di Calogero Rotondo
L’anno nuovo invece di iniziare con proposte di progetti di ospitalità sui migranti o con l’apertura delle porte della solidarietà umana nell’antico “Mare nostrum”, il Mediterraneo, si apre con la miopia di Bruxelles e lo scontro della politica sul fenomeno migratorio che diviene problema politico-sociale o meglio questione per l’emergenza dei migranti; a dividere le opinioni o, in particolare, l’Italia e l’Europa sono due bisogni contrastanti: difesa della sicurezza e della “territorialità” e necessaria ospitalità per motivi di ordine sociale e di segno umanitario; la quaestio appare molto complessa e aggrovigliata perché contiene tematiche di varia fattispecie per aspetti socio-politici, di semiologia (comunicazione), sociologici (rapporti sociali) e ontologici (fenomenologia dell’essere); dalla disputatio si spera bene ma da quello che si respira nell’aria del 2019 si può dire dalla vexata quaestio che si è ancora molto distanti per sperare in soluzioni volte, con un accordo comune, ad una riforma per un progetto umanitario che possa mettere la parola fine alle disgrazie e alla perdita di vite umane nel Mediterraneo che, pur essendo da numerosi anni scenario permanente di sciagure di migranti e bambini, continua ad essere spazio geografico internazionale di atti disumani e soprusi che generano solo sofferenza e non protezione e garanzia, nel presente e nel futuro, di diritti umani. Di fronte a guerre, povertà e malattie ci si chiede se per i Paesi del Mediterraneo e dell’Europa non sarebbe più utile un piano politico con un progetto unico concordato a livello transnazionale europeo piuttosto che assistere al ripetersi di sciagure per la perdita di vite umane e di spreco di risorse, anche finanziare, con conseguenze sul debito pubblico di ciascun Paese? Invece quello che si registra è che gli scafisti aumentano e continuano a esserci, la miopia di Bruxelles persiste e il braccio di ferro tra la politica non si placa, generando solo scontro, precarietà, disobbedienza sul decreto sicurezza, senso di inefficienza e fallimento gestionale dell’emergenza e della protezione dei migranti. Al momento pare che nel Mediterraneo l’odissea delle due navi Sea Eye e Sea Watch, con a bordo migranti e bimbi, si sia chiusa e, in particolare, per alcuni bambini, innocenti creature che ieri hanno sofferto per guerre e conflitti e oggi per motivi disumani; tuttavia, la politica continua a scontrarsi per il contrasto politico e normativo-costituzionale tra sindaci “dissenzienti” ed Esecutivo. Di fronte allo scenario pietoso e disumano per la responsabilità dell’uomo verso l’uomo e, in particolare, verso i bambini pare che si stia per perpetrare l’antica concezione della condizione umana dell’espressione latina homo homini lupus; tuttavia, il Papa, in attesa che le 49 persone a bordo delle due navi trovassero un porto per sbarcare, intervenendo il giorno dell’Epifania durante l’Angelus, nonostante il diktat italiano “I porti restano chiusi” schierandosi a favore dell’immigrazione ha rivolto appello ai leader politici europei affinché dimostrassero solidarietà e umanità. In questo contesto di scontro politico, Francesco Guadagnuolo, pittore transrealista e scultore di fama a livello internazionale, per le azioni disumane e i soprusi che continuano a far soffrire in particolare i bambini, con la nuova e significativa scultura intitolata “L’Europa apra i porti“ nel segno umanitario ancora una volta, come per la scultura-installazione simbolo del “Cammino della speranza nel bimbo morto” realizzata nel 2018, con profondo sentimento indirizza il suo messaggio artistico sull’emergenza emigrazione come richiamo umanitario e di solidarietà all’intervento dell’Europa nel nome dei diritti umani e dell’infanzia contro ogni forma di prevaricazione e di responsabilità dell’uomo. Infatti, Guadagnuolo, artista umanitario e ambasciatore di pace dell’Universal Peace Federation – Ong presso il Consiglio Economico e Sociale (ECOSOC) delle Nazioni Unite, in modo lampante e con sensibilità, esplicita non solo il significato artistico ma anche e principalmente il senso del suo forte pensiero sintetizzato nella sua opera scultura “L’Europa apra i porti“. Apparentemente solo tre parole ma in realtà e nella sostanza il contenuto, dirompente e chiaro, è significante di umanità e solidarietà; l’artista siciliano dice. Per questi motivi, Guadagnuolo, tra smacco e silenzio dell’Europa, linea della fermezza e continuo braccio di ferro della politica, incarnando, con la sua percezione artistica neoumanistica e senso di pietosa sciagura, lancia il suo SOS di umanità e di solidarietà con una scultura-installazione che è simbolo artistico di denuncia contro la disumanità e messaggio di intervento per le disgrazie che accadono non solo nel Mediterraneo ma anche nel mondo per tutte le atrocità subite dai bambini nelle guerre e nei conflitti. Guadagnuolo con l’opera “L’Europa apra i porti” rappresenta con maestria lo scenario a cui si assiste giornalmente nel mare Mediterraneo per la questione dei migranti e sintetizza brillantemente le loro continue odissee, le vicende disumane e il loro dolore. Non sono profughi ma in maggioranza persone che, emigrando con le loro piccole creature, si spostano per povertà, per ingiustizie e abusi di strapoteri nei Paesi di provenienza. Osservando la scultura-installazione del maestro Guadagnuolo ciò che emerge è eccezionale, profondo e significante; oltre al bambino tre gli elementi che compongono l’opera: una valigia, una barchetta e una piccola ciambella. Sopra la valigia, simbolo per eccellenza del viaggio, si nota una barchetta per attraversare il mare, di fronte una ciambella che è metafora di sopravvivenza. Nell’opera la rappresentazione non è astratta ma reale perché sintetizza con capacità artistica le scene di alcune immagini che spesso ci vengono mostrate dai mass-media. Il bambino nero con occhi verdi, dopo l’odissea e il rischioso viaggio della traversata del Mediterraneo, sconvolto, appoggiando le braccia e le mani avanzano con il piedino per uscire dalla valigia che l’ha ospitato. Un’opera che, in un “tutto” e nel suo genere, costituisce nel mondo dell’arte contemporanea un unicum come si coglie in alcune parole di Guadagnuolo: < … ricerca di sopravvivenza per la vita, per custodire proprio il valore della vita di tre bambini di anni uno, tre e sette che sono presenti a bordo delle due navi. Questo rievoca l’attenzione dei diritti umani e dell’infanzia a sfavore di ogni atteggiamento di abuso di potere.>. È così che la scultura-installazione assurge quale “personificazione del profondo dolore umano che purtroppo ritorna tragicamente come in quell’estremo cammino della speranza”. La politica e l’arte sono due entità distinte che hanno una valenza differente. Tuttavia, l’arte, come la politica, si rivolge e parla a tutti su svariate tematiche riguardanti: l’uomo, il suo mondo, i suoi interrogativi esistenziali e le problematiche sociali quotidiane; ma nel rapporto tra politica e arte ci si chiede: . sicuramente sì. Come nel dialogo tra fede e arte Guadagnuolo, osservatore acuto, non politicizzato e sensibile, su varie questioni socio-politiche e testimone attento dei nostri tempi, con la sua arte, con le opere pittoriche e le sue sculture realistiche ci porta a condividere la convinzione che tra politica e arte ci sono spazi per un dialogo tra due entità che operano in campi diversi; ovviamente il rapporto tra politica e arte si estrinseca nel rispetto reciproco, perché rispettivamente, ciascuna nel suo ambito, cerca di trovare alle domande e alle esigenze sociali risposte fondamentali per l’uomo e il suo mondo che a volte necessitano di soluzioni per prevenire sofferenze provocate da azioni di disumanità, prepotenze e violenze come per esempio per la questione dei migranti nel Mediterraneo. Inoltre, ci chiediamo: sicuramente sì perché l’artista con la sua arte, c’è capacità di pensiero e di vita, crea e non sottomette il mondo ai propri piaceri e interessi ma da vero artista gli si sottopone. sicuramente sostituisce l’arte perché nasce spontaneamente dal sentimento; infatti, Guadagnuolo ha posto l’arte e il suo sentimento a servizio della sua esistenza poiché la pratica artistica diventa per lui il mezzo preferito con cui accede ad altri spazi e campi. In questo contesto l’arte di Francesco Guadagnuolo con la sua nuova opera costituisce, come dicevamo, un unicum perché il suo genio artistico, inquieto e pieno di sensibilità, plana, con la sua azione non astratta e la sua arte legata nella realtà, in uno spazio che include non solo l’impegno civile ma anche l’azione della politica come campo in cui si possano far nascere e realizzare progetti e aspirazioni volti al raggiungimento di principi e obiettivi di grande idealità sociale. I diritti umani e dell’infanzia non sono stati mai così in pericolo e garantirli non è mai stato tanto attuale; nel nostro tempo, infatti, assistiamo a un non rispetto e a una nuova violenza. Fermare questo processo tuttavia è possibile con un progetto umanitario che ne garantisca il domani indicandone la via. Si suole dire che; sono parole di Dostoevskij messe in bocca al principe Myškin nel suo romanzo l’Idiota. Ma cosa occorre fare per salvare la bellezza del mondo? Di certo nel Mediterraneo, per gli uomini che credono nella “Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo”, redatta e firmata nel 1948, e nella “Convenzione internazionale del 1990 sulla protezione dei diritti di tutti i lavoratori migranti e dei membri delle loro famiglie” del 1990, la vera bellezza del mondo non è lo scontro politico per l’emergenza bensì la garanzia dei diritti umani e della pace come concepiti nella “Dichiarazione sull’educazione e la formazione ai diritti umani”, adottata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 19.12. 2011. Nell’opera di Guadagnuolo “L’Europa apra i porti” non c’è solamente creazione artistica ma principalmente un’etica che è e deve continuare ad essere un messaggio-idea per un insieme di bellezza umanitaria e di pace nel rapporto tra individuo e Comunità dei popoli che in simbiosi è un “tutto” articolato con equilibrio e armonia. Queste parole sono molto adatte a descrivere quello che accade oggi. Non si è ancora capito che il mondo sarà salvato dalla bellezza solo se la pace tra i popoli e i valori fondamentali dei diritti umani saranno salvati dall’uomo. È pertanto questo il vero messaggio dell’artista siciliano della sua opera simbolo umanitario perché la funzione dell’arte per il benessere della società è anche quella di far tornare a vivere i valori veri dell’umanità e della solidarietà. Infatti, l’arte di Guadagnuolo non è solo “transrealismo”, ossia arte rivolta al superamento della realtà, ma è anche arte intrisa di umanesimo, piena di vitalità interiore e, per dirla con Rosario Assunto, di questa bellissima espressione Assuntiana, nel pensiero del pensatore e filosofo di Caltanissetta, valida per gli scrittori e per gli artisti e non per l’uomo comune, ci fa capire il senso vero dell’arte e l’identità di Guadagnuolo; la tesi di Assunto riferendola agli artisti si rivela così: “la vita di un artista va letta come riverbero della sua opera e non viceversa poiché per l’artista viene prima essendo l’artista uno che riflette il proprio pensiero sicché le fasi del suo vivere sono passi verso il più o meno precoce o … tardivo auto chiarificarsi della vocazione artistica; ossia di Guadagnuolo l’identità va cercata non nella vita ma nell’opera, commentando, se mai la vita alla luce dell’opera”. La sua poetica artistica non è fantasiosa ma concreta e post-moderna, orientata al recupero delle forme ermetiche e superate della realtà. È una poetica le cui composizioni pittoriche e scultoree nei contenuti non sono simbolistiche ma legate nel reale per il suo “nuovo realismo” che, riguardo al Neorealismo sociale di Guttuso e di Vespignani, non solo rappresenta la realtà e richiama riflessioni, come per esempio nell’opera “La Crocifissione” ma si contraddistingue per il suo linguaggio universale che, come dice Guadagnuolo, esprime, “tra la vita e l’arte, le vicissitudini umane”. Quella di Guadagnuolo è un’arte la cui poetica è nobile, piena di straordinario umanesimo e soprannaturalità, che per la forza spirituale, la fede, l’impegno nel sociale e il coraggio merita attenzione; e vi è di più! L’arte dell’artista nisseno si caratterizza anche per la ricerca di forme interiori più che di aspetti esteriori nonché per la capacità di analizzare problematiche e condizioni della società contemporanea e del mondo odierno, auspicandone soluzioni. Il titolo della sua opera, anche se mutuato apparentemente dal linguaggio politico di questa infuocata e agitata politica di inizio 2019, non ha le caratteristiche del messaggio politico tout court ma la forza e la significazione di vero messaggio della realtà che non è evasione dalla realtà ma un sublime viaggio spirituale verso alcuni fondamentali principi universali e conquiste ideali dei popoli in numerosi atti sopranazionali di “Dichiarazioni universali” e “Convezioni internazionali”, adottate dalle Nazioni Unite; principi di Dichiarazioni e Convenzioni che per le opere e l’arte transrealista di Guadagnuolo non sono solo richiami di simbolo umanitario ma un “credo” in cui alberga, come artista umanitario e ambasciatore di Pace dell’Universal Peace Federation delle N.U., il senso etico e il suo impegno sociale e di profondo umanesimo quale mezzo ed esperienza interiore per confidare in una realtà e un cammino più fondatamente umani poiché è l’umanità e non sono le Comunità ad essere l’elemento costitutivo del cosmo. Concludendo il messaggio artistico dell’opera scultorea di Guadagnuolo, assertore, come Maritain, delle responsabilità sociali e della dimensione dell’umanesimo al centro della persona, si fa strumento di speranza affinché, con la pietas umana e cristiana, l’Europa possa intervenire con alto senso di responsabilità morale per fini di solidarietà e umanità garantendo protezione e diritti umani.






