CONSIGLIO REGIONALE – ASSEMBLEA LEGISLATIVA DELLA LIGURIA
ORAZIONE UFFICIALE
IN OCCASIONE DEL 68° ANNIVERSARIO DELLA LIBERAZIONE NAZIONALE
23 APRILE 2013 ore 11.30
Genova Aula consiliare’
Signor Presidente,
Consiglieri,
Autorità ,
Gentile ospite,
Cari rappresentanti delle Associazioni Partigiane,
Carissimi ragazzi,
Benvenuti.
Mi è gradito unire al saluto dell’Assemblea Legislativa della Liguria il mio personale ringraziamento al nostro ospite, l’editorialista Aldo Cazzullo, per aver accettato l’invito a condividere con noi una Sua riflessione sull’Anniversario che ci accingiamo a ricordare solennemente in quest’Aula.
Ritengo che celebrare un anniversario implichi necessariamente anche soffermarsi sul legame, sempre significativo, tra ciò che si intende ricordare, e le modalità di trasmissione di questa memoria.
Oggi è il 68° Anniversario della Lotta di Liberazione nazionale.
Una distanza temporale tanto significativa impone si sciolga la Resistenza dall’abbraccio mortale della retorica che ne ha soffocato negli anni lo spirito, consegnandola ad una dimensione monumentale priva di vitalità e vuota di passione civile; impone si recuperi dall’appiattimento commemorativo, in cui è stata lungamente circoscritta, la data paradigma della fondazione dell’Italia democratica e repubblicana.
Una data che riacquista pienezza e significato se chiamata finalmente ad interagire non con il passato che intende ricordare, ma con il presente in cui si inserisce.
Chiediamoci allora se i valori di giustizia e libertà che mossero gli animi alla lotta per la liberazione dall’ ex alleato tedesco, per l’affrancamento dalle prevaricazioni di un regime vessatorio, per la fine di una guerra partita come conquista e terminata come occupazione, per una prospettiva futura ancora tutta da costruire ma che si voleva migliore; chiediamoci, in tutta franchezza, se questi valori, riconosciuti sulla carta e troppo spesso traditi dalla cronaca, muovono ancora le nostre coscienze.
Chiediamoci se e quanto sono sentiti come imprescindibili, se siamo ancora capaci di percepire ogni singolo attacco portato a quei valori come un pericolo personale e diretto per ognuno di noi e se abbiamo mantenuto reale consapevolezza di quanto preziosa sia l’eredità della Resistenza non foss’altro per aver gettato le basi di una Costituzione tra le più avanzate al mondo.
Chiediamoci se sia ancora presente una cultura etica della cittadinanza democratica o una identità politica, non solo elettorale, cui legare quel principio metagiuridico di Resistenza proposto da Dossetti alla Commissione costituente quando affermava, cogliendone l’essenza più profonda, che †la resistenza individuale e collettiva agli atti dei poteri pubblici che violino le libertà fondamentali e i diritti garantiti dalla Costituzione è un diritto dovere di ogni cittadinoâ€.
Ricordare il 25 aprile 1945 vuol dire anzitutto dare la possibilità a chi non c’era di conoscere la Resistenza nella nuda e scarna verità in essa racchiusa.
Quel giorno l’Italia ha riconquistato la libertà ; lo ha fatto grazie all’impegno attivo di una esigua minoranza ma con il sostegno di una partecipazione popolare senza precedenti; lo ha fatto attraverso una guerriglia sanguinosa, densa di imboscate e rastrellamenti, di fughe affannose e riusciti colpi di mano durata venti mesi.
Quel giorno a Genova si concludeva con la resa delle truppe germaniche un’ insurrezione popolare modello, capace di indurre un generale della Wermacht, a siglare, dopo faticose e incerte trattative, un atto senza precedenti, una resa che riportava in calce, accanto alla sua, la firma di un anonimo operaio rappresentante di non meno facilmente definibili “forze partigianeâ€.
La Resistenza, allergica alle definizioni e ai recinti della politica, è stata e resterà un “grande respiro di libertà â€, una avventura umana spesso caotica e a volte casuale che presuppose una coraggiosa scelta di responsabilità , nell’intento di riappropriarsi del proprio destino.
Una scelta compiuta prima e al di là di ogni consapevole appartenenza politica e partitica.
Questa è la sostanza di ciò che è stato e che merita di essere affrancata dalla torpida indifferenza, alimentata dai giudizi sommari che ancora la avvilisce.
Ma celebrare il 25 aprile 1945 è ben più del ricordarne gli accadimenti.
Celebrare è onorare il sacrificio di quanti, animati da una speranza ben lontana dall’essere certezza di successo, scelsero, nel momento più buio e disperato per la Nazione, la via insidiosa e impervia della rivolta.
Onorare, non solo attraverso il giusto tributo che si rinnova ogni anno in tutte le piazza d’Italia, ma nel patto che ogni cittadino è chiamato a stringere con quella pagina di storia, riconoscendo il valore fondativo di quelle aspirazioni, divenendo custode e strenuo difensore di quei valori e di quelle speranze, riaffermando nell’agire quotidiano la ferma volontà di non venirvi meno.
Carissimi,
La Resistenza divenne da subito l’elemento legittimante il nascente sistema politico repubblicano; i suoi principi non scritti, i suoi valori impliciti, i suoi presupposti etici avrebbero impregnato di li a breve il dettato della Carta Costituzionale, divenendo caposaldo del nostro vivere civile.
Lo sono ancora.
Per questo siamo qui. Nella stagione deludente della politica, di fronte al dramma quotidiano dell’economia, ogni istituzione è chiamata a riconsacrarsi – e non è un termine eccessivo – a quei valori, che nessuna presunta ansia di modernità , esigenza di cambiamento o velleità di riforma, potrà mettere da parte come fastidioso ingombro.
Cari ragazzi,
Vi ho voluto presenti oggi perché è a Voi, alla generazione che verrà , che sono dirette le mie parole. Non potrebbe essere altrimenti.
Avete la stessa età di tanti eroi della Resistenza; abbiate lo stesso coraggio, lo stesso entusiasmo, gli stessi valori.
Imparate a “Resistereâ€, al qualunquismo, alla sfiducia, al lassismo, all’illusione di facili ma criminosi guadagni, alle lusinghe di modelli culturali fuorvianti capaci di confondere furbo e farabutto, vincente e corruttore.
Fate vivere i valori della Resistenza nell’impegno civile, nella solidarietà , nella partecipazione. Interessatevi di tutto quello che vi circonda, prendete posizione, appassionatevi ai problemi della società e della politica. Sentirete allora la fatica della Resistenza ma saprete cosa di festeggia il 25 aprile.
Rosario Monteleone
SEDUTA SOLENNE DEL CONSIGLIO REGIONALE
Il Consiglio e la Liberazione
MONTELEONE AI GIOVANI: «RESISTENZA È IMPEGNO CIVILE, APPASSIONATEVI AI PROBLEMI DELLA SOCIETÀ e DELLA POLITICA».
Alla cerimonia ha partecipato lo scrittore e giornalista Aldo Cazzullo che ha ammonito: «La Resistenza non finisce mai: dobbiamo ritrovare fiducia in noi stessi e nel nostro paese».
Alla seduta ha assistito una delegazione di studenti dei licei D’Oria e King di Genova
Questa mattina nell’aula del Consiglio regionale si è svolta la Seduta solenne dedicata al 68esimo anniversario della Liberazione.
La cerimonia è stata aperta con le note dell’Inno di Mameli, i lavori sono proseguiti con il saluto del presidente dell’Assemblea legislativa Rosario Monteleone. «Nella stagione deludente della politica, di fronte al dramma quotidiano dell’economia, ogni istituzione è chiamata a riconsacrarsi – ha ammonito il presidente – a quei valori, che nessuna presunta ansia di modernità , esigenza di cambiamento o velleità di riforma, potrà mettere da parte come fastidioso ingombro».
Rivolgendosi poi agli studenti presenti fra il pubblico, Monteleone ha aggiunto: «A voi sono dirette le mie parole. Avete la stessa età di tanti eroi della Resistenza; abbiate lo stesso coraggio, lo stesso entusiasmo, gli stessi valori. Imparate a “Resistereâ€, al qualunquismo, alla sfiducia, al lassismo, all’illusione di facili ma criminosi guadagni, alle lusinghe di modelli culturali fuorvianti capaci di confondere furbo e farabutto, vincente e corruttore. Fate vivere i valori della Resistenza nell’impegno civile, nella solidarietà , nella partecipazione. Interessatevi di tutto quello che vi circonda, prendete posizione, appassionatevi ai problemi della società e della politica. Sentirete allora la fatica della Resistenza ma saprete cosa di festeggia il 25 aprile».
Dopo il presidente ha preso la parola Aldo Cazzullo, scrittore e inviato del Corriere della sera, oratore ufficiale della Seduta solenne.
«La Resistenza in questi anni è stata denigrata; oppure, nel migliore dei casi, è stata presentata come una cosa di sinistra, come una cosa che riguardava soltanto i comunisti, ma non è stato così. La Resistenza – ha esordito – fu fatta anche dai militari, dai 5000 soldati e ufficiali fucilati dai tedeschi a Cefalonia dopo un referendum nel quale scelsero se consegnarsi ai tedeschi e combattere con i fascisti della Repubblica di Salò o resistere, fu fatta dagli internati in Germania che rifiutarono di collaborare, dai cattolici, dai carabinieri come Salvo D’Acquisto, dagli ebrei, da tanti ragazzi del sud, che scelsero di combattere nazisti e fascisti nonostante quella parte del paese fosse già stata liberata dagli angloamericani, da sacerdoti, da tanti i civili e da tante donne che preferirono morire da italiani che servire i tedeschi. La Resistenza fu fatta anche dai comunisti. Oggi si dice: loro volevano la dittatura non la democrazia. Sono polemiche inutili. La Resistenza fu una scelta drammatica, c’era un editto che minacciava: se non vi presentate a combattere con i tedeschi, sarete fucilati. Alcuni andarono a salò perché coerenti con il fascismo, altri per paura, molti salirono in montagna insieme ai militari, che si erano sbandati, e formano le prime bande partigiane. Certo nella Resistenza ci sono state pagine nere. – Cazzullo ha ricordato l’eccidio di Porzus – «e non bisogna avere paura di aprirle ma, dopo aver espresso pietà per tutte le vittime della guerra civile, non possiamo dimenticare che c’era una parte giusta, che si batteva per la libertà e la democrazia, e una parte sbagliata che combatteva a fianco dei nazisti e degli invasori».
Cazzullo ha proseguito: «Oggi siamo più consapevoli di qualche anno fa del valore dell’unità del paese e siamo legati all’Italia più di quanto vogliamo riconoscere. Pensiamo al tricolore: era considerato un simbolo di destra oggi è la bandiera di tutti e così l’Inno di Mameli: dopo la mitica vittoria 4 a 3 contro la squadra della Germania nessuno lo cantò, oggi tutti ne ricordano le parole. Ciampi e Napolitano hanno fatto in questo senso un grande lavoro culturale – l’affermazione di Cazzullo è stata accolta da un convinto applauso del pubblico – ma non hanno creato un sentimento dal nulla: hanno solo rispolverato una passione che già esisteva. Sono d’accordo: anche adesso c’è da resistere e da combattere. C’è da resistere alla crisi ma soprattutto da combattere il principale fattore che la produce: la sfiducia. Il futuro dipende sopratutto da noi. Troppo spesso si sente dire che i giovani avranno meno dei padri e dei nonni, è bene ricordare però che padri e nonni non hanno trovato tutto facile: non avevano internet e i telefonini (che non sono beni materiali) o antibiotici che guariscono con poche pastiglie, ma avevano un paese distrutto dalla guerra da ricostruire. Per questo la Resistenza non finisce mai: dobbiamo ritrovare fiducia in noi stessi e nel nostro paese, ricordarci chi siamo e da dove venivamo, non dobbiamo dimenticare che sono esistite generazioni di uomini e di donne per le quali l’Italia era un ideale che valeva la vita».
Alla cerimonia ha assistito una delegazione degli studenti del liceo classico D’Oria e del liceo scientifico King di Genova.
Fra gli ospiti della Seduta solenne, accanto ai consiglieri e agli assessori, le massime autorità civili, militari e religiose.






