Ai più la notizia è passata inosservata, ma a volerla esaminare nel dettaglio è a dir poco clamorosa.
Vediamo di ripercorrerla attraverso le varie fasi.
Il 25 giugno 1997, il Consiglio Comunale di Santa Margherita Ligure, con delibera numero 37, avente ad oggetto “approvazione ordine del giorno inerente alla realizzazione del nuovo ospedale di Rapallo”, considerava che questo Comune potesse partecipare all’acquisizione dell’immobile sanitario, sito in Via F.lli Arpe, al prezzo da concordarsi presunto 10 miliardi di vecchie lire sulla base della stima effettuata a suo tempo dall’ASL 4-Chiavarese, ritenendo che dal contributo effettivamente da erogarsi andava defalcata la somma di un miliardo di lire versata, come da atto di “donazione modale” (quindi “donazione condizionata”) a suo tempo sottoscritto, a finanziamento dei lavori di ristrutturazione del nosocomio cittadino.
Nello stesso documento si premetteva che la realizzazione a Rapallo di un nuovo presidio ospedaliero avrebbe comportato un costo globale 51 miliardi di vecchie lire e, a tal proposito, si inseriva un profilo finanziario ben dettagliato.
L’inconsistenza di un piano finanziario ben preciso, tuttavia, fece sì che i 51 miliardi di vecchie lire previsti nel 1995 per il costruendo edificio ospedaliero comprensoriale “lievitassero” sino a oltre 50 milioni (di euro) del consuntivo del nuovo nosocomio di Rapallo, inaugurato nel gennaio del 2011.
Al documento del 1997 seguirono tantissimi altri documenti (che non indico, vista la quantità) che vertevano tutti sostanzialmente a un programma di riconversione del polo ospedaliero sammargheritese in piastra ambulatoriale e polo riabilitativo, e comunque tutti con lo specifico impegno del mantenimento del vincolo sanitario-ospedaliero alla struttura di Santa Margherita Ligure.
Nel dicembre 2011, venendo meno l’impegno della Giunta Regionale e dell’assessore alla salute Claudio Montaldo, si decideva la vendita dell’Ospedale di S. Margherita Ligure, privo del vincolo socio-sanitario, al solo scopo di “far cassa”, e comunque per una mera speculazione immobiliare-edilizia che andava contro le finalità per cui l’edificio era stato costruito. Un’operazione speculativa che privava la collettività di un “bene comune”, con grave danno per il patrimonio edilizio sammargheritese.
Tutto questo avveniva attraverso una frettolosa decisione della Giunta regionale che consentiva alla Regione Liguria di procedere alla cosiddetta “cartolarizzazione” dell’ospedale cittadino con la vendita ad “Arte” (ovvero alla Regione stessa) per coprire un disavanzo di bilancio.
Ancora una volta, dopo la chiusura (parziale) del nosocomio cittadino avvenuta il 25 gennaio 2011 e la mancata realizzazione di tutti gli impegni e le promesse scritte nel corso degli anni (confermate e deliberate dalle istituzioni preposte), la città di S. Margherita Ligure si vedeva defraudata di un patrimonio pubblico, su terreno di proprietà delle Opere Pie donato a suo tempo da benefattori per esclusivo uso sanitario-ospedaliero o comunque per uso socio-sanitario.
Attraverso un atto di vera e propria “arroganza amministrativa” senza precedenti, si dava vita a una “operazione” spregiudicata, inopportuna e dubbia (anche sotto l’aspetto immobiliare).
Di conseguenza, l’Associazione “Gente di Liguria” (che fa capo al periodico “Bacherontius”) presentò il 30 maggio 2012 un “esposto-denuncia” alla Corte dei Conti (firmato da 180 Cittadini che ci hanno messo la faccia e la firma attraverso l’esibizione della propria personale carta di identità) per chiedere quali interessi si nascondessero dietro questa “operazione” di alienazione di un “bene comune”.
E’ notizia di questi giorni che la Corte dei Conti, dopo aver passato al setaccio quel bilancio regionale del 2011 (sia tramite la sezione controlli guidata da Ennio Colasanti, sia tramite il procuratore regionale Ermete Bogetti) deliberava “non ascrivibili” a bilancio ben 103,4 milioni di euro legati all’operazione “Arte” e alla vendita degli immobili della sanità, tra cui anche i 10 milioni relativi all’ex Ospedale di Santa Margherita Ligure. Rilievi evidentemente fatti anche tenendo conto dell’esposto firmato da 180 Cittadini sammargheritesi.
Ne consegue che l’immobile dell’ex Ospedale non doveva essere “venduto” ad “Arte” e che l’operazione di bilancio risulta pertanto illegittima.
Il giudizio della Corte dei Conti sul bilancio della Regione Liguria è stato molto duro. Poiché le cessioni di immobili sanitari risultano “partite di giro”, la Corte, in pratica, ha negato il timbro di certificazione su 103 milioni di euro relativi a queste cessioni immobiliari. La Corte ha quindi chiesto ha chiesto alla Regione Liguria di spostare dalle poste attive del bilancio a quelle passive 194 milioni di euro. Fra il togliere dall’attivo e mettere a passivo, “ballano” quasi 400 milioni di euro. Mica bruscolini, in conti pubblici in sofferenza, soprattutto nel settore della Sanità.
Ergo: quel “patrimonio” dovrebbe essere destinato per scopi di carattere pubblico. Di conseguenza, il Comune potrebbe esercitare quel diritto di “prelazione” (richiamato in vari documenti), palesemente violato da una arbitraria (e illegittima) disposizione della Regione Liguria.






