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Il lavoro in quota continua ad uccidere. Un’altra vittima in Veneto: il custode del campo di rugby del Benetton Treviso

Aveva 58 anni ed è morto a causa del rovesciamento della cesta posizionata su una gru sulla quale stava operando all’interno dello stadio di rugby di Monigo in provincia di Treviso.

Stando alla ricostruzione della polizia, sarebbe caduto da un’altezza di alcuni metri. Questa la tragica fine del custode dello stadio del Benetton Treviso, Vinicio Artuso, che ha perso la vita mercoledì pomeriggio. Un’altra esistenza spezzata sul lavoro che si aggiunge alle 74 rilevate in Italia nei primi tre mesi del 2013 dal nostro Osservatorio. Cinque le vittime registrate in Veneto da gennaio a marzo di quest’anno, che risulta tra le regioni più colpite dal dramma dopo l ’Emilia Romagna, la Lombardia, il Piemonte, la Sicilia e la Calabria.

Una drammatica realtà che nel nostro Paese, purtroppo, è una sconfortante quotidianità. E’ una narrazione continua di morti ed è anche una costante allusione – più o meno esplicita – alle gravi lacune nell’ambito della sicurezza nei luoghi di lavoro.
Ma quel che più inquieta e fa inorridire è il disinteresse che regna sovrano in alcuni cantieri o altri luoghi di lavoro dove c’è chi rischia la vita quotidianamente svolgendo la propria attività professionale.
Il problema della prevenzione è gravissimo nel nostro Paese, specialmente quando si tratta di misure preventive da adottare nei lavori in quota; perché non devono mai essere sottovalutate, neppure quando si tratta di attività svolte ad altezze contenute. Anzi, spesso, queste sono le situazioni che risultano più critiche da svolgere in sicurezza, complice proprio la sottovalutazione del rischio.

Tra le principali cause di tante tragedie e di tanta disattenzione ci sono in molti casi la scarsa informazione e formazione di chi opera; talvolta, poi, nelle realtà più “piccole”, a subire gli infortuni sono gli stessi datori di lavoro.
Ma la vera protagonista delle scene che precedono le disgrazie è la mancata predisposizione di sistemi di accesso e vincolo per effettuare i lavori in quota negli edifici e nelle strutture in genere.
In molti casi il lavoratore, che pure indossa l’imbracatura di sicurezza, non ha modo di vincolarla. E’ fondamentale, quindi, che i progettisti e i proprietari degli edifici prevedano sempre idonei sistemi di sicurezza (spesso costituiti da semplici occhielli o dalle cosiddette “linee di vita”) da installare in fase di realizzazione degli edifici o durante ristrutturazioni a garanzia di chi, successivamente, effettuerà lavori di manutenzione.

E’ quindi indispensabile investire sulle attività di prevenzione, tra cui la formazione dei lavoratori, senza trascurare l’importanza delle attività di controllo da parte di enti preposti.
Ma la cosa più grave è che non ci si indigna mai abbastanza ogni qualvolta un lavoratore, magari giovane e padre di famiglia, perde la vita. Non dovremmo più accettarne l’epilogo con una semplice notizia sui giornali e con un’indagine penale che spesso si conclude in tempi molto lunghi.

Il prossimo governo dovrebbe intraprendere azioni concrete e diverse dai suoi predecessori; come quella di prevedere la detassazione degli utili sui costi sostenuti dalle aziende in materia di sicurezza come dovrebbe fare ogni paese civile in cui si muore troppo per lavoro.
Tali incentivi costituirebbero sì un costo per lo Stato, ma comunque si tratterebbe di un investimento minore rispetto ai costi che la collettività sostiene a causa delle morti bianche.