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Presentato #FilieraSporca, il rapporto che svela i veri invisibili dello sfruttamento in agricoltura

Un viaggio che parte dai terreni di raccolta delle arance in Calabria e Sicilia e ricostruisce l’intera filiera fino alle multinazionali e alla grande distribuzione, passando per i commercianti , vero cuore del problema.

#FilieraSporca chiede impegni precisi al Ministro dell’Agricoltura e ai grandi marchi. Nel rapporto le risposte delle aziende del settore e della Coca Cola, che svela per la prima volta l’elenco dei suoi fornitori italiani.

Il Rapporto “#FilieraSporca. Gli invisibili dell’arancia e lo sfruttamento in agricoltura nell’anno di Expo” ricostruisce la filiera degli agrumi, una filiera molto lunga, composta da troppi passaggi per portare un’arancia dall’albero al supermercato. Passaggi, molti dei quali gestiti e diretti dai grandi commercianti locali, in cui si acquista il frutto pendente, si organizzano le squadre di raccolta, si prendono accordi con le aziende di trasporto e si fanno affari con la GDO e le multinazionali. Passaggi in cui si inseriscono gli interessi di caporali e criminalità organizzata, ma non solo.
Il rapporto e la campagna #FilieraSporca sono stati presentati mercoledì 24 giugno dai rappresentanti delle tre associazioni promotrici: Fabio Ciconte, presidente di Terra! Onlus, Lorenzo Misuraca, dell’Associazione daSud e Antonello Mangano di Terrelibere.org, che ne hanno discusso con i deputati Celeste Costantino (Sel) e Giuseppe Civati (gruppo misto – Possibile).

La campagna #Filierasporca ha ricostruito con interviste sul campo, raccolta di dati, e confronto con gli operatori del settore, il percorso dei frutti dai campi agli scaffali dei supermercati. Le arance rosse dell’Etna esportate in tutto il mondo, il biondo calabrese mischiato col succo brasiliano che finisce nelle lattine delle multinazionali, le clementine di Sibari portate nei banconi di tutta Italia. I promotori della campagna hanno chiesto ai grandi marchi della distribuzione e della produzione come Coop, Coca Cola, Conad e Nestlé, chiarimenti riguardo all’impegno contro il lavoro nero e la trasparenza nei confronti dei vari passaggi che portano i prodotti dalla campagna agli scaffali dei supermercati.
Coca cola ha risposto rendendo pubblici per la prima volta la lista dei propri fornitori italiani, mentre Coop ha descritto i meccanismi messi in atto a livello contrattuale per limitare il rischio di irregolarità tra i suoi sub-fornitori.

Antonello Mangano, che ha curato l’indagine, spiega: “Il cuore della filiera è un ceto di intermediari che accumula ricchezza, organizza le raccolte usando i caporali, determina il prezzo. Impoverisce i piccoli produttori e acquista i loro terreni. Causa la povertà dei migranti e nega un’accoglienza dignitosa”. Sono loro i veri “invisibili” che i media spesso dimenticano di raccontare.

“Nell’anno di #Expo2015, attraverso #FilieraSporca chiediamo un impegno alle imprese e alle istituzioni attraverso la responsabilità solidale delle aziende, che devono rispondere per quanto avviene anche nei livelli inferiori della filiera.” dichiara Fabio Ciconte “E soprattutto chiediamo una normativa sull’etichetta trasparente anche per ragioni etiche e l’elenco pubblico dei fornitori, perché informazioni trasparenti permettono ai consumatori di scegliere prodotti liberi da sfruttamento”.

Abbiamo chiesto un incontro al Ministro Martina per poter discutere le nostre proposte e, a partire da oggi, avvieremo una campagna pubblica in cui coinvolgere associazioni e singoli cittadini per una filiera trasparente.

“Con questa campagna – conclude Lorenzo Misuraca – ci poniamo l’obbiettivo di illuminare le zone d’ombra della filiera in modo che per le aziende e per la politica diventi più conveniente avviare percorsi virtuosi che chiudere gli occhi sulla schiavitù nelle campagne italiane”

Il Rapporto è liberamente consultabile e scaricabile dal sito www.filierasporca.org,