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Nasce il museo della sedia leggera di Chiavari

Guido Rocca premiato per una sedia anni Settanta

Guido Rocca premiato per una sedia anni Settanta

Grazie alla donazione di Anna Marchese e Guido Rocca la Società Economica di Chiavari si fa promotrice del progetto del museo della sedia leggera di Chiavari, che sarà allestito nell’ex laboratorio di Guido Rocca, tra i principali artigiani attivi nella realizzazione della tipica produzione artigianale chiavarese, nota in tutto il mondo.

Guido Rocca, nato a Chiavari nel 1922, col fratello Giuseppe, aveva ereditato dal padre
Vittorio il laboratorio per la manifattura artigianale del legno e dei mobili sito in città. Alla
morte del padre, nel 1950, i due fratelli Rocca si trasferirono in corso Dante 24. Nel ’71
l’attività fu definitivamente stabilita nei locali di proprietà di Guido in via Piacenza 80. In
quest’ultimo laboratorio, Guido continuò a lavorare anche dopo la morte del fratello, e
fino alla sua avvenuta nel dicembre del 2009. Questo spazio, da allora conservato intatto,
è la sede principale del costituendo museo. Esso si svilupperà lungo le due grandi aule
rettangolari che, assieme a alcuni altri volumi pertinenziali, caratterizzano quest’architettura
essenziale, tipica del razionalismo del Dopoguerra.
L’apertura del Museo Anna e Guido Rocca, sotto la guida scientifica di Raffaella
Fontanarossa, è prevista nel corso del 2018.
Quella della sedia di Chiavari è una storia di artigianato, di design e di collezionismo
internazionale che intreccia maestranze e personalità dell’architettura – si pensi alla
variante della celeberrima seggiola disegnata da Gio Ponti, nota come Superleggera – e
della cultura.
Attraverso il collezionismo, la sedia leggera di Chiavari è tutt’oggi presente nelle principali
dimore pubbliche e private europee (regge di Caserta, Versailles, Cremlino, Vaticano, etc.),
americane (Casa Bianca) e asiatiche (in India, per esempio, dove il seggiolaio chiavarese
Bacigalupo nel 1871 spedì 1500 sedie). La sedia leggera è presente anche in molte
prestigiose istituzioni museali tra le quali il Vitra Design Museum di Basilea.
Il Museo vuole raccontare questa storia, attraverso un progetto originale e di grande
impatto, che prevede la musealizzazione del laboratorio di produzione artigianale di
Guido Rocca, dove saranno esposti oggetti, disegni progettuali e documenti vari
provenienti dal lascito Rocca e l’importante collezione di sedie raccolta negli anni dalla
Società Economica di Chiavari. La costruzione dell’Archivio, considerata come un work
in progress, intende raccogliere documenti, oggetti e narrazioni orali affinché la storia della
sedia di Chiavari diventi patrimonio condiviso e meglio conosciuto, a partire dalla comunità
chiavarese, a livello nazionale e internazionale.

I seducenti spazi del museo della sedia di Chiavari saranno inoltre utilizzati per ospitare e
produrre progetti di arte contemporanea, e nell’ambito del costituendo museo saranno
organizzate, già a partire dal gennaio 2018, conferenze, momenti di approfondimento e
workshop di designer e artisti per indagare l’oggetto sedia nei suoi molteplici aspetti
culturali e della storia materiale, socio-economici, storici e filosofici.
L’obiettivo è quello di rendere questo luogo una realtà viva e stimolante, polo culturale di
riferimento.
“L’INIZIO DI UNA SEDIA”
Artisti al Museo Anna e Guido Rocca
16 settembre – 14 ottobre 2017
ex Laboratorio Guido Rocca
via Piacenza 80, Chiavari GE
Nell’ambito del progetto Museo Anna e Guido Rocca della sedia leggera di Chiavari un
primo evento è costituito dalla mostra collettiva “L’inizio di una sedia”. Artisti al Museo
Anna e Guido Rocca che si inaugurerà il 16 settembre 2017, la mostra resterà aperta
per circa un mese, fino al 14 ottobre. Il titolo, L’inizio di una sedia, è una citazione del testo
poetico Blizzard of One di Mark Strand.
Dopo anni di chiusura, gli spazi del laboratorio di Guido Rocca, in via Piacenza 80 a
Chiavari, saranno nuovamente aperti al pubblico. Tra gli strumenti di lavoro e i materiali
ancora presenti in loco si svilupperà una narrazione tesa a far emergere le tracce del lavoro,
la storia di Guido Rocca e l’impatto che la sua attività artigianale ha avuto per la storia
economica e sociale della comunità chiavarese.
I curatori Mario Commone e Lara Conte, col coordinamento di Raffaella Fontanarossa,
hanno invitato quattro artisti che lavorano con linguaggi e media diversi a relazionarsi con la
storia e la memoria del luogo.
Rileggendo le tracce, recuperando le storie, esplorando gli spazi, Jacopo Benassi,
Lorenzo D’Anteo, Marco Andrea Magni e Beatrice Meoni proporranno i loro interventi
concepiti come narrazioni autonome e indipendenti che accompagneranno il visitatore a
dipanare i momenti di una narrazione plurima, dove le suggestioni e l’ascolto individuale del
luogo diventano possibilità di esplorare le tracce di una geografia affettiva stratificata e la
memoria collettiva di una comunità.

Jacopo Benassi
Fotografo, artista eclettico e visionario. Collabora con magazine come “Rolling Stone”,
“GQ”, “ Wired”, “Riders”, “11 Freunde”, “Crush Fanzine”. Autore di Ecology of the image,
pubblicato dall’agenzia pubblicitaria 1861 United. Le sue fotografie sono dirette, indocili,
crude e allo stesso tempo pervase da una malinconia sottile. Benassi cattura senza
eccezione l’essenza di tutto quello che fotografa: che siano persone o oggetti, le sue
fotografie sono sempre dei ritratti, e come tali non rappresentano ma rivelano. Molteplici
le sue collaborazioni, tra cui quella con il regista Paolo Sorrentino per il libro edito da
Mondadori Gli aspetti irrilevanti, in cui il regista premio Oscar immagina la vita di ventidue
personaggi a partire da ventidue persone ritratte da Jacopo Benassi.
Lorenzo D’Anteo
Studia scultura all’Accademia di Belle Arti di Carrara. Al centro della sua poetica è
predominante il disegno. Sulla carta rappresenta interni con un taglio fotografico e
mantenendo le proporzioni reali, dove si accumulano oggetti di natura ambivalente, a
volte domestici, a volte minacciosi, visioni distopiche della nostra umanità. Ha realizzato
le illustrazioni per “The eyes can see what the mouth can not say”, magazine semestrale
fondato da Jacopo Benassi e Federico Pepe nato per raccontare e documentare le attività
del Btomic, La Spezia.
Marco Andrea Magni
Si laurea presso l’Accademia di Belle Arti di Brera, perseguendo poi un master in Tecniche
di Organizzazione e Comunicazione delle Arti Visive. Frequenta il corso post lauream in
Arti Visive presso la Fondazione Antonio Ratti a Como, con Richard Nonas. Allo IUAV di
Venezia partecipa a seminari filosofici-teoretici con Giorgio Agamben e d’arte visiva con
Remo Salvadori. Lavora con il concetto di scultura come “occasione” e “maniera”, nella sua
accezione di opportunità, circostanza, pretesto, forma qualitativa. Il suo lavoro si articola
nel flusso dell’esperienza vivente, lungo un percorso che trascorre dalla filosofia morale
alla riflessione artistica, all’esperienza della scultura, fino a trovare il proprio epicentro in
un’interrogazione continua attraverso l’incontro con l’altro che ne diventa interlocutore e
misura.
Beatrice Meoni
Dopo la laurea in Letterature straniere, si forma attraverso le collaborazioni con compagnie
teatrali e scenografi di rilievo che affiancano fin dall’inizio il lavoro di pittrice di scena a
quello di progettista per la poesia, per la prosa e per la danza. Negli ultimi anni si dedica
principalmente alla pittura e all’indagine e sperimentazione sulle possibilità linguistiche della
pratica pittorica. Nel 2012 inizia la sua collaborazione con la galleria Cardelli & Fontana di
Sarzana.

Raffaella Fontanarossa, Assessore ai Musei della Società Economica di Chiavari, è dottore
di ricerca in storia dell’arte presso l’Università di Ginevra, insegna Museologia all’Università
di Bologna e collabora con la IULM (Milano). A lungo conservatore dei musei civici di
Chiavari, ha dedicato numerose pubblicazioni alla storia del collezionismo e alle dimore del
centro storico cittadino. La capostipite di sé (Roma, Etgraphiae) è il suo ultimo libro.
Mario Commone. Storico dell’arte contemporanea, artista e organizzatore di eventi culturali
e mostre. Da oltre vent’anni socio della Galleria Il Gabbiano arte contemporanea della
Spezia, realizza mostre e progetti culturali anche in collaborazione con altri enti (CAMeC,
Centro Arte Moderna e Contemporanea della Spezia; Fondazione Zappettini, Chiavari,
Milano; etc.). È stato membro del Comitato tecnico scientifico per le attività culturali della
Regione Liguria.
Lara Conte. Storica dell’arte contemporanea (Phd. Università di Pisa), è stata assegnista
di ricerca presso il Dipartimento di Storia delle Arti dell’Università di Pisa e chercheur invité
all’INHA di Parigi. Dal 2010 è docente a contratto di Storia dell’arte contemporanea presso
l’Università dell’Insubria di Como. Collabora con molteplici istituzioni museali ed enti di
ricerca. È autrice, tra gli altri, di Materia, corpo, azione. Ricerche artistiche processuali
tra Europa e Stati Uniti. 1966-1970 (Electa, Milano) e Paolo Icaro. Faredisfarerifarevedere
(Mousse Publishing, Milano)