa ai liguri 300 mila euro all’anno”.
«Invece di parlare davanti alla sua città, Burlando preferisce andarsi a nascondere a Roma dietro la giacca di Renzi – dice Rixi – l’ennesima mancanza di rispetto verso tutti i genovesi e la dimostrazione dell’assoluta mancanza di volontà politica di risolvere i problemi di Genova e della Liguria.
Anche Renzi prima di parlare si vada a studiare le carte: troppo facile scaricare tutto su una burocrazia senza volto a suon di proclami. Eppure un volto la burocrazia in questo caso ce l’ha ed è quello del presidente Burlando che, fino a febbraio 2013, nonostante non ci fosse alcuna contrarietà da parte del Tar della Liguria, ha scelto di non dare avvio ai lavori».
Rixi, documenti alla mano, ripercorre la storia del blocco dei lavori del secondo lotto del rifacimento della copertura del Bisagno.
«I lavori – spiega Rixi – sono stati messi a bando il 27 ottobre 2011 dal Commissario delegato dalla Presidenza del Consiglio per portare il regime di piena massima sopportabile dagli attuali 500 mc/sec a 850 mc/sec.
I lavori venivano aggiudicati da un’apposita commissione giudicatrice a un gruppo di imprese con l’esclusione dalla gara (il 13 febbraio 2012) di altre imprese. Le esclusioni venivano impugnate dalle imprese davanti al TAR Liguria chiedendo l’annullamento. Il Tar respingeva la richiesta di sospensiva dei lavori presentata nel ricorso dalle imprese escluse perché “allo stato, prevale comunque l’interesse pubblico al celere avvio delle prestazioni che formano oggetto dell’appalto”, ossia non sospendeva la stipula del contratto affinché potesse essere dato avvio ai lavori.
In sostanza, i lavori potevano partire. Nel frattempo il Tar avviava una verifica dei requisiti tecnici delle imprese ricorrenti, fatto questo che comunque non pregiudicava il via libera ai lavori. Alla fine il Tar annullava le esclusioni e l’aggiudicazione dell’appalto, stabilendo che “non vi è luogo, infine, a provvedere sulle domande volte alla declaratoria di inefficacia e al subentro nel contratto, atteso che, nelle more del giudizio, l’amministrazione appaltante non ha ritenuto di dare luogo alla stipulazione dello stesso”. Quindi, fino al 21 febbraio 2013, in assenza di qualsiasi contrario ordine del Tar, l’unico a bloccare i lavori è stato il Commissario straordinario, cioè Burlando. In seguito, fatto ancora più grave, invece di rifare una semplice riunione della commissione di aggiudicazione, valutando anche le offerte delle imprese escluse, si è deciso di non fare nulla, aprendo di fatto la strada del ricorso al Consiglio di stato contro la sentenza del Tar della Liguria, giudicato poi non competente a favore del Tar del Lazio che finiva per rigettare i ricorsi.
A conti fatti, nulla dai Tar chiamati in causa è stato mai opposto all’inizio dei lavori. Se in tutta questa intricata storia di carte bollate e ricorsi è evidente il ruolo, pesantissimo, giocato dalla burocrazia, è altrettanto evidente chi abbia usato la burocrazia come arma per bloccare un’opera che avrebbe salvato, almeno in gran parte, la città di Genova. È chiaro che le mostruosità della macchina burocratica siano state scientemente usate dalla sinistra che governa questa città e questa Regione per non prendere decisioni e scaricarsi, una volta di più, colpe di immobilismo e responsabilità politiche di decenni».






