I LAVORI DEL CONSIGLIO REGIONALE DI OGGI FULL
Dimissioni del consigliere Gasco
All’inizio della seduta il presidente del Consiglio regionale Michele Boffa ha annunciato ufficialmente che Roberta Gasco (Forza Italia) ha rassegnato dimissioni dal Consiglio regionale spiegando che la surroga verrà fatta nella prossima seduta o in quella successiva.
Minuto di silenzio per l’alluvione
Il presidente del Consiglio regionale Michele Boffa ha ricordato la vittima dell’alluvione, i cittadini che hanno subito danni gravissimi e il contributo dei tantissimi volontari che hanno operato e operano per la ricostruzione: «Un gran numero di persone – ha aggiunto – in particolare giovanissimi donne e uomini, senza indugio si sono adoperati per rimuovere i detriti, liberare case, strade e negozi. Ci siano di monito e di esempio».
Boffa ha quindi invitato il Consiglio a rispettare un minuto di silenzio.
Dopo aver ricordato che la seduta era stata convocata sul tema dei rifiuti, Edoardo Rixi (Lega Nord – Liguria Padania) ha chiesto che la seduta affrontasse anche la questione dell’emergenza alluvionale
Luigi Morgillo (FI) ha chiesto di trovare una programmazione diversa della giornata e Antonino Miceli( Pd) ha convenuto.
La seduta è stata sospesa ed stata convocato l’Ufficio di presidenza integrato (cioè allargato ai capigruppo, ndr)
Alla ripresa dei lavori il presidente Michele Boffa ha annunciato che ci sarebbero state comunicazioni del presidente della Giunta Claudio Burlando sull’alluvione e successivamente la seduta sarebbe stata sospesa per consentire l’apertura di un tavolo incaricato di redigere documenti condivisi.
Il presidente Boffa ha spiegato, infatti, che l’Ufficio di presidenza integrato ha deciso di rinviare la discussione sull’alluvione alla seduta consiliare successiva con il supporto di documenti pronti per essere votati su entrambi i temi: rifiuti e alluvione.
Raffaella Della Bianca (Gruppo Misto) ha chiesto un dibattito immediato e in ogni caso che tutte le discussioni si svolgessero in pubblico.
Matteo Rosso (FI) ha chiesto che venisse calendarizzata una mozione di sfiducia nei confronti del presidente della Giunta Claudio Burlando, la censura ed il ritiro della delega all’assessore alle infrastrutture Raffaella Paita.
Ha quindi preso la parola il presidente della Giunta Claudio Burlando: «Venerdì in Giunta approveremo una serie di documenti che metteremo a disposizione il giorno stesso, in modo che possano essere oggetto di una riflessione su quello che è avvenuto. Debbo dedicare un po’ di tempo, in queste ore, a un documento delicatissimo che intenderei firmare intorno alle 16 e presentare alla stampa nel pomeriggio».
Burlando ha aggiunto che avrebbe incontrato in mattinata i rappresentati delle imprese poi ha concentrato il suo intervento sulla questione del Bisagno: «L’operazione – ha detto – parte con Berlusconi presidente del Consiglio, Lunardi ministro dei Lavori pubblici e dei trasporti e Biasotti presidente della Regione. Il primo lotto si attua con un commissario-presidente (Biasotti prima e io per sei anni) senza dare origine a problemi significativi. Nel 2011 (ancora Berlusconi presidente, Prestigiacomo era ministro dell’Ambiente e io presidente della Regione da 6 anni), il Governo ci chiede un elenco di opere importanti per la difesa del suolo. La Regione ne presenta una sola: la prosecuzione dei lavori sul Bisagno. Il Governo mette a disposizione 30 milioni, la Regione 5,7 e si dà il via a un secondo lotto». Il Governo decide di cambiare Commissario, «cosa che era suo diritto fare», e sostituisce Burlando con il prefetto Giuseppe Romano. Per 30 mesi – ha ricordato Burlando – l’esito della gara rimane sospeso: il Tar della Liguria boccia il provvedimento del Commissario e dice che l’assegnazione al Consorzio che ha vinto è illegittima, poi il Consiglio di Stato dice che il Tar ligure era incompetente a giudicare perché, agendo l’ex prefetto Romano come Commissario di Governo, doveva giudicare il Tar del Lazio. Quest’ultimo ribalta completamente il parere del Tar Liguria e dice che Romano ha fatto bene. «Naturalmente – ha spiegato Burlando – il Tar del Lazio è solo il primo grado di giudizio, perché il Consiglio di Stato si è pronunciato solo su questioni di competenza, non di merito, e adesso le leggi italiane consentono a chi ha perso di andare in appello».
Burlando ha poi aggiunto: «A marzo ho scritto una lettera al Presidente del Consiglio in cui ho chiesto se fosse davvero possibile che, su leggi che riguardano la collettività, la salute, la sicurezza, la salvaguardia di vite, una pratica potesse durare un tempo infinito. La risposta è in un provvedimento approvato quest’estate, che adesso è legge, la legge Madia, Disegno di legge 90 del 2014, e che, finalmente fissa, passaggio per passaggio, i tempi che hanno i ricorrenti, i Tar., il Consiglio di Stato e quindi una cosa così non sarà più possibile a norma di legge». Burlando ha poi ricordato che il prefetto Romano si dimise quando il Tar bocciò il suo provvedimento. «Abbiamo convenuto con il Ministro Orlando che fosse il Comune ad assumere la guida con il commissario Doria. Dopodiché, il nuovo Governo ha deciso di cambiare tutti i Commissari d’Italia, anche quello di Genova, e di individuarli in tutta Italia nei Presidenti della Regione, per cui siamo tornati agli anni 2009, 2010, 2011». Ho riassunto l’incarico, dopo un certo numero di anni, nel luglio scorso mi pare; la sostanza è questa più o meno. E, in contemporanea con quella assunzione di responsabilità, il Tar del Lazio si è pronunciato ribaltando la sentenza illegittima del Tar Liguria; forse non si deve dire illegittima, ma con un difetto di competenza.
L’altro ieri Burlando si è rivolto all’Avvocatura dello Stato e all’Avvocatura distrettuale di Genova e a quella romana chiedendo di poter andare avanti. L’Avvocatura ha risposto nel pomeriggio del giorno stesso. «L’avvocatura non mi chiede di intervenire, ma dichiara che non esistono condizioni ostative al mio intervento in relazione all’emergenza che si è verificata. Pertanto, assumendomi una responsabilità, oggi firmo due decreti individuando anche la struttura che deve curare gli atti che sarà la SUAR (Stazione unica appaltante regionale). A questo punto – ha avvertito Burlando – chiaramente, si metteranno in moto reazioni e controreazioni».
Il presidente ha continuato: «Se il Consiglio di Stato o il Tar assumeranno una serie di sospensive e di opinioni differenti le affronterò. Un minuto dopo l’approvazione del decreto chiederemo formalmente al soggetto che firmerà con la dovuta documentazione l’atto pubblico, di intervenire in tempi rapidi. Oggi firmerò questi documenti e si avvierà una procedura che, se il Consiglio di Stato non interrompe, potrebbe consentire di cominciare i lavori fisici dopo 100 giorni, più qualche giorno necessario per le procedure, quindi tra febbraio e marzo 2015. Il Comune ha aperto le buste ieri per il Fereggiano. Si tratta di un’operazione che si farà con risorse nazionali, comunali e regionali, dove la Regione ha messo 5 milioni di euro. La sommatoria delle due opere (Fereggiano e Bisagno) dà una sicurezza ben maggiore rispetto a quello attuale».
Sulla vicenda del Fereggiano Burlando ha detto di volersi “levare un dente”: «Lasciai la Giunta di Genova, e non per mia volontà, avendo finanziato, progettato, appaltato e iniziato i lavori del Fereggiano. Siccome poi vi fu un’indagine, che peraltro si concluse anni dopo con l’assoluzione di tutti, qualcuno decise di piantare tutto. Chi l’ha deciso si è assunto una responsabilità grossa». Come è noto in quegli anni sindaco di Genova era Adriano Sansa.
«Si possono cambiare gli Assessori, si possono cambiare i dirigenti, l’impresa, ma su un’opera per la sicurezza vi sono due scelte: una è quella di dire che la Giunta precedente ha taroccato i dati idraulici e ha realizzato un’opera inutile. Ma l’Università aveva scritto che l’unico modo per mettere in sicurezza il quartiere di Marassi-Quezzi è lo scolmatore, quell’opera va compiuta. E non c’è Tangentopoli che tenga».
Quello stop comportò che il Comune pagasse una penale per miliardari di lire. «Non mi risulta – ha detto Burlando – che la Corte dei conti abbia chiesto conto a qualcuno di questa scelta: vi è sempre qualcuno che è più uguale degli altri; né ha chiesto conto a qualcuno delle conseguenze drammatiche di quella scelta sciagurata. Sentire in televisione certe dichiarazioni da chi porta lo stesso cognome del sindaco di allora è una cosa che mi pesa tanto. Quel lavoro si è interrotto in quanto io non c’ero più. Se io fossi rimasto lì, vi assicuro su mio figlio che sarebbe finito. L’argomento che tu interrompi un lavoro perché vi è un’inchiesta, un lavoro che salva delle vite, è un argomento pazzesco e che a vent’anni di distanza si continui con queste accuse, è inaccettabile».
Il presidente ha poi puntualizzato che per dare una mano a chi ha perso case e negozi occorre seguire la normativa europea. «La normativa europea prima era assurda: richiedeva che il privato facesse prima tutti i lavori a sue spese, salvo avere successivamente un contributo spesso parziale. Seguendola abbiamo erogato 20 milioni, ma molti non hanno potuto essere aiutati. Da luglio le norme consentono di erogare i fondi prima. Nello stato di emergenza che venerdì deliberiamo, quantificheremo le somme urgenze. In questa fase i privati vengono dopo. A questo punto, l’ultima ipotesi possibile è che il sostegno ai privati avvenga con la Legge di stabilità. I privati hanno tempo 30 giorni per predisporre il modello E, quindi il 9 novembre avremo la quantificazione esatta delle necessità. L’orientamento della Giunta è suddividersi a metà le spese tra Regione e Governo. Si intende dare tutto e subito a chi ha avuto danni sotto i 30 mila euro e dare una percentuale significativa, che chiaramente dipenderà anche dal monte dei soldi e dai danni, a chi ha avuto danni maggiori, diciamo il 40-50 per cento. Sta passando l’idea che si possano dare soldi anche a chi non vuole ripartire, per pagare mutui già fatti, mentre le regole vecchie prevedevano che si potessero dare solamente a chi intendeva ripartire» .
Burlando ha riferito che per le somme-urgenze la Regione ha detto ai Sindaci di agire subito nei casi di frane che comportano rischi di ulteriori crolli. Se ne occuperà l’assessore all’edilizia Giovanni Boitano.
«Bisogna inoltre – ha concluso Burlando – poter dare la cassa in deroga ai lavoratori di quelle aziende la cui attività è sospesa a causa dell’alluvione e bisogna consentire ai lavoratori delle aziende che vanno in cassa in deroga di lavorare nell’azienda per ripulirla» .
Alla ripresa dei lavori sono stati approvati alcuni ordini del giorno elaborati sull’argomento:
Agevolazioni fiscali e contributi per i cittadini colpiti dall’alluvione
E’ stato approvato all’unanimità un ordine del giorno (primo firmatario Aldo Siri Liste civiche per Biasotti presidente) e sottoscritto da tutti i capigruppo, che impegna la giunta ad “ attivarsi presso il Governo affinché vengano sospese per le attività economiche e le famiglie colpite dagli eventi alluvionali, almeno fino al risarcimento del danno subìto, tutte le imposte; ad introdurre le modalità di sostegno alle imprese alluvionate quale rimborso danni (…) tenendo conto di agevolare in misura superiore le imprese già colpite dagli eventi 2011. Le modalità attivate per il rimborso danni dovranno essere semplificate al massimo e consentire la rapida erogazione dei fondi assegnati. Per le necessità economiche si dovrà procedere a lavorare affinché il Governo stanzi adeguate risorse da integrare con risorse regionali ed europee che si possono rendere disponibili. Si deve sollecitare al Governo una misura per esentare questi contributi dalla tassazione”. Nel documento si chiede, inoltre di intervenire presso l’Agenzia delle Entrate a livello centrale perché quando procederà al controllo dello studio di settore che sarà allegato alla dichiarazione dei redditi abbia l’obbligo di valutare e considerare adeguatamente i casi di imprese alluvionate che hanno subìto gravissimi danni con pesanti ricadute economiche e per quanto sarà loro possibile risultare congrue; ad attivarsi presso l’A.B.I. per far ottenere una moratoria senza interessi sui mutui per le imprese che hanno rate in scadenza di mutui accesi per finanziare le loro attività se non nei casi più gravi per ripristinare i danni della precedente alluvione 2011”. L’ordine del giorno prevede, fra l’altro, di “attivarsi affinché vengano realizzate le opere già finanziate e contemporaneamente acquisite ulteriori risorse economiche per affrontare il grave problema del dissesto idrogeologico mettendo in sicurezza tutto il territorio; ad attivarsi affinché vengano urgentemente assegnati adeguati contributi alle famiglie e ai privati cittadini colpiti dall’alluvione semplificando e velocizzando, soprattutto dal punto di vista burocratico, le procedure di erogazione.
Estendere ammortizzatori sociali ai settori colpiti dall’alluvione
E’ stato approvato all’unanimità un ordine del giorno, primi firmatari Gino Garibaldi (Ncd) e Luigi Morgillo (FI) e sottoscritto dai tutti i capigruppo, che impegna la giunta “ad attivare, come successe per gli eventi meteorologici avvenuti nel 2011, gli stessi provvedimenti per promuovere l’estensione dei benefici degli ammortizzatori sociali ed in special modo della cassa integrazione in deroga per i lavoratori impiegati nelle attività dei vari settori economici colpiti dagli eventi alluvionali verificatisi negli ultimi giorni nella città e nella provincia di Genova e che vengano facilitate e semplificate le procedure di accesso a tali misure e a chiedere al Ministero dal lavoro risorse adeguate a garantire la copertura della cassa integrazione in deroga con celerità nell’erogazione di queste risorse”
Più fondi contro il rischio idrogeologico, rafforzare la protezione civile e permettere di superare il Patto di stabilità per i Comuni danneggiati
E’ stato approvato all’unanimità un ordine del giorno, primo firmatario Edoardo Rixi (Lega Nord Liguria-Padania) ) e sottoscritto da tutti i capigruppo, che impegna la giunta “a incrementare i capitoli del bilancio regionale con lo stanziamento di ulteriori risorse volte alla prevenzione del rischio idrogeologico; a richiedere per i Comuni interessati la possibilità di sforare il Patto di stabilità in modo da consentire alle Amministrazioni locali di provvedere ai fabbisogni dei propri cittadini ed alla messa in sicurezza del territorio; a rafforzare il sistema di Protezione civile (…); a rivedere il sistema della comunicazione emergenziale in tutta la Liguria, che è comunque di prerogativa dei piani comunali; ad istituire un fondo per l’assegnazione dei contributi ai proprietari di veicoli distrutti, qualora non risarciti diversamente”.
Stato di emergenza per tutta la Provincia di Genova
E’ stato approvato all’unanimità un ordine del giorno, primo firmatario Ezio Chiesa (Gruppo misto-Liguria Viva) e sottoscritto da tutti i capigruppo, che impegna la giunta ad attivarsi “nei confronti del Governo nel chiedere lo stato di emergenza per tutta la provincia di Genova e finanziamenti straordinari, soprattutto a sostegno delle attività economiche gravemente colpite, che a seguito dell’alluvione rischiano di cessare l’attività”.
Asportare il materiale accumulato sui torrenti
E’ stato approvato all’unanimità un ordine del giorno, primo firmatario Antonino Oliveri (Pd) e sottoscritto da tutti i capigruppo, che impegna la giunta a provvedere allo svuotamento delle briglie selettive di trattenuta del materiale legnoso e lapideo presente sul territorio dei Comuni della provincia genovese colpito dagli eventi alluvionali del 10 e 12 ottobre e gli accumuli di materiale lapideo presente alle confluenze dei torrenti, che ostacola il regolare deflusso idraulico. Nel documento si ricorda che la mancata asportazione di tale materiale determina un grave pericolo per i centri abitati in caso di nuove precipitazioni.
Assenti: Monteleone e Saso (motivi personali), Barbagallo e Rambaudi (motivi istituzionali)
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