Abbiamo già avuto occasione di parlare del caso dell’imprenditore genovese Carlo Carpi, arrestato la mattina del 17 ottobre 2014 senza aver commesso alcun fatto, detenuto in quasi isolamento per almeno due settimane e, sino al 27 febbraio scorso, nel Carcere di Genova-Marassi, quindi trasferito all’Ospedale Psichiatrico Giudiziario di Montelupo Fiorentino il 28 febbraio 2015, a seguito dell’erogazione della misura di sicurezza prescritta in base a una quanto mai generica accusa di “stalking”.
In questi giorni, la redazione del periodico “Bacherontius” è entrata in possesso di una documentazione medica che (al momento) non possiamo pubblicare perché “coperta da segreto professionale” ai sensi della Legge 675 del 1996, ma di cui (giornalisticamente parlando e sulla scorta di un’autorizzazione vergata dallo stesso Carpi) ci sentiamo liberi di diffondere alcune frasi contenute, senza peraltro indicare i nomi degli estensori.
Carlo Carpi, dal suo ingresso nella struttura psichiatrico-giudiziaria di Montelupo Fiorentino, ha mostrato sempre un “comportamento tranquillo e adeguato”. Cortese e disponibile nell’atteggiamento, “non è mai apparso significativamente turbato per il fatto di trovarsi in una struttura ospedaliera psichiatrico-giudiziaria”.
Da un punto di vista clinico, “non sono mai emerse alterazioni psicopatologicamente significative” (afferma la relazione medica ufficiale in nostro possesso).
In effetti, l’eloquio del detenuto è sempre stato fluido e l’ideazione corretta dal punto di vista formale.
Durante la sua permanenza a Montelupo Fiorentino, Carlo Carpi ha sempre mantenuto “una produzione ideativa tendenzialmente monotematica e prevalente centrata sulla figura di un magistrato (donna) del Tribunale di Genova e alla sua fitta rete di conoscenze ed amicizie nel mondo politico e finanziario”.
Per Carlo Carpi (secondo il documento ufficiale in nostro possesso) è a queste persone, e in particolare al magistrato, che “imputa condotte antigiuridiche la cui esposizione pubblica”, da parte sua, “ha provocato le sue disavventure giudiziarie”.
Secondo i medici che lo hanno visitato e seguito, “gli aspetti rivendicativi del pensiero del paziente sembrano ricollegabili alla ferita sofferta quando lo stesso Carpi ricorda di aver dovuto inevitabilmente interrompere il legame sentimentale con questa donna poiché la stessa lo voleva indurre all’uso di stupefacenti ed al loro commercio”.
Tuttavia, come si evince sempre dalla chiara documentazione in nostro possesso (ed è questa la conclusione a cui pervengono i medici), “nel corso della sua permanenza nella struttura non sono mai emersi elementi clinici psicopatologici indicativi di un disturbo psicotico”. Al punto che allo stesso Carpi “non è stato ritenuto necessario prescrivere alcuna terapia psicofarmacologica”, mentre il test psicodiagnostico a cui il detenuto Carpi è stato sottoposto ha indicato (a voler essere eccessivi) casomai “la presenza di un disturbo narcisistico della personalità”.
Alla luce di questa documentazione, che conferma una vicenda a dir poco assurda, noi ci chiediamo: per quale motivo Carlo Carpi continua a essere detenuto in attesa di un giudizio che sembra non avere fine?






