Aurelia bis, una prioritÃ
Marco Scajola Pdl) ha presentato un’interrogazione, sottoscritta anche da Roberto Bagnasco, Matteo Rosso, e Gino Garibaldi, con cui ha ribadito che l’Aurelia bis, che è finalizzata al miglioramento della viabilità cittadina, deve essere una priorità . Il consigliere, dopo aver ricordato che lo stesso assessore Paita ha sempre sostenuto la strategicità di quest’opera, ha chiesto alla giunta «le modalità attraverso le quali intendano muoversi per arrivare alla realizzazione delle fondamentali opere, nel rispetto anche delle esigenze degli abitanti della zona». Scajola in aula ha sottolineato che, rispetto all’idea iniziale, la Regione ha ipotizzato in un punto di spostare il tracciato circa duecento metri più a valle. «Questo discorso pare non sia stato condiviso con le istituzioni interessate – ha ribadito – e non risolve il problema: lo sposta da una parte all’altra».
Per la giunta ha risposto l’assessore alle infrastrutture Raffaella Paita che ha confermato l’impegno della Regione nel portare avanti i progetti relativi alla variante Aurelia in differenti punti della Liguria: «Anche per quanto riguarda la variante di Imperia, abbiamo dimostrato la massima attenzione – ha detto – L’opera è in fase di progettazione. Al momento non ci sono i soldi, ma è bene portarsi avanti per intercettare i finanziamenti, non appena mutassero le condizioni nazionali». L’assessore ha quindi spiegato: «Poiché in passato non c’era stato un confronto molto preciso con la popolazione, abbiamo riavviato la discussione. Da molte parti abbiamo ricevuto istanze di modifica del tracciato nella località Olivetta. Si tratta di uno spostamento molto limitato, che consente di non interferire con le abitazioni. Abbiamo però capito che il problema è più generale, non riguarda soltanto questo tratto. Abbiamo quindi deciso di mettere a punto un tavolo tecnico con Comune, Regione e Anas per arrivare alla conferenza dei servizi con le idee più chiare. E credo che questo sia molto apprezzato dalla cittadinanza. La prossima settimana inizierà la discussione con il tavolo tecnico dedicato e intendo coinvolgere il Consiglio per arrivare alla Conferenza dei servizi con il progetto dell’opera il più possibile condiviso».
Scajola ha insistito sul “cambio “ di tracciato già effettuato ed ha insistito sulla necessità di condividere le scelte con la popolazione.
Titanio: Siri manifesta contro l’ipotesi di sfruttamento minerario nel Parco Beiga.
Durante la seduta il consigliere Aldo Siri (Liste civiche per Biasotti presidente) ha esposto un cartello con cui polemizzava con la giunta relativamente all’ipotesi di uno sfruttamento minerario del giacimento di titanio che si trova all’interno del Parco del Beigua. Il presidente del Consiglio Rosario Monteleone ha invitato il consigliere Siri a rimuovere il cartello. Siri ha detto di essere l’unico rappresentante in aula di quella zona e di voler tutelare l’area.
L’assessore alle risorse finanziarie Sergio Rossetti ha ribattuto sottolineando di non aver mai avuto occasione di esprimersi su questo tema né di aver approfondito l’argomento, se non attraverso la documentazione che gli hanno trasmesso le associazioni ambientaliste.
Guasto all’ascensore del civico 12 via Cechov, a Genova
Aldo Siri (Liste civiche per Biasotti presidente) ha presentato un’interrogazione sul guasto all’ascensore del civico 12 di via Cechov, a Genova. Il disservizio sarebbe iniziato il 15 luglio 2012 e, – ha ricordato Siri – nei piani alti dell’edificio abitano molte persone anziane, o che si trovano in condizioni di salute precarie e non possono contare sull’aiuto di amici o parenti per le spese giornaliere. Il consigliere ha sottolineato che il palazzo è di proprietà di ARTE a cui i residenti più volte si sarebbero rivolti per ottenere il ripristino del servizio senza ottenere alcuna risposta e ha chiesto alla giunta «se abbia già avviato un indagine per individuare eventuali responsabilità e negligenze attribuibili alla ditta di manutenzione ed agli uffici di ARTE, se conoscano i tempi e le modalità di riattivazione dell’ascensore e, infine, quali interventi correttivi saranno attivati affinché non si possano ripetere simili situazioni».
Per la giunta ha risposto l’assessore alle politiche abitative edilizia e lavori pubblici Giovanni Boitano: «Le problematiche inerenti le case di Arte e del Comune di Genova riguardano impianti che hanno circa 30 anni. – ha detto – Per questo a volte c’è una grossa difficoltà a reperire i pezzi di ricambio e questo porta ad un allungamento dei tempi. Nel caso specifico è stata fatta una riparazione d’emergenza. In generale quello di cui stiamo parlando è un problema molto sentito e ricorrente, visto che Arte gestisce 400 impianti con un’età media di 30-40 anni. Per ridurre i tempi e i disagi, è stato messo a punto un piano con l’impresa che gestisce i servizi e le cose sono molto migliorate, rispetto a tre anni fa. Ci eravamo prefissi di arrivare al due per cento di impianti fermi per guasti, giornalmente, ed invece siamo arrivati al 1,5 per cento. I fermi giornalieri sono decisamente diminuiti. Ripeto: le difficoltà consistono nel reperire i pezzi di ricambio. Cerchiamo comunque di dare una risposta e anche i tempi di intervento sono stati di gran lunga ridotti»
Siri ha suggerito di migliorare ulteriormente il servizio, magari avvalendosi del volontariato
Gestione e organizzazione della protezione civile
Roberto Bagnasco (Pdl) ha presentato un’interrogazione per sapere «cosa intenda fare la Regione per rispondere alle situazioni di emergenza e per conoscere l’organizzazione della Protezione civile della Liguria, lo stato di efficienza dei materiali e l’integrazione con il volontariato». Il consigliere ha ricordato che il materiale della colonna mobile, utilizzato nel campo di San Felice sul Panaro, in Emilia Romagna, in seguito al terremoto, non è ancora rientrato in Liguria. Il valore di questo materiale, secondo Bagnasco, ammonta a centinaia di migliaia di euro e la sua perdita «sarebbe molto grave sia dal punto di vista economico sia da quello organizzativo e operativo». Il consigliere ha rilevato che quelle attrezzature sarebbero in parte in cattivo stato, che non si conoscono i tempi del rientro e dove siano finite le tende, le torri faro e altro. Bagnasco ha concluso ricordando il nuovo assetto dei dirigenti e dei funzionari del Dipartimento regionale, «con la perdita anche di persone di esperienza e professionalità in un settore che richiede impegno a tempo pieno» e ha auspicato una integrazione con il volontariato che «in un sistema di difficoltà economica, acquista anche una valenza di risparmio di risorse di straordinaria importanza».
Per la giunta ha risposto l’assessore all’ambiente e Protezione civile, Renata Briano: «Nei momenti di calma è necessario lavorare sul sistema, sulla macchina organizzativa. – ha detto – E per questo sarà importante l’incontro che la Regione avrà a breve con le Prefetture. Intanto, in fase di approvazione del bilancio, abbiamo messo qualche risorsa aggiuntiva per la Protezione civile, per l’ammodernamento della colonna mobile e per altre voci. Volevo richiamare l’attenzione sul lavoro che sto facendo insieme all’assessore all’agricoltura per il mondo del volontariato della protezione civile in senso stretto e dell’antincendio boschivo. Stiamo lavorando con il mondo del volontariato per rafforzarne il ruolo nella protezione civile». L’assessore ha quindi chiarito che ogni anno si fa il possibile per munire di nuovi mezzi e strumenti la colonna mobile: «Non si può procedere al rinnovo dell’intera colonna mobile in una sola volta, ma procedere annualmente significa assicurarsi nel tempo una colonna mobile con attrezzature idonee». Briano, dopo aver sottolineato che si lavorerà alla formazione del volontariato, ha anche annunciato un nuovo database dei volontari.
Bagnasco ha sottolineato la necessità di dotare la Liguria «di un volontariato formato con professionalità molto precisa». Ed ha ribadito l’importanza di una efficiente colonna mobile.
Degrado del cimitero della Castagna, a Genova-Sampierdarena e di altri del Comune di Genova
Matteo Rosso (Pdl) ha presentato un’interrogazione, sottoscritta anche da Marco Melgrati (Pdl) sulle condizioni del cimitero della Castagna e ha chiesto «se sia intenzione dell’amministrazione regionale, con stanziamenti economici e sollecitando l’amministrazione comunale, provvedere al più presto». Il consigliere ha ricordato che ci sono state numerose segnalazioni di cittadini sulla situazione di degrado ed abbandono di alcune zone del cimitero, in particolare nell’area del Boschetto: alcune di queste zone, addirittura, non sarebbero accessibili ed il passaggio è interdetto a causa della scarsissima manutenzione. «Queste condizioni – ha aggiunto – impediscono a molti visitatori di raggiungere le tombe dei propri familiari. Dopo aver chiesto agli uffici le motivazioni di questo degrado, ci è stato risposto che non vengono stanziati i fondi necessari per provvedere alla manutenzione di queste aree del cimitero». In aula Rosso ha sottolineato che situazioni di degrado riguardano anche altre strutture cimiteriali, ed in particolare Staglieno.
Ha risposto il presidente della giunta regionale, Claudio Burlando: «Il tema sollevato con tutta evidenza appartiene a un altro Ente. Ad ogni modo, mi pare giusto, come rappresentanti della collettività , farci carico quantomeno di interloquire con i cittadini. Per quanto riguarda il funzionamento lineare dei cimiteri non credo sia giusto e corretto procedere a finanziamenti regionali, salvo – il collega Berlangieri proponeva di seguire questo suggerimento – che Staglieno, parte monumentale di enorme valore, non possa essere inserito in qualche progetto più complessivo relativo ai beni culturali. Penso ai fondi FESR e ai fondi FAS che stanno finendo. Mediante la riprogrammazione di questi fondi, forse, una voce per quel valore fondamentale del cimitero monumentale potrebbe essere inserita. Bisogna tenere presente che tutti i loculi sono venduti e che, di conseguenza, vi è un incasso da parte dei Comuni, quindi anche da parte del Comune di Genova. Chiedo all’assessore Berlangieri di procedere ad un approfondimento in merito all’oggetto di cui stiamo parlando o di altro, caratterizzato da un particolare valore artistico. Per il resto, mi assumo l’impegno di coinvolgere il Sindaco Doria, segnalando Castagna, Sampierdarena, in particolare Boschetto, ma anche Staglieno e di chiedergli di consegnarmi una relazione in merito a ciò che intendono programmare e realizzare. Tale documento, non appena in mio possesso, sarà mia cura metterlo a vostra disposizione».
Problematiche create dai caprioli e dai cinghiali
Maurizio Torterolo (Lega Nord Liguria-Padania) ha presentato un’interrogazione, sottoscritta anche da Edoardo Rixi e Francesco Bruzzone (Lega Nord Liguria-Padania), in cui ha chiesto le iniziative della Regione «per porre un freno al proliferare del numero dei caprioli nella provincia di Savona ed, in particolare, in Vallebormida e quali controlli siano stati effettuati in merito da parte della Regione Liguria». Bruzzone ha denunciato che nella zona sono in aumento i sinistri stradali causati dai caprioli, che comportano anche un costo elevato perché la responsabilità è in capo alla Regione che è tenuta, in parte ed in concorso con la Provincia, a risarcirli. Il consigliere ha quindi ricordato che, l’anno scorso, è stato costituito un comitato di cittadini a Osiglia dove i caprioli, attirati dai fari delle macchine in transito, e incentivati da chi gli portava cibo sul ciglio della strada, spesso erano saltati sulla carreggiata causando fino a 4 incidenti in un giorno. Per arginare il fenomeno era stato ipotizzato di dotare la strada di simulatori per tenere lontani gli animali e di varare ordinanze per vietare la somministrazione di cibo. La sezione di Cairo Montenotte della Coldiretti – ha aggiunto il consigliere – ha registrato un aumento di richieste di risarcimento danni alle colture, causati dai caprioli, che si cibano dei germogli delle piante arboree. Torterolo ha auspicato «piani di abbattimento selettivo per contenere il numero di caprioli e per limitare i danni causati ai boschi, alle colture ed ai veicoli».
Per la giunta ha risposto l’assessore all’Ambiente Renata Briano: «La diffusione degli ungulati, oltre agli incidenti stradali, determina seri danni all’agricoltura per questo, insieme con l’assessore Barbagallo, organizzeremo un tavolo con la presenza delle province per affrontare la questione. Come è noto i ricorsi al Tar hanno interrotto l’attività di abbattimento selettivo tra l’altro creando squilibri fra maschi femminile nella fauna di caprioli e di cinghiali. Non c’è dubbio: occorre fare più battute di caccia, ma il controllo della fauna è di competenza delle province. Queste ultime hanno la possibilità , in base all’articolo 36 della legge 29/1994, previo parere dell’Ispra, di varare appositi piani di abbattimento selettivo e di regolamentare la caccia agli ungulati anche in periodi diversi da quelli previsti dal calendario venatorio. Lo possono fare per la tutela del patrimonio storico artistico e delle produzioni zoo-agro-forestali. Tali piani possono essere attuati dalle guardie venatorie dipendenti dalle Province, dalle guardie volontarie, da cacciatori in possesso della qualifica di coadiutore al controllo delle specie di ungulati. Per altro la Regione provvede a ripartire alle province il 90% del gettito del tesserino sulla caccia, che fornisce ricavi decrescenti da alcuni anni ma che è comunque attestato al di sopra del milione e mezzo di euro. Alla fine dello scorso anno, 20 mila euro sono stati impegnati a favore della provincia di Genova per un progetto relativo alla prevenzione degli incidenti stradali nell’ambito del piano nazionale della sicurezza stradale e siamo disponibili a valutare eventuali proposte che pervenissero da parte della Provincia di Savona. Infatti le nostre elaborazioni evidenziano che la percentuale di realizzazione dei piani di prelievo venatorio in provincia di Savona è solo del 55 per cento. A fronte di un risultato così modesto, è utile avvalersi di tutte le opportunità consentite dalla legislazione vigente».
Maurizio Torterolo ha replicato: «Sono soddisfatto dell’idea dei due assessori di aprire un tavolo con gli altri enti. Speriamo di avere dei risultati positivi perché i problemi nell’entroterra sono seri».
Iniziativa del “taxi d’argentoâ€
Matteo Rosso (Pdl) ha presentato un’interrogazione per sapere se la giunta «intenda promuovere l’iniziativa “taxi argentoâ€, accordandosi con il Comune di Genova ed il Radiotaxi Genova, in modo tale da assicurare lo spostamento alle persone anziane over 80 che molto spesso hanno problemi fisici ed economici». Rosso ha sottolineato che molti pensionati spesso non hanno più la patente di guida e sono, quindi, obbligati a usare il trasporto pubblico per recarsi presso gli ospedali, per sottoporsi a controlli e visite mediche, che spesso le fermate degli autobus non sono alla portata delle persone anziane e, soprattutto per chi abita nelle alture, l’alternativa è quella di servirsi del taxi le cui tariffe, però, sovente non sono accessibili ad un pensionato. Rosso ha quindi auspicato l’attivazione di tariffe scontate per gli over 80 che si muovono usufruendo del servizio taxi grazie ad un accordo con radio taxi di Genova.
L’assessore ai trasporti Giovanni Vesco ha risposto che le competenze in materia sono di natura comunale: «E’ la Giunta comunale che determina le tariffe e che può determinare tariffe legate a casi o percorsi particolari. Le decisioni avvengono, dopo aver sentito una commissione alla quale partecipa una rappresentanza dei tassisti e dei consumatori. La giunta regionale concede contributi per la riqualificazione del servizio e si è mossa in questo senso per favorire l’acquisto di auto meno inquinanti e per adeguare la dotazione strumentale: dal tassametro agli accessori necessari per il trasporto dei disabili. Sul tema degli over ’80 da parte nostra politicamente c’è la massima sensibilità però, visti i tagli dei finanziamenti, come assessorato abbiamo grosse difficoltà a sostenere con un contributo ad hoc la riduzione della tariffa. E ricordo che il problema si è posto nelle stesse modalità per i “taxi rosaâ€. Anche in quel caso i tassisti chiesero un sostegno pubblico. Quello che possiamo fare è coinvolgere gli assessorati dei Comuni maggiori per sostenere e portare avanti la richiesta cercando di concretizzarla nonostante la situazione di crisi economica».
Rosso: «Visto che la competenza è comunale porremo la questione in Consiglio comunale».
Trasporto pubblico locale e biglietto integrato
Gino Garibaldi (Pdl) ha illustrato un’interrogazione, sottoscritta anche da Matteo Rosso, Roberto Bagnasco, Franco Rocca e Luigi Morgillo del Pdl, sul trasporto pubblico locale e, in particolare, sul biglietto integrato. Il consigliere ha ricordato che da circa 5 anni la Regione Liguria avrebbe dovuto provvedere all’attuazione del pubblicizzato “progetto Proteoâ€, che prevede una integrazione a livello regionale tra più linee di bus ed il treno. «Questa integrazione – sostiene il consigliere – non è mai stata perseguita dalla Regione Liguria per ragioni politiche, inficiando così i sistemi tariffari delle singole aziende». Garibaldi ha chiesto alla giunta quali interventi intenda assumere per arrivare ad una integrazione tariffaria più equa ed omogenea su tutto il territorio ligure, ripristinando un livello di servizio adeguato alle necessità del territorio e garantendo, così, a tutti i cittadini una indifferenziata e vera integrazione modale, oraria e tariffaria per gli spostamenti all’interno della regione. Il consigliere ha chiesto, inoltre, quali siano i tempi per finire l’esame e procedere all’approvazione del testo della riforma del sistema di trasporto pubblico regionale e locale, ormai fermo in Commissione consiliare da lungo tempo.
Per la giunta ha risposto l’assessore ai trasporti Enrico Vesco: «Il biglietto integrato nasce nel 1996, forse con un vizio iniziale perché quando è stato siglato l’accordo commerciale tra Trenitalia e Amt, si estese la validità del titolo di viaggio dell’Amt anche al treno, non diversificando e costringendo così i cittadini ad avere un unico abbonamento, anche se utilizzavano un solo mezzo. Da quel momento a Trenitalia è impedito di vendere biglietti sulla cintura metropolitana così Trenitalia, nell’area di maggior afflusso di utenti, non ha nessun introito da tariffa e quel mancato introito deve essere corrisposto da Amt. Da lì nasce il massimo della tensione: in un momento di grande crisi e grande difficoltà , con una riduzione dei trasferimenti, è innegabile che si voglia continuamente rinegoziare quella cifra. Non corrisponde al vero, però, che il Comune di Genova non sostenesse quell’iniziativa; anzi, l’ha sostenuta a lungo mettendo a disposizione quote soprattutto per quanto riguarda l’agevolata all’interno dell’agevolato. Rammento che nell’ultimo accordo raggiunto per il biglietto integrato a fine 2010, alla chiusura economica dell’accordo mancavano 3 milioni di euro: 2 milioni di euro furono versati dal Comune di Genova e 1 milione di euro dalla Regione Liguria direttamente a Trenitalia. Oggi dobbiamo rinegoziare l’accordo scaduto il 31 dicembre, poi prorogato fino a fine febbraio e pare difficile trovare una sintesi sulla difficoltà manifestata dal Comune di Genova di corrispondere i 2 milioni di euro. Quindi, è sorta la necessità di aumentare il costo dei biglietti per recuperare quella cifra. La Regione si è impegnata, come nel 2010, a mettere un terzo della somma mancante. Ricordo, inoltre, che nel Piano triennale del trasporto 2009-2011 inserimmo una posta pari a 1,3 milioni di euro a disposizione di tutti i bacini e, quindi, potenzialmente di tutte le aziende della regione per sostenere economicamente l’integrazione tariffaria, che è necessaria, ma oggi nella rinegoziazione del biglietto integrato parliamo anche di integrazione dei servizi, perché vogliamo armonizzare ulteriormente il servizio tra i vari vettori e coinvolgere anche l’Atp per quanto riguarda gli aspetti un po’ più ampi della cintura genovese. Riguardo alla legge in commissione, il problema di base è che la riforma delle Province si è rivelata un po’ schizofrenica e di volta in volta abbiamo dovuto aggiornare la norma: dobbiamo aspettare che la riforma venga completata e aggiornare per l’ennesima volta la norma, spero in maniera definitiva».
No alla chiusura uffici postali in provincia di Savona.
Su questo argomento sono state presentate due interrogazioni.
Una è stata illustrata da Maurizio Torterolo (Lega Nord Liguria-Padania), ed era sottoscritta anche da Francesco Bruzzone, Edoardo Rixi e (Lega Nord Liguria-Padania), la seconda, che riguarda in particolare la situazione di Olba San Pietro, nel comune di Urbe, è stata presentata da Aldo Siri (Liste civiche per Biasotti presidente). Torterolo ha rilevato che l’ipotizzata chiusura di alcuni uffici postali in provincia di Savona, annunciata da Poste Italiane, sta suscitando profonda preoccupazione tra gli impiegati, i cittadini, i sindacati ed i sindaci dei Comuni interessati al piano di ridimensionamento. Tale scelta, secondo il consigliere, potrebbe danneggiare utenti e personale impiegato, colpendo soprattutto i Comuni, come Tovo San Giacomo, Stella, Finale Ligure, Varazze, Urbe, Quiliano e Cairo , che saranno privati di «un servizio fondamentale»: per le fasce di età più avanzata, che hanno spesso difficoltà a spostarsi in altri centri, gli uffici postali svolgono, infatti, un ruolo fondamentale per il deposito di denaro ed il ritiro delle pensioni. Le scelte di Poste Italiane, secondo il consigliere, avrebbero, infine, un impatto considerevole anche sugli impiegati degli uffici che verrebbero chiusi e che, attualmente, non hanno certezza sulla loro futura destinazione. Torterolo ha quindi chiesto alla giunta «quali controlli e verifiche siano stati effettuati e quali iniziative intende intraprendere la Regione, anche nei confronti di Poste Italiane, per risolvere i problemi evidenziati».
Aldo Siri (Liste civiche per Biasotti presidente) ha invece chiesto alla giunta «se intenda scongiurare la chiusura dell’ufficio postale di San Pietro d’Olba e mantenere un livello essenziale di servizio postale sul territorio che dovrebbe essere garantito a tutti gli utenti, così come stabilito dal decreto legge n.261 del 1999». Siri ha ricordato che a luglio 2012 Poste Italiane ha presentato un piano di riorganizzazione che, basandosi solo su criteri di economicità , prevede sul territorio nazionale la chiusura di 1.156 sportelli e la razionalizzazione di altri 638, con la riduzione degli orari e dei giorni di apertura. L’esecuzione di questo piano, secondo il consigliere, potrebbe pregiudicare il principio di universalità del servizio postale, sancito dalla direttiva europea 97/67 attuata dal decreto 261 del 22 luglio 1999. Il piano prevede la soppressione dell’ufficio di San Pietro d’Olba, nel Comune di Urbe: «La scomparsa di questo ufficio postale – ha evidenziato Siri – penalizzerebbe queste zone dell’entroterra, già colpite dalla perdita di servizi alla persona, produrrebbe ulteriori disagi ai residenti, in particolare agli anziani e determinerebbe un aumento del carico di lavoro dell’ufficio postale di Urbe».
Per la giunta ha risposto l’assessore all’Agricoltura Giovanni Barbagallo. «Tutti noi – ha detto – siamo molto attenti a quello che sta accadendo nel nostro entroterra: del resto le chiusure dovevano riguardare 60 punti in tutta la Liguria: grazie anche alle nostre pressioni il numero è stato ridotto a 22. Per mantenere una vivibilità dell’entroterra è decisivo che resti questo presidio sociale. Purtroppo ci scontriamo con una logica puramente aziendale. I dirigenti delle poste ribattono che se questi punti devono avere una loro autonomia economica e che l’unica via d’uscita è propagandare il servizio. Da questo punto di vista i risultati non sono esaltanti e non mi rendono ottimista per il futuro: ormai molti servizi possono essere effettuati su internet e sempre più clienti delle poste vi accedono. Non sono quindi sicuro che le chiusure siano finite. Ricordo che la soppressione delle comunità montante non fu una scelta nostra, ma un obbligo di legge. Abbiamo reagito bene cercando di mantenere gli stessi servizi sul territorio ma la battaglia è impari. Continueremo a fare tutto il possibile perché da pare nostra c’è la forte volontà politica di non abbandonare il territorio».
Maurizio Torterolo ha apprezzato «l’onestà intellettuale dell’assessore che ha avuto il coraggio di dire che è una lotta impari. Ma noi dobbiamo fare anche le lotte impari: nell’entroterra abbiamo visto chiudere le Comunità montane, poi le scuole, le guardie mediche adesso si chiudono anche gli uffici postali. Mi domando come si potrà mantenere vive queste zone. Non possiamo ragionare in logiche puramente aziendalistiche. Do atto al presidente Burlando di seguire con attenzione queste realtà e di essere presente sul territorio savonese» .
Aldo Siri ha replicato: «Occorre reagire di fronte alle prepotenze dei poteri forti come le poste. Il problema non riguarda solo gli anziani, ma anche i giovani che vorrebbero stabilirsi nell’entroterra, ma non possano avere i servizi che hanno gli altri cittadini della Liguria».
Euroflora a Genova nel 2015 insieme a Expo di Milano
Armando Ezio Capurro (Noi con Claudio Burlando) ha illustrato un’interrogazione con la quale ha chiesto alla giunta quali iniziative siano state intraprese e quali intenda intraprendere in occasione dell’Expo che si svolgerà a Milano nel 2015 sul tema “Nutrire il Pianeta, Energia per la Vitaâ€. Capurro ha ricordato che nei sei mesi dell’Expo arriveranno 29 milioni di turisti e che in quell’arco di tempo saranno organizzati 7 mila eventi collaterali. «Per la Liguria si tratta di una opportunità unica che, se ben sfruttata, potrebbe portare a indubbi benefici economici sul territorio – ha detto Capurro – soprattutto se la XI edizione di Euroflora, in programma nel 2016, fosse anticipata, come più volte annunciato, di un anno potendo svolgersi in concomitanza con l’evento milanese». Il consigliere ha, quindi, anche chiesto se l’Euroflora si terrà a Genova nel 2015. Vorrei una conferma in questo senso perché ci sono voci che parlano di un suo trasferimento a Milano».
L’assessore all’agricoltura Giovanni Barbagallo rispondendo a nome della giunta ha confermato che la manifestazione si terrà come di consueto a Genova e che verrà anticipata di un anno per garantire un’offerta turistica aggiuntiva in contemporanea con l’Expo di Milano. «L’Euroflora – ha aggiunto – è organizzata dall’Ente Fiera nella sua autonomia. Abbiamo un continuo rapporto con l’Ente ma la competenza è sua. La manifestazione si farà a Genova, su questo non ci sono novità . Si pensa di farla nel 2015 per sfruttare l’Expò di Milano e per arricchire l’offerta ai visitatori. Non abbiamo notizie diverse».
Ezio Capurro ha ribattuto: «Se le cose stanno davvero così chiedo che la Fiera confermi formalmente che la sede della manifestazione sarà Genova e che la data sia anticipata al 2015 »
Futuro turistico per l’aeroporto di Villanova d’Albenga
Marco Scajola (Pdl) ha illustrato un’interrogazione, sottoscritta anche da Marco Melgrati e Roberta Gasco del Pdl, relativa all’aeroporto di Villanova d’Albenga. Il consigliere ha ricordato che il Piano nazionale ha escluso lo scalo dalla lista dei 31 aeroporti di interesse nazionale, ma «grazie al lavoro svolto negli ultimi anni, lo scalo ligure è diventato strutturalmente e qualitativamente una realtà di primo livello. L’aeroporto passerà sotto la competenza diretta della Regione Liguria. La cosa da una parte ci fa piacere dall’altra ci preoccupa. Bisogna farlo diventare un riferimento per i voli low-cost o comunque per voli a chiara caratterizzazione turistica, a tutto vantaggio del settore turistico regionale». Il consigliere ha quindi chiesto alla giunta «quale sarà il futuro dell’aeroporto e cosa intenda fare l’amministrazione regionale per rilanciare questa realtà strategica per il nostro territorio».
Per la giunta ha risposto l’assessore alle infrastrutture Raffaella Paita: «Data la vocazione turistica dell’aeroporto costituiremo un gruppo di lavoro che farà fulcro sull’assessore Berlangieri. Il fatto che diventi di nostra competenza ci preoccupa perché in realtà questo piccolo aeroporto richiede investimenti consistenti e ci apre uno scenario importante per le possibilità che potrebbe offrire, ma che difficilmente possono essere raggiunte senza risorse. Per questo attiveremo un tavolo con la Camera di commercio, gli enti locali e le organizzazioni turistiche della zona: la sfida è elaborare un piano di rilancio che si basi su una visione lungimirante. Contiamo di coinvolgere tutti i consiglieri regionali della zona».
Marco Scajola ha garantito la massima disponibilità a partecipare al gruppo di lavoro e ha ricordato che i piccoli aeroporti spesso riescono a vivere grazie alle attività sportive come il paracadutismo e il volo sportivi. «Il turismo aereo fatto con piccoli aerei con ultra leggeri ed elicotteri conta centinaia di appassionati».
I residui dei gruppi consiliari al fondo per la non autosufficienza
E’ stato approvato all’unanimità un ordine del giorno sottoscritto da tutti i gruppi (primo firmatario Edoardo Rixi della Lega Nord Liguria-Padania) che impegna il presidente della giunta a “destinare anche mediante iniziativa legislativa, i residui attivi dei resoconti dei gruppi consiliari al “Fondo per la non autosufficienzaâ€. Nel documento si ricorda che il rapporto fra il finanziamento per il funzionamento dei gruppi consiliari e le risorse effettivamente spese per l’attività dei gruppi consiliari ha prodotto residui attivi e che quelli relativi al 2010 e 2011 sono stati restituiti mentre quelli del 2012 saranno restituiti in questi giorni dai gruppi consiliari virtuosi alle casse del Consiglio regionale. I firmatari ritengono, infine, “opportuno destinare tali risorse al bilancio dell’Ente Regione relativamente ai capitoli di spesa che nel corso degli ultimi anni hanno registrato maggiori tagli e che riguardano le fasce più deboli della popolazioneâ€
Mantenere la sede del centro civico Genova Pegli
E’ stato approvato all’unanimità un ordine del giorno sottoscritto da tutti i gruppi (primo firmatario Stefano Quaini del Sel) che impegna il presidente della giunta “ a valutare positivamente la proposta di una permuta che, senza aggravi per il bilancio della Regione Liguria, garantirebbe il mantenimento della sede del centro civico di Pegliâ€. Nell’ordine del giorno viene ricordato che i centri civici sono luoghi di aggregazione e partecipazione della cittadinanza e vanno quindi “tutelati e sostenuti†e che spesso questi “l’unica opportunità in alcuni territori per usufruire di uno spazio sociale non a scopo di lucroâ€. In particolare a Pegli esiste da tempo un centro civico sede di numerose associazioni, tuttavia un anno fa la Regione, proprietaria dei locali ove ha sede il centro civico, ha deciso di procedere alla sua cartolarizzazione dando incarico ad Arte di vendere i locali. Il Municipio del Ponente e il Comune di Genova, in seguito a ciò, hanno aperto un tavolo di confronto con la Regione Liguria su questo tema allo scopo di evitare la dismissione del centro.
Mettere in sicurezza l’ex cava Pian di Carlo in Val Varenna
E’ stato approvato all’unanimità un ordine del giorno sottoscritto da tutti i gruppi (primo firmatario Aldo Siri di Liste civiche per Biasotti presidente) che impegna la giunta a “verificare l’attività all’interno della ex cava Pian di Carlo e, in particolare, la stabilità del materiale abbancato al fine di evitare eventi calamitosi già verificatisi in passato, a controllare che i lavori di abbancamento rispettino le disposizioni del piano di rinaturalizzazione della cava, sia per quanto riguarda la movimentazione dei materiali sia per quanto riguarda la natura dello stesso materialeâ€.
Nel documento si ricorda che la ex cava fu chiusa negli anni ’90 e ora è utilizzata come discarica di materiali inerti. Secondo i firmatari dell’ordine del giorno il piano di rinaturalizzazione avrebbe dovuto rispettare gli argini naturali del Varenna mentre la costruzione di nuovi argini ha “in realtà ostacolato il corso del torrente e le sponde hanno ristretto il letto del torrente creando un’ansa artificiale che garantisce alla società che gestisce la discarica di aumentare il volume di materiale abbancato, il quale potrebbe franare sul torrente formando una diga temporanea che potrebbe cedere in caso di forti piogge provocando un’onda d’acqua che potrebbe avere conseguenze catastrofiche per l’intera valle e l’abitato di Pegli. Il Comitato della Val Varenna ha presentato un esposto alla Procura della Repubblica per questi accumuli di terra. Nel testo si ricorda, infine, che nel 1993 il Varenna esondò in più punti provocando la morte de due persone e danni ingentissimi.
Assenti: Conti, Gasco, Montaldo e Piredda
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