La notizia che l’Unione Europea risulterà senza frontiere anche per quanto riguarda la libertà di cura, ci fa oggi meditare su una sfumata opportunità per Santa Margherita Ligure e per il Tigullio in materia sanitaria. Mi spiego per chiarire.
La direttiva europea, la cosiddetta “Schengen della Sanità”, che il nostro Paese dovrà recepire vista la recente legge, consentirà a tutti i cittadini europei di effettuare oltre frontiera interventi chirurgici, cure, ma anche esami diagnostici e consulenze, con rimborso totale da parte delle ASL (ovvero delle Regioni) verso i Paesi scelti.
Tutto questo ci riporta, con la memoria, al 2009/2010 quando l’Associazione “Gente di Liguria”, coordinata da chi stende questa nota, aveva ripetutamente (ma, ahimè, invano) proposto ai vari Enti la possibilità di una “riconversione” del nosocomio sammargheritese a patto di (almeno) una “convenzione specialistica” con un’Azienda privata.
In sostanza, se la Regione Liguria avesse provveduto a “convenzionarsi” con un privato per una specialità (diciamo, ad esempio, “riabilitazione”, così indispensabile nel nostro territorio), l’azienda privata avrebbe potuto rilevare il nosocomio di S. Margherita Ligure per adibirlo a Casa di cura o clinica specialistica di settore.
In sostanza, “riconvertendo” l’ospedale cittadino, si sarebbe attuato quel “turismo sanitario” che già viene offerto (e praticato) nelle limitrofe regioni della Lombardia, del Piemonte o della Toscana, e che oggi, alla luce della “Schengen della Sanità”, avrebbe consentito ulteriori “sbocchi” internazionali.
Scrivo questa considerazione con cognizione di causa, perché posso affermare con assoluta certezza che almeno due Aziende private (una della Lombardia e una del Piemonte) erano interessate all’acquisizione del nosocomio di S. Margherita Ligure a patto che fosse stipulata almeno una “convenzione”. In questo modo, oggi non solo la Città avrebbe conservato il polo ospedaliero (con i vari laboratori di analisi) a fronte di una sbandierata, promessa e mai attuata “piastra ambulatoriale” pubblica, ma Santa Margherita Ligure avrebbe potuto puntare su un “turismo sanitario” tale da risollevare la difficile situazione economica attuale.
Pensiamo soltanto a tutti quei cittadini del nord Italia che, attraverso “pacchetti turistici-alberghieri” ad hoc, avrebbero potuto trascorrere con i loro familiari periodi di soggiorno nel Tigullio, oppure ancora a tutti quei proprietari di “seconde case” che, in vista di un programmato intervento sanitario di un loro familiare, avrebbero potuto soggiornare in Città anche durante i periodi cosiddetti “morti” (autunno o inverno). O, infine, pensiamo agli sviluppi che avrebbe potuto assumere la presenza di un importante “polo sanitario di eccellenza” alla luce della recente legge di “libertà di cura” europea.
Purtroppo una miope politica sanitaria ha impedito uno sviluppo in questo settore.
Marco Delpino






