Si fa sempre più concreta l’ipotesi di una “tariffa turistica” per la tratta ferroviaria delle Cinque Terre: una stangata salatissima, che si abbatterebbe su 2 milioni e mezzo di turisti a stagione: «8 Euro per fare andata e ritorno in un fazzoletto di terra: senza dubbio un business notevole; si può ipotizzare un profitto annuo fra 4 e i 5 milioni di Euro – rileva il consigliere Gianni Pastorino -; fermo restando che la scelta è alquanto discutibile, resta da capire a chi andranno i soldi: ritorneranno in qualche modo alla Regione o resteranno nelle casse di Trenitalia? Quali saranno le ricadute concrete sul piano del miglioramento complessivo del servizio ferroviario della Liguria, visto che continua a dimostrarsi in stato comatoso?».
Appunto: “a chi giova?”. Il dubbio fermenta, e per ora non ci sono risposte.
«Il buon senso suggerisce che il plus di ricavi, maturato sui percorsi più remunerativi, sia utilizzato per compensare i proventi delle tratte “secondarie”, cioè quelle con meno passeggeri, che però hanno un’alta valenza sociale: quindi, ad esempio, per mantenere efficienti i collegamenti con l’entroterra, ingiustamente considerati sacrificabili – commenta Pastorino -; Spremere la ferrovia delle 5 Terre come un mero strumento di business, con cui gonfiare gli introiti di Trenitalia – se questo dovesse essere il progetto – per Rete a Sinistra è un’opzione assolutamente irricevibile».
Senza dimenticare il grande paradosso: «l’operazione tariffaria sulle Cinque Terre si inserisce in un contesto, quello dell’estremo levante ligure, devastato dal nuovo orario ferroviario – evidenzia Pastorino -: da un lato qualcuno è tentato di spolpare i turisti e di imporre a tutti l’uso dei costosi intercity, dall’altro i pendolari sono abbandonati a loro stessi, o alla “benevolenza” di Toscana e Emilia Romagna, che cercano di tamponare le falle come possono».






