Si dice che il buon vino sia come una bella donna: può indossare qualsiasi vestito ed essere sempre affascinante, ma un abito di alta moda la rende irresistibile.
Sembrano averlo bene inteso Alberto e Anna, proprietari di Podere Albiano, che per le loro etichette si sono affidati a Enrico Paolucci, pittore e amico, che realizza sculture e pannelli dalle connotazioni alquanto singolari. Ed è proprio l’artista a raccontare la sua arte e a rivelare come è iniziata la collaborazione per Podere Albiano.
L’arte ha sempre fatto parte della sua vita? Come ha avuto inizio la sua carriera?
Dopo la laurea in Giurisprudenza all’Università degli Studi di Siena e due anni di praticantato in uno studio di avvocati, ho deciso di seguire la mia vocazione artistica, una vocazione sempre presente in me ma che non avevo mai ascoltato fino in fondo. Ho iniziato, quindi, abbastanza tardi – avevo 36 anni- come autodidatta, dipingendo delle decorazioni dell’albero di Natale e servendomi dei colori di mio padre, pittore anche lui. Per tutto il primo anno realizzai sculture per me stesso e continuai a lavorare in un’assicurazione. Successivamente presi un piccolo stand alla mostra dell’artigianato a Firenze, vidi che c’era ampio interesse e continuai. Adesso sono passati 20 anni da quel momento, nel frattempo c’è stato un affinamento della tecnica e dal 2003 alcune opere sono in mostra permanente presso la Galleria Sciaccheart di Riomaggiore in provincia di La Spezia.
A proposito della tecnica, con quale materia realizza le sue opere?
“In un primo momento mi sono dedicato all’arte del modellare l’argilla, ma dopo poco sono passato a trattare la cartapesta, un materiale che utilizzo ancora oggi. Con questa tecnica, da me riveduta, realizzo sculture e pannelli in bassorilievo che poi dipingerò, nascono così le mie “pittosculture”. Questa operazione, che unisce pittura e scultura, ci ricorda un pensiero di Leon Battista Alberti: Raro sarà chi possa bene dipingere quella cosa della quale egli non conosca ogni suo rilievo.
Il pesce è un soggetto molto ricorrente nelle sue sculture e pitture, ha un significato particolare?
Il pesce è il primo animale che ho realizzato. Presi un filo di ferro e un nastro adesivo, ne intravidi la forma e realizzai così la prima figura … da allora è sempre stato uno dei protagonisti indiscussi delle mie opere.
Oltre al pesce, però, vi sono anche altri animali che figurano nelle composizioni artistiche, ne è una sintesi il pannello “Circe e i suoi amanti”: a cosa è dovuta questa scelta?
Il pesce, come ho già detto, è il primo animale che ho creato ed ha avuto una grande fortuna, invece il cinghiale è l’animale del luogo in cui sono nato e vivo, la Val d’Orcia, oltre ad essere il simbolo della forza e del selvaggio. Il gallo e la civetta, infine, sono due animali che indicano il passare del tempo: il gallo con il suo canto segna l’inizio di una nuova giornata, mentre la civetta, detta non a caso la nottola di Minerva, arriva alla sera, quando ogni attività è terminata. Così accade continuamente, i giorni si susseguono, il gallo lascia il posto alla civetta e viceversa.
Dai particolari degli animali che realizzo, poi, derivano anche le mie opere astratte: basta osservare il colore delle squame della scultura di un pesce per accorgersi che le stesse sfumature sono presenti in un pannello.
Il celebre poeta Mario Luzi l’ha definita “l’artista ideale per celebrare questi paesaggi, queste terre, queste atmosfere, questa luminosità”, riferendosi alle sue opere che rendono onore alla Val d’Orcia.
Non mi abituerò mai alla bellezza di questa terra che cambia colori e aspetto secondo gli agenti atmosferici. Nei miei pannelli realizzo un’estrema sintesi della Val d’Orcia: riprendo la sensualità delle curve sinuose delle sue colline, come quelle di una donna, e ne ricostruisco l’architettura usando i segni del lavoro nei campi come fregi ornamentali, gli stessi tanto cari al poeta Luzi, evitando il clichè del cipresso. Il mio obiettivo è quello di dare la sensazione dell’impatto della prima visione di chi si affaccia ad ammirare il panorama della Val d’Orcia.
Ed è sempre la Val d’Orcia ad essere protagonista delle etichette che realizza per i vini di Podere Albiano.
Come è iniziata la vostra collaborazione?
Ho conosciuto Alberto Turri intorno alla metà degli anni ‘90 e nel 2002 abbiamo iniziato a pensare ad una collaborazione. I loro vini, prodotti nel territorio dunque in Val d’Orcia, sembravano sposarsi perfettamente con le mie opere che ritraggono le bellezze del territorio e, seguendo la filosofia secondo la quale il vino si beve prima con gli occhi che con la bocca, ho realizzato i vari packaging per i prodotti di Podere Albiano. In essi compaiono i soggetti che dipingo abitualmente, come le colline toscane, il gallo, il cinghiale e le figure dei pettegoli, ritratti anche in un pannello, alternando il gesso ed il colore nero.
Sono passati alcuni anni ormai e, senza ombra di dubbio, posso affermare che l’idea è stata fruttuosa. Durante le fiere o le manifestazioni enologiche in molti sono quelli che chiedono informazioni su chi sia l’autore dei packaging delle bottiglie: oserei dire che il vino di Alberto e Anna è una gioia sia per il palato, sia per la vista.






