Eventi meteorologici della portata degli ultimi giorni, considerati i cambiamenti climatici innescati dai nostri irresponsabili modelli di produzione e consumo, si ripeteranno.
Diventeranno una “normalità”, di cui bisogna prendere atto il prima possibile, predisponendo le dovute misure e un sostanziale cambio di paradigma. Questa la posizione delle associazioni liguri dei consumatori e utenti riunite nel CLCU, Coordinamento Ligure Consumatori e Utenti*.
Molti stabilimenti balneari in Liguria hanno subito danni e distruzioni più di altre strutture lungo i litorali poiché figli di una devastante cementificazione: costruiti dove non dovevano sorgere, contribuendo allo scempio edilizio ed architettonico del territorio e al consumo di suolo, strappando spazio al mare; opere murarie in prossimità della battigia, campi di calcetto, bar, ristoranti. L’orografia della costa genovese, nella maggior parte della sua estensione, è avara di spazio e per questo, nel passato, gli stabilimenti erano intelligentemente costruiti come strutture scarne, realizzati su palafitte .
“Oggi, per queste costruzioni oggetto dei marosi vengono chieste le prebende di stato, la calamità, gli indennizzi. Ma non è più pensabile mantenere quelle strutture in quei luoghi. Esse possono essere accettate solo se previste nei piani urbanistici con strutture facilmente amovibili, compatibili con la costa, i luoghi e il paesaggio. Gli indennizzi sono dovuti solo in questa direzione, per chi in regola, e dovranno essere proporzionati ai fatturati denunciati fiscalmente negli ultimi anni” spiega Stefano Salvetti, Presidente del Coordinamento Ligure Consumatori e Utenti e di Adiconsum Liguria.
Per l’utilizzo del bene demaniale s’impone un altro modello. Vanno messe in campo iniziative per ottenere spiagge libere e fruibili, specialmente in contesti come quelli liguri. Abbiamo finalmente, anche per l’impegno delle associazioni dei consumatori, una legge regionale che riconosce almeno un 40% di litorale balneabile e fruibile a spiagge libere: dall’approvazione della legge, i comuni devono nei “ritagliare” queste spiagge nei “piani di utilizzo demaniale”. A Genova, dopo estenuanti confronti, un piano seppur minimale è stato prodotto, ma il percorso vede ancora un’ultima tappa iniziare la prossima settimana nei municipi e si complica a causa della direttiva “servizi” per la messa a gara delle concessioni, oggetto di provvedimento del Governo.
E’ bene ricordare che in Spagna e Francia l’80% delle spiagge sono libere. Le spiagge sono un bene demaniale, nostro, di noi tutti. Nel passato sono state date eccessive concessioni facendo pagare canoni irrisori: si pensi che i circa 20 mila concessionari pagano complessivamente 105 milioni allo Stato, ovvero mediamente 5 mila euro ciascuno.
L’imperativo è davvero cambiare paradigma.
*(Adiconsum, Adoc, Assoutenti, Casa del Consumatore, Codacons, Federconsumatori, Lega Consumatori Liguria, Sportello del Consumatore)






