Caccia ai turdidi sino al 31 gennaio
Con 19 voti favorevoli e 5 contrari, Giancarlo Manti (Pd), Lorenzo Pellerano e Aldo Siri (liste civiche per Biasotti presidente), Maruska Piredda (Idv),e Stefano Quaini (Sel), è stata approvato il provvedimento amministrativo “Proroga dei termini di cui all’articolo 1, comma 1, lettera b, punti 8 e 10, del calendario venatorio allegato alla deliberazione del Consiglio regionale – Assemblea legislativa della Liguria del 7 agosto 2012, n. 16 (calendario venatorio regionale per la stagione 2012/2013). Articolo 34, comma 4, legge regionale 1 luglio 1994 n. 29 (Norme regionale per la protezione della fauna omeoterma e per il prelievo venatorio)â€. In sostanza il provvedimento proroga dal 20 al 31 gennaio il termine per la chiusura della caccia a turdidi e anatidi.
Il provvedimento che ha consentito la proroga, sottoscritto da consiglieri di gruppi di maggioranza e minoranza (alcuni hanno aggiuntola firma nel corso della seduta), ha come primo firmatario Francesco Bruzzone (Lega Nord Liguria-Padania), che ha rilasciato dichiarazioni a latere del consiglio. (segue comunicato).
Contro il provvedimento si è schierato il consigliere Aldo Siri (Liste civiche per Biasotti presidente) il quale ha rimarcato che su un caso analogo il Consiglio di Stato ha espresso parere sfavorevole. Siri, nel preannunciare il voto contrario del suo gruppo, ha ribadito: «Visto che il giudizio di merito è chiaro ritengo inutile continuare a perseguire certi obiettivi».
Realizzazione di un insediamento industriale a Isolabuona nel comune di Ronco Scrivia
La realizzazione di un insediamento industriale a Isolabuona nel comune di Ronco Scrivia è stata al centro di un’interrogazione illustrata da Lorenzo Pellerano (Liste civiche per Biasotti presidente) volta a conoscere le iniziative della Regione per rilanciare l’area di Isolabuona. Come ha ricordato Pellerano, nel Comune di Ronco Scrivia, in località Isolabuona, c’è un’area interessata dal piano di riqualificazione oggetto del protocollo d’intesa tra Provincia di Genova e Comune di Ronco Scrivia, stipulato nel 2000, che prevedeva la realizzazione di un insediamento produttivo e di un parco fluviale. L’insediamento produttivo doveva occupare un’area di circa 60 mila metri quadrati su cui doveva sorgere un complesso con un centro servizi e nove edifici industriali mentre il parco fluviale, che doveva occupare un’area di circa 30 mila metri quadrati lungo le sponde del fiume Scrivia, avrebbe dovuto ospitare un percorso pedonale, una pista ciclabile, aree di sosta attrezzate e prati. «Nel 2004 – ha detto Pellerano – la Regione Liguria ha approvato il programma di riqualificazione delle aree industriali ed ecologicamente attrezzate inserito nel DOCUP OB. 2 (2000 – 2006) che include il progetto del polo produttivo e del parco fluviale di Isolabuona, gestito da “Sviluppo Genova†con un finanziamento parziale di 392 mila 266 euro. Tuttavia – ha aggiunto Pellerano – a oggi, non è stato realizzato alcun insediamento ed, anzi, l’area si presenta in uno stato di totale abbandono e degrado». Della questione si parlò anche in Consiglio dopo un’interrogazione della consigliera Raffaella Della Bianca: «In quella occasione il Presidente Burlando rispose attraverso una nota informativa di “Sviluppo Genova†secondo cui il motivo di questa situazione di impasse andava ricercato in diverse cause, tra cui la vicinanza con realtà (come il basso Piemonte) che offrono aree infrastrutturali, di caratteristiche simili e logisticamente più fruibili rispetto a quelle di Isolabuona, e a condizioni economiche molto più vantaggiose».
Per la giunta ha risposto l’assessore allo Sviluppo economico Renzo Renzo Guccinelli: «L’investimento è stato fatto da Sviluppo Genova ed è di poco superiore ai 3 milioni di euro. L’insediamento sta incontrando difficoltà : è stato particolarmente costoso perché l’infrastrutturazione è stata complessa e si sono incontrate difficoltà insediative a causa della crisi e del fatto che il nuovo quadro normativo europeo non consente di facilitare insediamenti con contributi pubblici. Pesa inoltre la concorrenza del territorio piemontese che presenta costi più bassi e aree più vantaggiose. Comunque ultimamente un’impresa che opera nel campo della logistica e dei trasporti ha acquisito 10 mila metri quadri e sta trattando per altri 5 mila. L’investimento è di 3 milioni di euro e prevede un capannone industriale di 4500 metri con celle frigorifere. Anche la Filse ha dato un contributo. Insomma pur in un quadro di difficoltà , oggi ci sono elementi che ci fanno prevedere l’avvio di insediamenti rilevanti che possono rappresentare un volano per altri interventi di altri imprenditori verso questo sito».
Lorenzo Pellerano ha colto alcuni elementi positivi nella risposta, ma ha voluto rimarcare gli alti costi dell’infrastrutturazione e il fatto che a poca distanza a Serravalle e Arquata ci sono molti nuovi insediamenti.
Opere di messa in sicurezza del fiume Magra
Alessio Cavarra (Pd) ha presentato un’interrogazione sulla messa in sicurezza del fiume Magra per sapere quali iniziative siano state intraprese nei confronti dell’Autorità di Bacino affinché sia rapidamente approvato il progetto sulle sponde di Battifollo e Romito. Cavarra ha chiesto anche quali opere siano state intraprese per rimuovere il rischio esondazione nei Comuni di Sarzana e Arcola e se, in attesa della loro realizzazione, se siano state previste azioni di pulitura e rimozione selettiva di alberature e inerti. Il consigliere ha ricordato che, ad un anno di distanza dalla disastrosa alluvione che ha colpito la provincia della Spezia, eventi atmosferici intensi, ma non eccezionali, hanno determinato nuove esondazioni del Magra nel territorio di Battifollo nel comune di Sarzana. «In quell’area, a differenza di altre zone dell’alveo fluviale – ha detto – non sono stati avviati lavori per evitare allagamenti ed esondazioni. Eppure opere per la messa in sicurezza di quel tratto di fiume sono finanziate, anche se il relativo progetto non è stato ancora sottoposto all’esame del Comitato Tecnico dell’Autorità di Bacino».
Per la giunta ha risposto l’assessore alla protezione civile Renata Briano. «Sul piano economico – ha spiegato – abbiamo difficoltà a ottenere il riconoscimento dello stato di emergenza e di calamità naturale e quindi non è possibile dare risposte definitive. Per quanto riguarda il fiume Magra ritengono ingeneroso dire che non si è fatto nulla, certo restano molte cose da fare. Nel 2010 è stato assegnato il contributo di 110 mila euro alla provincia della Spezia per la progettazione delle arginature, nel 2012 è stato autorizzato alla stessa Provincia l’utilizzo di 57 mila 600 euro per la progettazione delle arginature a protezione degli abitati di Romito Magra e Battifollo. La Regione inoltre, al fine di garantire continuità alla messa a disposizione di risorse per la manutenzione del territorio, attraverso la modifica della legge 18 del 1999 ha destinato almeno il 70 per cento delle risorse introitate dai canoni relativi alle concessioni del demanio idrico agli interventi prioritari di manutenzione relativi alla difesa del suolo e alla tutela delle risorse idriche. Occorre però sottolineare che la programmazione degli interventi di manutenzione ordinaria è di competenza delle amministrazioni provinciali. Quindi anche l’individuazione e il finanziamento degli interventi sul Magra spettano alla Provincia della Spezia che peraltro è già stata sollecitata a intervenire in tale zona».
Alessio Cavarra, pur ringraziando l’assessore e dicendosi soddisfatto della risposta, ha replicato: «Resto preoccupato perché nel campo della rimozione degli ostacoli al deflusso delle acque si conferma un rimpallo di competenze che di fatto sta bloccando gli interventi. Chiedo pertanto di riprendere il dialogo con la Provincia per realizzare in tempi brevissimi la pulitura dell’alveo da arbusti e inerti che non dovrebbe avere un costo esorbitante».
Istituto di Custodia attenuata per le madri detenute con figli
Maruska Piredda (Di Pietro-Italia dei Valori) ha presentato un’interrogazione per chiedere alla giunta di applicare la legge n.62 del 21 aprile 2011, che prevede l’istituzione degli Icam (Istituto di Custodia attenuata per le madri detenute con figli) cioè case famiglia protette, quali strutture residenziali destinate all’accoglienza di imputati-genitori, con figli fino a sei anni, agli arresti domiciliari presso tali strutture in alternativa alla propria abitazione, e di madri e padri con figli di età inferiore ai dieci anni, convivente, ammessi alla detenzione domiciliare o alla detenzione speciale. Piredda ha ricordato che la legge 62 dispone che il Ministro della Giustizia, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, può stipulare con gli enti locali convenzioni per individuare le strutture idonee ad essere utilizzate come case famiglia protette e che alcune regioni hanno già istituito strutture extracarcerarie con caratteristiche simili dove vengono ospitate le madri con figli fino ai dieci anni al fine di garantire ai piccoli una permanenza meno traumatica. Maruska Piredda ha ricordato che nelle 7 case circondariali liguri ci sono 1.935 detenuti, mentre gli edifici sono stati creati per ospitarne regolarmente 1.088. Di fatto si supera largamente la capienza definita tollerabile. «Per affrontare, almeno in parte, l’emergenza è urgente che Regione e comune di Genova individuino gli Icam dove almeno le detenute con figli possano vivere insieme ai loro bambini in condizioni meno disumane. Tale strada è già stata seguita dalle Regioni Lombardia, Toscana e Veneto».
Per la giunta ha risposto Lorena Rambaudi, assessore alle Politiche sociali: «Questa nuova forma di accoglienza è valida e importante, purtroppo però l’iter per la sua creazione ha incontrato difficoltà : è mancato il passaggio nella Conferenza Stato – Città e, mancando questo passaggio istituzionale, il decreto è stato ritirato e si dovrà ripartire daccapo. Inoltre, il fatto che le Regioni fossero anch’esse escluse dalla procedura rappresentava un limite importante e non solo sul piano formale. Inoltre ha lascito perplessi la norma che prevede l’invarianza degli oneri per la finanza pubblica, perché di fatto essa riguardava solo il Ministero di Giustizia e non gli enti locali, che anzi avrebbero dovuto farsi carico di tutte le spese. Spese non di poco conto perché è prevista una assistenza continuativa sulle 24 ore. Questo non vuol dire che non siamo sensibili al problema, anzi, con la nostra rete assistenziale cerchiamo di attenuare le difficoltà di chi vive nelle carceri».
Maruska Piredda ha valutato positivamente che l’assessorato si sia già attivato per migliorare la situazione, ma ha aggiunto: «Credo comunque che la questione vada risolta. Per altro, pur vivendo le stesse problematiche, Lombardia, Toscana e Veneto si sono attivate ugualmente».
Situazione comparto terzo settore
Roberto Bagnasco (Pdl) ha illustrato in aula un’interrogazione, sottoscritta anche dai consiglieri, Marco Scajola, Gino Garibaldi, Franco Rocca e Matteo Rosso (Pdl), ricordando la denuncia dei Coordinamenti liguri del Terzo settore «i quali evidenziano il grave comportamento delle Asl liguri che stanno facendo ricadere su questo mondo tutta una serie di restrizioni che rischiano di far chiudere i servizi gestiti dal privato sociale. In particolare non vengono rispettati gli accordi che, con la deliberazione 226 del 28 febbraio 2012, erano stati sottoscritti da parte dei Coordinamenti con la Regione Liguria. Questa complessa situazione – ha aggiunto – sta ricadendo sulle fasce deboli ed è una situazione caratterizzata da una compartecipazione alle cure che varia da 900 euro mensili a 1.600 euro mensili; dal Governo centrale, che tassa le indennità di accompagnamento; da Regione e Stato, che non si coordinano, e dalla richiesta che vengano mantenuti i servizi accreditati con inalterate prestazioni, ma con decurtazioni di budget del 20%».
Il consigliere ha sottolineato che coloro che sono seguiti da questi servizi già vivono pesanti situazioni di disagio e che ci sono «migliaia di lavoratori del settore che rischiano di perdere il posto di lavoro a causa delle gravose decurtazioni tariffarie che non consentono alle aziende del comparto di operare in maniera corretta».
Il consigliere ha concluso il proprio intervento domandando alla giunta «cosa intenda fare per risolvere questa situazione e se intenda prendere provvedimenti nei confronti delle Asl liguri affinché vengano mantenuti gli accordi previsti nella delibera regionale n. 226 del 2012»..
Per la giunta ha risposto Claudio Montaldo, assessore alla Salute: «Il tema è molto delicato per le ricadute occupazionali sui lavoratori delle imprese di varia tipologia che operano nel campo socio assistenziale. Nel 2012 per raggiungere il pareggio di bilancio siamo stati costretti a ridurre del 5% i fondi e a non applicare l’Istat a tutte questa attività . Ciò ha costretto le imprese a riorganizzare la loro attività e a contenere i costi, ma il settore, dopo aver conosciuto un momento di difficoltà , ha reagito e grazie a verifiche fatte successivamente abbiamo registrato che sostanzialmente i livelli occupazionali hanno tenuto e i servizi resi non si sono discostati da quelli offerti precedentemente. Raggiunto l’equilibro economico, abbiamo stipulato contratti tipo e andremo entro la fine del mese ad adeguamenti del servizio. Si pensa di aumentare l’utilizzo della semiresidenzialità domiciliare, del servizio diurno dando continuità al servizio ma assicurandolo con modalità diverse, meno costose pur a parità di livelli occupazionali. Una definitiva chiarezza l’avremo solo quanto saranno definite le risorse di cui disporremo nel 2013. Purtroppo credo che lo sapremo non prima di maggio- giugno».
Roberto Bagnasco: «Le scelte a favore del terzo settore devono essere prioritarie. Bisogna trovare una sintesi fra le esigenze del sociale e quelle della sanità . Ricordandosi però che se si privilegia il sociale si riducono in maniera consistente le spese per il settore sanitario» .
Mantenimento degli autisti a bordo delle automediche
Sulla riorganizzazione del servizio di “medici di continuità assistenziale†e sulla conseguente soppressione degli autisti sulle auto mediche sono state presentate due interrogazioni: la prima sottoscritta da Alessio Saso, Marco Melgrati, Matteo Rosso, Roberto Bagnasco, Gino Garibaldi, Roberta Gasco, Luigi Morgillo, Franco Rocca e Marco Scajola (Pdl) e la seconda da Edoardo Rixi, Francesco Bruzzone e Maurizio Torterolo (Lega Nord Liguria-Padania)
Saso (Pdl) ha denunciato che l’ASL 3 Genovese, con una deliberazione del 14 settembre scorso, avrebbe provveduto ad una riorganizzazione della disciplina relativa al servizio svolto dai medici assegnati al servizio di Continuità Assistenziale e che emergerebbe da questa riorganizzazione «la mancata osservanza da parte dell’ASL 3 Genovese della garanzia di “invarianza dei servizi ai cittadiniâ€, principio stabilito dalla normativa nazionale». Il consigliere ha rilevato che il provvedimento è legato alla decisione di accorpare più poli montani tra loro, «ampliando in maniera eccessiva l’ambito di operatività del singolo medico, con il rischio di trovarsi nell’impossibilità a intervenire prontamente in risposta a chiamate provenienti da luoghi molto distanti tra loro». Inoltre, nella deliberazione si fa riferimento all’eliminazione del servizio di autista dai poli urbani, «strumento indispensabile e, da sempre, presente per chi opera in questo servizio». Saso ha ribadito che l’intervento, «oltre ad assicurare prestazioni sanitarie non differibili, è necessario per coadiuvare il servizio di Pronto Intervento nell’affrontare emergenze ed urgenze sanitarie», che «la peculiarità del territorio ligure di per sé rende difficoltosa l’azione di intervento» e i cittadini residenti nei poli accorpati, essendo distanti anche decine di chilometri dai punti ospedalieri più vicini, si troverebbero a ricevere un trattamento ben diverso da quello riservato ai cittadini residenti nei poli urbani. Secondo Saso, senza autisti, il servizio rischia di crollare nei centri urbani, mentre i tagli nei poli montani rischiano di creare una situazione ingestibile. «Una revisione delle scelte prese si rende necessaria».
Edoardo Rixi (Lega Nord Liguria-Padania) ha posto l’accento soprattutto sulla riorganizzazione del servizio di guardia medica, «chiedendo alla giunta se non intenda evitare una politica di indebolimento garantendo la presenza dell’autista».
Il consigliere ha sottolineato che «in Liguria stiamo assistendo ad una progressiva chiusura di quasi tutti i pronto soccorso; ed è necessario dare alla cittadinanza un servizio alternativo. La guardia medica può rappresentare un forte risparmio economico rispetto all’intervento di una pubblica assistenza». Il consigliere ha aggiunto: «Per ragioni di sicurezza in certe zone di Genova, specie di notte, è impensabile mandare l’auto della Guardia Medica con a bordo solo il medico, soprattutto in considerazione del fatto che molti medici sono donne e che nella maggior parte dei quartieri non si trova posteggio. Semmai è necessario potenziare le auto mediche aventi a bordo sia gli autisti che i medici. Teniamo conto che dal punto di vista organizzativo la guardia medica non rientra nel 118 ma nella continuità assistenziale, mentre il 118 spesso utilizza la guardia medica con un costo certamente minore e più rapido rispetto all’utilizzo dell’ambulanza e del pronto soccorso. Bisogna anzi chiedere che a livello nazionale siano modificate le funzioni della guardia medica che può essere utilizzata a costi inferiori ai servizi ospedalieri per il bene dei cittadini».
Claudio Montaldo, assessore alla Salute: «Più volte abbiamo discusso del tema guardia medica: il servizio garantisce la continuità assistenziale di medicina generale – non di emergenza, che compete al 118 – in orari notturni, il sabato e la domenica. Il servizio in Liguria è molto diffuso e articolato. Ci sono poli con una grande intensità di visite e altri con meno chiamate. Teniamo conto che il medico di famiglia, se chiamato di mattina nei giorni lavorativi, deve recarsi in visita domiciliare in giornata o al massimo la mattina dopo. La guardia medica invece è tenuta a intervenire nel giro di poche ore. Da verifiche fatte però si è rilevato che alcuni poli erano altamente sottoutilizzati. Si è deciso quindi di accorparli con altri e si è verificato che anche in regime di accorpamento si riesce a garantire comunque l’arrivo del medico nel tempo stabilito. Per migliorare il servizio occorre comunque lavorare di più a livello di integrazione con il 118. Già oggi questo servizio riceve, sia pure su un altro numero, le richieste telefoniche rivolte alla guardia medica ed è in grado, se riscontra una situazione di emergenza, di mandare, al posto della guardia medica, un’automedica o un’ambulanza. Per quanto riguarda gli accorpamenti dei poli di Sant’Olcese, Serra Riccò, Rovegno e Casella, la Asl 3 ha preso alcune decisioni. Visto che Serra Riccò e Sant’Olcese hanno un polo attivo solo nei giorni festivi e prefestivi mentre durante la settimana si rivolgono a quelli di Busalla e Rivarolo, si estenderà anche ai fine settimana la stessa distribuzione degli interventi adottata negli altri giorni. La chiusura del polo di Rovegno (anch’esso funzionante nei festivi e prefestivi) determinerà l’accorpamento dell’assistenza al polo di Torriglia anche in considerazione di una statistica che vede attivato il medico in servizio a Rovegno per una visita ogni due turni di guardia. Nei periodi estivi è stata prevista la riattivazione dei poli sia a Rovegno che a Casella. Vedremo come funzionerà questa nuova organizzazione. Per quanto riguarda gli autisti, dobbiamo tenere contro che il contratto di lavoro non li prevede e in molte regioni questo servizio non viene assicurato. In Liguria dobbiamo ridurre le spese e risparmiare qualche centinaio di migliaia di euro non è irrilevante. Credo che piuttosto che garantire gli autisti ai medici dobbiamo assicurare i servizi medici ai pazienti. In ogni caso, la Asl 3, sentiti i sindacati e valutate le proprie esigenze interne, ha deciso di mantenere la presenza dell’autista nei poli di Pontedecimo, Rivarolo, Voltri, Sestri Ponente, Sampierdarena».
Saso si è detto perplesso dalla risposta: «Il servizio di guardia medica è di fondamentale importanza. Nella sanità si buttano milioni e poi i tagli si fanno accorpando i poli o tagliando gli autisti che garantiscono il fatto che i cittadini si rivolgano il meno possibile ai pronti soccorso».
Perplesso anche Rixi che si è augurato «il mantenimento dei servizi di guardia medica che anche dovrebbero essere potenziati al fine di indirizzare il paziente al pronto soccorso solo quando è davvero necessario».
Bando per rom e sinti.
Edoardo Rixi (Lega Nord Liguria-Padania) ha presentato un’interrogazione per conoscere «con quale criterio siano state decise le categorie ammesse al bando aperto a 6 mila piccole imprese artigianali ed alla formazione di disoccupati ed inoccupati, lavoratori in mobilità , rom e sinti e per sapere come saranno effettuati i controlli previsti dalla legge sull’uso degli aiuti pubblici che andranno nelle tasche di comunità nomadi e non di cittadini italiani, caratteristiche che le rendono molto “sfuggenti†alla tassazione ed alla legalità ». Il consigliere ha ricordato che i fondi del bando sono stati attinti dal Fondo Sociale Europeo per la valorizzazione degli antichi mestieri e per la creazione di nuova occupazione nelle imprese artigiane di qualità , che ha fornito alla Regione due milioni e 270 mila euro, e ha sottolineato: «La realtà delle piccole e medie imprese in difficoltà è completamente diversa da quella dell’immigrazione e dell’inserimento sociale dei sinti e dei rom (più genericamente definiti zingari) e , quindi, il suddetto bando rischia di diventare un intrico burocratico aperto a troppe categorie».
L’assessore alle risorse finanziarie e formazione Sergio Rossetti ha replicato: «Ho l’impressione che sia stata fraintesa l’iniziativa». Rossetti ha infatti puntualizzato che possono presentare domande per accedere ai finanziamenti soltanto organismi formativi accrediti, artigiani o imprese artigiane che rispondono a precisi criteri. Non, dunque, singoli cittadini. Le domande presentate sono una ventina e ha aggiunto: «Se i destinatari del finanziamento intendono inserire, coinvolgere nell’impresa lavoratori sinti o rom, non siamo noi a deciderlo. L’Unione europea ha un programma di integrazione socioeconomica e, quindi, se all’interno del lavoro artigianale si trovano delle nicchie per l’inserimento di sinti o rom, mi pare che questo rientri in una corretta politica di inclusione».
Rixi ha ribadito che nel bando, tra le varie indicazioni c’è anche quella che fa specifico riferimento ai rom o cinti. «E questo – ha detto – mi sembra discriminatorio nei confronti di tutte le altre etnie presenti sul nostro territorio».
Spostamento della struttura di medicina legale di Genova Quarto
Matteo Rosso (Pdl) ha illustrato un’interrogazione per sapere se la notizia relativa allo spostamento della struttura di medicina legale di Genova Quarto all’interno della struttura Doria nel quartiere di Molassana – Struppa sia vera e, in tal caso, come si intenda far fronte all’enorme disagio che si verrebbe a creare per i cittadini genovesi. Il consigliere del Pdl ha sottolineato che la struttura di medicina legale di Quarto è un punto di riferimento per migliaia di persone che devono sottoporsi a visite per il riconoscimento dell’invalidità civile, delle disabilità , delle gravidanze a rischio, dell’inabilità al lavoro ma anche per il rinnovo delle patenti di guida. Secondo il consigliere, lo spostamento comporterà molteplici difficoltà ai cittadini, in particolar modo coloro che arrivano dalla Riviera di Levante.
Per la giunta ha risposto l’assessore alla salute Claudio Montaldo, che ha tracciato un quadro dettagliato della situazione attuale «A partire dal 26 novembre scorso, presso la casa della Salute, ex Istituto Doria, situata in via Struppa, sono entrati i funzione i nuovi ambulatori della medicina legale, in precedenza ospitati a Quarto. Presso i nuovi ambulatori vengono svolte le seguenti attività : accertamento per l’invalidità civile, sordità , handicap, disabilità per collocamento lavorativo, rilascio di certificazioni medico-legali per patenti, porto d’armi, cessione del quinto dello stipendio, gravidanza a rischio, idoneità al lavoro, visita fiscale, rilascio di certificazioni per contrassegno auto disabili e rilascio di certificazioni per terapie salva-vita. Non è stato trasferito l’ambulatorio della commissione per l’accertamento delle minorazioni visive che continua ad operare presso la piastra ambulatoriale dell’ex ospedale di Nervi». Ha continuato l’assessore: «La Casa della Salute di via Struppa è quotidianamente frequentata senza disagio dall’utenza residente nella Val Bisagno. In conformità ai suggerimenti formulati dal Segretario della Consulta regionale handicap, il trasferimento della medicina legale è stato preceduto dall’attuazione di interventi strutturali volti a migliorare l’accessibilità . Ulteriori interventi migliorativi concordati verranno effettuali dall’Asl 3 genovese con la massima tempestività consentita. Gli utenti residente nella zona Centro-Levante possono usufruire dell’ambulatorio medico legale di via Archimede dove il lunedì, mercoledì e venerdì mattina vengono espletate le prestazioni per il rilascio di certificazioni per patente, porto d’armi idoneità al lavoro, cessione del quinto e visita fiscale. Il sabato mattina è aperto un ambulatorio in via G. Maggio 6 per il rilascio di certificazioni medico legali per patenti porto d’armi, cessione del quinto, gravidanza a rischio, idoneità al lavoro, visita fiscale. E’ in corso di allestimento, inoltre, un ambulatorio medico-legale presso l’ex ospedale di Recco. Non è stata variata l’ubicazione degli uffici amministrativi e degli ambulatori della commissione Medico locale Patenti della provincia di Genova che prosegue l’attività presso la sede di Quarto. In seguito ad una convenzione tra Asl 3 genovese e Asl 4, infine, è stato attivato il funzionamento di sessione distaccate della Commissione medica patenti di guida di Genova presso la sede di Chiavari»
Rosso ha replicato che andrà personalmente a verificare la situazione e l’esistenza di eventuali disagi per gli utenti
Lo sgombero della neve dopo la spending review
Ezio Chiesa (gruppo Misto – Liguria Viva) ha illustrato un’interrogazione al fine di conoscere le iniziative della Giunta per sollecitare Governo e ANAS a garantire i finanziamenti per assicurare lo sgombero neve e la salatura nelle strade ex statali e ha chiesto se non sia opportuno procedere al passaggio di alcune strade ex statali, come già avvenuta per l’Aurelia, all’ANAS, affinché la Provincia di Genova, con le poche risorse a disposizione, possa far fronte allo sgombero ed alla salatura delle storiche arterie di sua competenza. Chiesa ha chiesto anche quali atti siano stati compiuti dalla Regione, dopo l’ordine del giorno approvato dal Consiglio regionale sul passaggio all’ANAS delle strade provinciali 225 della Fontanabuona e 523 del Passo di Cento Croci. «Il commissario della Provincia – ha aggiunto Chiesa – ha dichiarato che le ripercussioni dei tagli si faranno sentire anche negli interventi per le strade provinciali. Il nuovo piano operativo per neve e ghiaccio, elaborato dall’ente tende ad assicurare gli interventi sulle direttrici principali mentre su altre provinciali secondarie potrebbero verificarsi difficoltà ».
Per la Giunta ha risposto l’assessore alle infrastrutture, Raffaella Paita: «La situazione è drammatica. – ha detto – Siamo in assenza di risorse per le Province. C’è, quindi, un’unica via di uscita: convincere il governo che i criteri utilizzati per i tagli creano squilibri gravi, considerato anche il fatto che le Regioni avevano delegato delle funzioni alle Province. Abbiamo già cercato di far passare questo concetto la scorsa settimana in un incontro con il governo e proseguiremo su questa via giovedì prossimo, durante l’incontro con il ministro Grilli. Dobbiamo, infatti, ottenere una riduzione dei tagli e siamo fortemente impegnati su questo fronte. Stiamo combattendo quella che riteniamo una profonda ingiustizia. Nell’incontro con Grilli puntiamo ad ottenere un decreto che traduca quanto stiamo sostenendo». Per quanto riguarda il passaggio di alcune arterie ad Anas, l’assessore ha chiarito: «Abbiamo dovuto convincere le Province che questo era il percorso giusto, anche perché anche Anas ha subìto pesanti tagli e non c’è più la certezza che Anas impegni risorse. Stiamo comunque dialogando con le amministrazioni e Anas e questo non significa che io abbia avuto un ripensamento. Ci auguriamo che i futuri provvedimenti varati dal governo tengano conto della particolarità del nostro territorio»
Chiesa ha ringraziato l’assessore per aver avviato il dialogo per il trasferimento di alcune arterie, le provinciali 523 e 225 e ha ribadito la necessità di continuare l’impegno avviato.
Progetto di cura sperimentale per il piede diabetico
Gino Garibaldi (Pdl) ha illustrato un’interrogazione, sottoscritta anche da Matteo Rosso e Franco Rocca (Pdl), sull’attivazione di un progetto sperimentale per l’erogazione di prestazioni per il trattamento delle complicanze macro angiopatiche periferiche del diabete e delle lesioni del piede diabetico. Il consigliere, venuto a conoscenza della possibilità di attuare questo progetto, ha ribadito che al momento il piano trova realizzazione nella casa di cura ICLAS srl, già Villa Azzurra, e ha chiesto alla giunta in quale modo intenda attivarsi «affinché solo nei poli esistenti sul territorio ligure, e solo in quelle sedi, si possano svolgere prestazioni terapeutiche per il piede del paziente diabetico». Garibaldi, inoltre ha domandato «se sia intenzione dell’amministrazione regionale impegnare le risorse destinate al progetto sperimentale per il potenziamento della cardiochirurgia» e ha rimarcato che presso Villa Azzurra è già stata investita una cifra considerevole e che in quella struttura è stato svolto un importante lavoro, quale polo di eccellenza per la cardiochirurgia. Garibaldi ha detto con chiarezza che a suo avviso meglio sarebbe investire sul potenziamento della cardiochirurgia di Villa Azzurra.
Per la giunta ha risposto l’assessore alla salute Claudio Montaldo: «La richiesta da parte di Villa Azzurra, di affiancare alla cardiochirurgia l’attività ortopedica che non abbiamo consentito, e l’attività vascolare con interventi di emodinamica ed in particolare di interventi che consentano di ridurre o rallentare il bisogno di amputazione per il piede diabetico, dimostrano che oltre ad una certa soglia nella struttura la cardiochirurgia non è riuscita ad arrivare. Ne è una prova il fatto che il budget di quest’ultimo anno, pari a otto milioni, non è stato raggiunto. Villa Azzurra ha formulato una proposta articolata, per la prevenzione del piede diabetico, una iniziativa di interesse per il sistema regionale. Abbiamo subordinato l’assegnazione dei pazienti alle decisione delle nostre strutture diabetologiche.. Faremo un bilancio. Valuteremo se si è raggiunto un meccanismo per la collaborazione in questo settore, secondo il quale all’interno della rete diabetologia ci si possa avvalere anche dell’apporto di un soggetto privato. Credo, infatti, che il sistema sanitario possa avvalersi, dove è utile, dell’apporto di soggetti privati. Sono aperto, ma difendo il sistema pubblico. Ora faremo una verifica, su come le cose funzionano e decideremo se avvalerci ancora di questa attività , comunque subordinata al controllo della rete e delle nostre strutture ».
Garibaldi ha ribadito che non è certo sua intenzione penalizzare Villa Azzurra «ma – ha ribadito – ritengo vada specializzata come polo di eccellenza la cardiochirurgia, riconosciuta in tutta Italia. Anche perché mi pare che per il piede diabetico l’attività viene garantita dalla struttura pubblica».
Erogazione dei farmaci e preparazioni galeniche a base di cannabinoidi
Alessandro Benzi (Federazione della sinistra) con un’interrogazione ha chiesto alla giunta quando intenda dare applicazione alla legge regionale 3 agosto 2012 , relativa alla erogazione di farmaci e delle preparazioni galeniche a base di cannabinoidi per finalità terapeutiche, e quali misure si intendano adottare per consentire l’immediata erogazione ai pazienti delle sostanze a base di cannabinoidi per finalità terapeutiche. Benzi ha ricordato, infatti, che legge 26 del 2012, seppur sia stata impugnata dal Consiglio dei ministri, è da intendersi a tutti gli effetti in vigore.
Per la giunta ha risposto l’assessore alla salute, Claudio Montaldo, il quale ha innanzitutto rimarcato che la legge interagisce e incrocia sia norme penali, sia criteri di finanziamento dei livelli essenziali di assistenza. Montaldo ha quindi ricordato che il Consiglio dei ministri ha impugnato la legge con motivazioni diverse: «E’ stato tra l’altro eccepito che la qualificazione e la somministrazione dei farmaci, nonché la regolamentazione del relativo regime di dispensazione – compresa l’individuazione degli specialisti abilitati a prescriverli, nonché i relativi impieghi terapeutici, spetta agli organi statali». Montaldo ha inoltre ricordato che rilievi sono stati mossi anche alla decisione della Regione di affidare la preparazione del medicinali allo stabilimento chimico farmaceutico militare, il quale non sarebbe in possesso delle autorizzazioni, né risulterebbe aver presentato la relativa istanza. L’autorizzazione in possesso del citato stabilimento, infatti, riguarda soltanto la produzione di alcune forme farmaceutiche e non principi attivi. L’assessore ha ribadito che la Regione sta cercando di trovare delle soluzioni: «Attualmente sono in corso contatti con la ditta Almirali che detiene l’autorizzazione all’immissione in commercio del medicinale “Sativexâ€, un estratto della pianta di cannabis standardizzato, e già autorizzato in diversi paesi europei. – ha detto – La ditta ha, tra l’altro, comunicato di aver quasi concluso l’iter registrativo anche in Italia, in quanto il farmaco è stato già discusso in Commissione tecnica e in Commissione prezzi e ha già ottenuto parere positivo dalle stesse ai fini dell’autorizzazione all’immissione in commercio. L’AIFA (Agenzia italiana del farmaco) inoltre ha stabilito che l’utilizzo del farmaco sia soggetto a monitoraggio tramite il registro web; poiché attualmente le procedure informatiche del registro sono in fase di revisione, la disponibilità sul mercato italiano è rinviata alla messa a punto delle procedure da parte dell’AIFA.». Montaldo ha concluso: «Alle Aziende sanitarie è stato raccomandato di facilitare il più possibile, ancorché nel rispetto delle vigenti norme statali, l’acquisizione all’estero del medicinale per i singoli pazienti».
Danni causati dai cinghiali
Ezio Chiesa (gruppo Misto – Liguria Viva) ha illustrato un’interrogazione sull’incontrollato proliferare dei cinghiali e sui danni che arrecano alle coltivazioni e ai muri a secco. Chiesa ha chiesto se la Giunta non ritenga opportuno prorogare la caccia agli ungulati oltre la data stabilita del 30 gennaio 2013 e se, oltre l’attività venatoria, sia intenzione dell’assessorato competente introdurre nuovi metodi d’intervento per limitarne la presenza sul territorio. Infatti, secondo Chiesa, «nonostante le battute di caccia autorizzate dalla Provincia di Genova, nel nostro entroterra e, in modo particolare, nell’area del Tigullio, la presenza di cinghiali continua a causare danni. gli animali spesso, in una sola notte, riescono a distruggere colture accudite per mesi. Inoltre danni si registrano anche ai muretti a secco aumentando i rischi di dissesto idrogeologico». Chiesa ha ricordato che i finanziamenti predisposti dalla Provincia di Genova per risarcire i danni e per cofinanziare nuove recinzioni non sono sufficienti per proteggere i terreni coltivati.
Per la Giunta ha risposto l’assessore all’Ambiente Renata Briano: «La giunta ha deliberato, su richiesta delle province l’apertura anticipata della caccia al cinghiale al 16 settembre per raggiungere i contingente di capi da abbattere definito dalle province e che è aumentato. Inoltre l’approvazione della legge del 17 dicembre 2012 numero 17 garantisce l’abbattimento dei capi stabiliti dalle province in caso di interruzione della caccia per neve: è un provvedimento importante perché obbliga le province di mettere in campo le iniziative necessarie per raggiungere l’obbiettivo. Non pare – ha aggiunto – possibile, invece, prorogare la caccia al cinghiale oltre il 31 gennaio perché questo termine è stabilito dalla legge 157 del 1992, ma è possibile mettere in campo azioni di controllo svolte oltre che dal personale provinciale anche da altri soggetti. In questo senso ci siano quindi attivati affinché le province attuino la legge 29 del 1994, in particolare là dove prevede un riordino delle procedure di controllo dei cinghiali e l’individuazione di nuovi soggetti da affiancare a quello provinciale per un controllo più capillare efficace e capillare del cinghiale sul territorio».
Chiesa si è dichiarato preoccupato: «Oggi siamo in una situazione in cui dovrebbe essere calata la popolazione dei cinghiali e invece è aumentata, invito l’assessore a prendere iniziative nei confronti del Governo per limitare al massimo la presenza di cinghiali sul territorio».
Accordo siglato con Ericsson
Aldo Siri (Liste civiche per Biasotti presidente) con un’interrogazione ha ricordato che, a seguito dell’accordo di programma siglato il 18 maggio 2012 con Governo e Regione Liguria, Ericsson ha ottenuto un finanziamento pubblico pari a 41,9 milioni di euro (11 milioni stanziati dalla Regione, 24 milioni dal Ministero dell’Istruzione, 6,9 milioni dal Ministero dello Sviluppo Economico) per l’insediamento della multinazionale nel polo scientifico e tecnologico di Erzelli. Alcuni giorni dopo la società ha inaugurato la nuova sede ad Erzelli. Recentemente, però, secondo quanto ricordato dal consigliere, la multinazionale ha annunciato di voler avviare una riorganizzazione strutturale a livello nazionale che prevede una riduzione del personale di 374 unità , di cui 94 nella sola sede genovese. «E questo nonostante le rassicurazioni rilasciate a margine dell’inaugurazione della nuova sede dall’Amministratore delegato di “Ericsson†ai sindacati che manifestavano i loro timori per eventuali tagli», ha commentato Siri. Quest’ultimo ha chiesto alla giunta come intenda confrontarsi con la Società affinché venga rispettato l’Accordo siglato con Regione e Governo, anche in prospettiva di un rilancio della città e quali iniziative si intenda intraprendere per contrastare la politica aziendale di Ericsson e difendere i livelli occupazionali. Siri, infine, ha chiesto che la giunta faccia chiarezza sulle procedure di licenziamento anche rimettendo in discussione e ridimensionando il finanziamento destinato all’azienda.
Per la giunta ha risposto l’assessore allo sviluppo economico Renzo Guccinelli: «Noi abbiamo due problemi. Il primo è il piano di riorganizzazione che prevede le cifre citate dal consigliere Siri, il secondo è avere più chiarezza sul destino che il gruppo assegna al territorio italiano, cioè i progetti previsti per l’Italia da Ericsson in questo quadro di riorganizzazione delle telecomunicazioni e della maggior concorrenza che interessa le imprese che operano in questo settore. Sono note le nostre iniziative per chiedere il rientro degli esuberi dichiarati dalla società . La messa in discussione dell’accordo non sarebbe certo nell’interesse di questa città e spero che questo non avvenga mai perché questo accordo e le risorse dovrebbero essere utilizzate dalla società per mettere in campo nuovi progetti di ricerca e, in quel caso, si ridurrebbero le prospettive di consolidamento di Ericsson a Genova. Noi venti giorni fa abbiamo messo in campo una nuova iniziativa, avanzata dal sindaco di Genova e dal presidente della Regione al ministro Passera, per aprire tavolo di confronto con Ericsson a livello nazionale, che coinvolga il governo e le regioni interessate, ma al momento da parte del governo non c’è stata nessuna iniziativa, anche se è ancora nel pieno delle sue funzioni e ci piacerebbe che almeno in questa fase finale ci fosse chiarezza da parte del Governo sulle idee e sugli assetti industriali, che è clamorosamente mancata in questi mesi di attività ».
Siri si è dichiarato pessimista rispetto alla prospettiva che in questo periodo preelettorale possano maturare decisioni in merito e ha invitato l’assessore a riaprire rapidamente il confronto quando si sarà inseditao il nuovo governo.
Azienda di trasporti provinciale, subito un tavolo di confronto
E’ stato approvato all’unanimità un ordine del giorno sottoscritto da tutti i gruppi (primo firmatario Ezio Chiesa Gruppo misto Liguria Viva), che impegna la giunta “a istituire in tempi brevi un tavolo di confronto dedicato al trasporto pubblico locale e a sensibilizzare il governo affinché si reperiscano adeguate risorse per il trasporto pubblico locale e un confronto con il Commissario straordinario della Provincia di Genova per trovare le adeguate somme nell’ordinaria gestione dei rispettivi bilanci in modo che possano essere scongiurate le azioni intraprese che andranno a scapito del reddito dei lavoratori dell’Azienda Trasporti Provinciali e del servizio pubblico erso ai cittadini sino al febbraio 2913â€.
Nel documento si ricorda il verbale di accordo firmato in prefettura l’8 gennaio scorso fra il Commissario della Provincia, i sindacati il presidente dell’Azienda Trasporti Provinciali e il prefetto in cui il commissario si impegna a sospendere l’efficacia della lettera inviata alla direzione dell’azienda in cui si indicava la mancanza di risorse per integrare l’accordo di programma del 2013 e il direttore di Atp si impegna a ritirare la lettera i cui veniva annunciata la disdetta degli accordi aziendali
Imprese artigiane e pubblica amministrazione
E’ stato approvato all’unanimità un ordine del giorno sottoscritto da tutti i gruppi (primo firmatario Matteo Rossi di Sel) che impegna la giunta “ad attivare le necessarie procedure amministrative che permettano di ottemperare puntualmente a quanto previsto dal decreto legislativo 192/12, a monitorare in concerto alle associazioni del settore, l’effettiva efficacia di tali provvedimentiâ€. Il decreto legislativo in questione fissa in 30 giorni, prorogabili fino a 60 giorni per le Pubbliche amministrazioni, il termine di pagamento per i servizi prestati dalle imprese,
Salvaguardare La Exact Learning Solution di Sestri Levante
E’ stato approvato all’unanimità un ordine del giorno sottoscritto da tutti i gruppi (primo firmatario Antonio Miceli del Pd) sulla ipotizzata riduzione degli addetti della Exact Leraning solution, che impegna la giunta “ad assumere tutte le possibili iniziative in primo luogo verso la proprietà , affinché sia difesa e valorizzata una realtà produttiva rilevante, non solo per il Tigullio, salvaguardando i livelli occupazionali dell’aziendaâ€.
Nell’ordine del giorno si ricorda che a dicembre la nuova proprietà della società ha comunicato ai sindacati la volontà di licenziare 24 lavoratori di cui 19 a Sestri, su 34 complessivi. Secondo i firmati del documento, questa decisione “oltre a colpire numerosi lavoratori e le loro famiglie, è in grave contraddizione con le competenze e le professionalità presenti nell’azienda, che riguarda i servizi di progettazione, produzione e erogazione di contenuti per la formazione a distanza, e con le promesse di valorizzazione e rilancio avanzate dalla stessa proprietà â€.
Assenti: Gasco Conti
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