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Diana Bacosi: “Ancora non ci credo che sono la nuova campionessa olimpica”

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Diana Bacosi è l’oro azzurro dello skeet a Rio.

La 33enne umbra ha ‘colpito’ nel segno al primo tentativo olimpico, precedendo la compagna di nazionale Chiara Cainero. Prossimi obiettivi nel ‘mirino’ i Mondiali e gli Europei per andare a caccia di quell’oro individuale che ancora le manca.

Parlami dei tuoi sport da ragazzina, cosa hai fatto e a che livello?

“Da bambina-ragazza ho avuto la fortuna di poter praticare molti sport. Ho praticato nuoto per 3 anni, ma senza fare gare importanti, pattinaggio, gareggiando a livello dilettante, danza classica e ritmica, con i soliti saggi di fine anno, ed equitazione, in quest’ultimo ho preso diversi brevetti, ma senza gareggiare”.

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Come è nata la passione per il tiro a volo? E dopo che hai sparato la prima volta, da cosa è nata la voglia di non smettere più?

“La passione per il tiro a volo me l’ha trasmessa il mio babbo che, essendo un appassionato cacciatore, frequentava i campi da tiro. Quello era un ambiente dove stavo bene, mi divertivo e conoscevo persone, e lo è tuttora”.

Prendere un’arma in mano che sensazioni ti ha dato?

“Avere un’arma in mano ti dà un grande senso di responsabilità e di fiducia in se stessi”.

Sentivi di essere predisposta?

“Beh, sicuramente il fattore genetico mi ha aiutato. I miei bisnonni e i miei nonni erano tutti cacciatori. Mio nonno materno tirava al piattello, ma al trap”.

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Parlami della prima gara in assoluto?

“E’ stata al percorso di caccia, penso che avevo 15 anni, ma non ho molti ricordi. La prima gara allo skeet me la ricordo benissimo. Avevo 18 anni e avevo cominciato da pochi mesi a sparare allo skeet. Era il ‘Gran Premio a Montecatini’ dove arrivai seconda sotto una pioggia battente”.

La tua prima vittoria dove e quando l’hai ottenuta?

“La prima gara internazionale fu l’europeo di Cipro dove per un piattello non rientrai in finale. La prima vittoria, quindi anche il primo oro, arrivò nel 2008 in Coppa del Mondo a Shul in Germania”.

Quando hai capito di poter ambire a grandi livelli?

“Diciamo che, dentro di me, l’ho sempre saputo. Dovevo solo avere un po’ più di fiducia in me stessa e nelle mie capacità che ho sempre sottovalutato. Basti pensare che ancora adesso non posso credere di essere la nuova campionessa olimpica”

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Sogni, delusioni, gioie, tutto realizzato finora?

“Beh, il mio più grande sogno si è realizzato. Vincere e partecipare all’Olimpiade. Però, ancora mi mancano mondiale ed europeo e sarà mia intenzione vincerli”.

Il villaggio olimpico cosa rappresenta per un’atleta?

“Era la prima volta che lo vivevo ed è stata un’esperienza bellissima, ma spaventosa allo stesso tempo. Vedere tutti quegli atleti che si allenavano notte e giorno, che davano tutte le energie che avevano per quella medaglia tanto ambita, è una sensazione unica. Ma allo stesso tempo ero un po’ intimorita, essendo una ragazza timida”.

La tua vita da sportiva, quanto tempo dedichi all’allenamento?

“Dedico tutte le mattine della settimana, dal lunedì al sabato, e quando mi avvicino alle gare gli allenamenti si intensificano anche il pomeriggio. Mi alleno al campo di tiro a volo ‘Bottaccia’ a Castel di Guido a Roma e sono allenata giornalmente dal grande Celso Giardini. Poi, durante l’anno, abbiamo i vari raduni con l’altrettanto grande CT della nazionale Andrea Benelli. L’avvicinamento a Rio lo abbiamo fatto in Brasile a Valenca, in un campo di tiro riservato solo a noi”.

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Quale è il segreto della concentrazione nei momenti topici del tuo sport?

“La concentrazione, come ogni altra cosa, deve essere allenata, ma soprattutto per un atleta è importante avere la mente libera dai problemi quotidiani e il ripetersi dei gesti”.
Dove speravi di arrivare alla vigilia della partenza per Rio?

Eri tesa prima di sparare e quali erano i pensieri più ricorrenti?

“Beh, all’inizio ero tesa come una corda di violino. Però, mi ripetevo sempre che avevo fatto tutto quello che c’era da fare e che mi meritavo di essere lì. La cosa a cui non ero abituata, e mi preoccupava, era il pubblico che solitamente non abbiamo mai. Ma alla fine mi sono detta ‘fai finta che sei al tuo campo da tiro e ci sono tutti i tuoi amici che ridono e scherzano’…Bisogna anche sapersi adattare alle varie situazioni e io al momento mi ero arrangiata così!!!”

Cosa prova un atleta dopo una medaglia d’oro olimpica?

“Ancora non ci credo che sono la nuova campionessa olimpica…Riguardando la gara e sopratutto la medaglia, piano piano, mi rendo conto di quello che è successo!!!”

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Raccontami dei momenti topici della gara. Le tue sensazioni?

“Durante la semifinale, mi ripetevo sempre…Stai tranquilla e colpisci il piattello sempre con calma e serenità…Respira! Prima o poi, arriva lo 0 e non fa niente si va avanti. Quando in semifinale ho fatto 15 su 16 mi sono resa conto che ero a medaglia, non sapevo di che colore. Ero già felice così! Poi, in finale, me la sono dovuta vedere con la mia compagna di squadra Chiara; la conosco bene e sapevo che non mi avrebbe regalato niente. Quando nella prima pedana ha messo due zeri su quattro allora mi sono detta ‘Diana guarda che lo puoi fare e se lo fai come fece Andrea Benelli quando vinse le Olimpiadi di Atene 2004…Corri insieme a lui’. Ultimi 4 piattelli…Presi!!!!!! Poi, mi sono bloccata in un pianto che non finiva più!!!! . Avevo sempre sognato di prendere per mano Andrea Benelli e di correre insieme a lui se avessi vinto l’Olimpiade, ma l’emozione mi ha giocato un brutto scherzo”

Ora sei in vacanza e poi si ricomincia subito?

“Si, ora sono in vacanza fino ai primi di settembre, poi si ricomincia con gli allenamenti poiché c’è il campionato italiano da preparare e dopo 20 giorni la finale di Coppa del Mondo che si terrà proprio in Italia a Roma”.

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Sei anche una mamma, riesci a far conciliare tutto?

“Non è facile far conciliare la vita sportiva con il quotidiano, ma con l’organizzazione, la passione, la tenacia, l’affetto e la disponibilità delle persone care si può fare!!!”

Sai che ci ricorderemo del tiro a volo fra quattro anni, perché? Quali rimedi potrebbero esserci per avere visibilità maggiore nei prossimi tre anni, senza aspettare Tokyo?

“Spero che, chiusa la parentesi olimpica, i riflettori non si spengano poiché questo è uno sport pulito e che insegna tanto. Facendo un po’ di propaganda nelle scuole, nelle fiere, parlando con la gente, secondo me, potremmo aiutare questo bellissimo sport”

Massimo Tagliabue