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Guardate i volti di questi giovani che hanno sacrificato la loro vita per la nostra libertà il 25 aprile di 70 anni fa

La strage del cavalcavia

La strage del cavalcavia

Le radici di questo Paese sono forti ma in tanto tendono a dimenticarle.

La Resistenza nei suoi valori più alti come punto di riferimento sempre e comunque. Tante volte come artista ho voluto riprendere quei giovani che hanno sacrificato la vita per la Libertà e la democrazia contro il nazifascismo. Giovani dai diciassette ai venticinque anni che sacrificano la loro vita, così com’è successo a Casalecchio. A questi giovani nel corso degli anni ho voluto dedicare opere di pittura e scultura, ho dipinto deportati ebrei, e non solo, nei carri bestiame. Di questi tempi dove l’arte sociale non conta niente. Un’arte quella attuale dominante dove tutto è aleatorio e dove i mercanti e critici dettano le opere da fare a artisti compiacenti. Ma io mi ostino a credere che l’arte sia testimonianza del tempo in cui vivi, e che occorre lasciare una traccia a futura memoria. Ho dipinto e scolpito già dagli anni settanta l’inquinamento, l’alienazione sociale, il terrorismo, la droga, i movimenti giovanili del 77, l’emarginazione degli anziani e, i poveri senza casa,  i rapporti clandestini degli omosessuali e potrei continuare fino alle ultimi opere sulle morti nel mediterraneo. Tutto quello che sono state e sono problematiche sociali le ho toccate attraverso le opere. Del resto l’apertura dell’Osservatorio Indipendente di Bologna morti sul lavoro è stata una logica continuazione dell’impegno artistico. Non è servito a niente? Forse nel breve periodo. Ho davanti agli occhi grandi esempi di come l’arte possa influenzare le generazioni future. Goya con le guerre franco-spagnole e Picasso con Guernica sono esempi grandiosi di come l’arte può influenzare attraverso il tempo. Nessuno dei grandi artisti ha creato “arte sociale” in questi ultimi decenni e questa assenza ha contribuito in modo rilevante a creare il vuoto delle coscienze. Ma guardate i volti di questi giovani nelle sculture: non ho fatto altro che riprodurre quello che avevo visto in fotografie d’epoca. Sono i volti di giovanissime che non volevano volare  con le catene e che torturati in modo disumano e poi uccisi e sono stati legati a dei pali nei pressi del “cavalcavia” a Casalecchio di Reno come monito alla popolazione. Guardiamoli e ricordiamoci sempre da dove viene la nostra Libertà. Carlo Soricelli