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Prosegue l’azione persecutoria e intimidatoria del sindaco di S. Margherita Ligure nei riguardi di un Cittadino

Bene. Ho preso atto che il sindaco di S. Margherita Ligure Roberto De Marchi ha inteso proseguire l’azione intimidatoria e persecutoria che porta avanti ormai da mesi nei confronti di un Cittadino reo di aver legittimamente “osato” criticare scelte amministrative.
L’attuale Giunta, infatti, con delibera del 18 luglio (cosa mai accaduta sino ad ora), ha intrapreso un’azione penale verso il Cittadino Marco Delpino, colpevole (a loro dire) di aver usato “espressioni gravemente ingiuriose e pesanti insulti ed offese connesse alla carica pubblica rivestita ed all’esercizio delle proprie funzioni pubbliche, nonché di contenuto diffamatorio nei confronti dell’attuale Amministrazione” nei confronti dell’assessore Pinuccio Fois.
A parte il fatto che l’espressione “ingiuriosa” è stata solo una, frutto di uno stato emotivo che di seguito spiego, io sarò certamente caduto in una “trappola provocatoria” tesami lo scorso lunedì, ma il sindaco De Marchi ora è scivolato nel cattivo gusto e nella vera e propria persecuzione nei confronti di un Cittadino attraverso la formulazione di una delibera che assumerà (lo spero) rilevanza nazionale proprio per la gravità dell’atto, che denota un esclusivo desiderio di “vendetta politica”.
E allora, a questo punto, sarà bene rendere pubblico tutto quanto, compresi i “retroscena”, che, senza timore, saranno oggetto di attenzione e di approfondimento in qualunque sede.
La vicenda si inquadra nel gravissimo caso di “bavaglio” che il sindaco De Marchi ha voluto mettere alla “Tigulliana Estate 2012”, con la mancata risposta ad una richiesta avanzata cinque mesi e mezzo prima delle date previste per gli incontri.
Questa mancanza di rispetto (e di democrazia) da parte del sindaco nei riguardi di un Cittadino mi ha spinto a rivolgermi al Prefetto di Genova al fine di denunciare quella che, con ragione, ho chiamato “emergenza democratica”.
La mia “reazione” nei riguardi dell’assessore Fois è poi una sorta di “legittima difesa” di fronte ad un’aggressione verbale (telefonica) subita in precedenza mezz’ora prima. Tutta la “lite in piazza” va pertanto inquadrata in questo “contesto”.
Ma procediamo con ordine fornendo l’esatta versione dell’accaduto:
L’incontro in piazza Mazzini con l’assessore Pinuccio Fois fa seguito ad una telefonata fattami dallo stesso Fois alle ore 8.43 di lunedì 16 luglio utilizzando l’utenza telefonica del cellulare dell’assessore Andrea Bernardin.
Nel corso della comunicazione, durata oltre 7 minuti, l’assessore Fois assumeva un atteggiamento “risentito” a seguito di una mia segnalazione in merito ai rumori causati dalla pulizia domenicale delle strade in deroga ad un regolamento acustico adottato dallo stesso Comune il mese scorso.
La conversazione si interrompeva in modo brusco da parte dello stesso assessore, ed è verificabile dalla registrazione del mio tabulato telefonico.
Durante l’incontro-scontro in Piazza Mazzini, l’assessore Fois provocatoriamente aggiungeva: “Non parlo con un pagliaccio!”. Quindi, su mia richiesta, rettificava: “Non voglio fare pagliacciate in piazza, vieni in Comune”.
A questo punto il dialogo si accendeva e l’assessore Fois, scendendo dalla moto, mi si inchiodava davanti, quasi pronto ad aggredirmi, invitandomi ad allontanarmi dalla piazza. Io replicavo che il luogo è pubblico e lui non poteva arrogarsi il diritto di cacciare nessuno. Seguiva il mio consiglio a stemperare il suo nervosismo.
Al che Fois aggiungeva: “Ti prude il c… perché abbiamo stroncato le tue iniziative”.
Da qui la mia reazione e la frase (“Assessore del c…”), che riprendeva il termine usato da Fois, e che era indirizzata non certamente alla “persona” di Pinuccio Fois, sul cui onore e decoro nulla ho da obiettare, ma come “critica” ad un comportamento “politico”, oltre che conseguenza diretta ed immediata ad una “provocazione”.
Tutto quanto scrivo potrà essere facilmente confermato dai testimoni presenti, se in buona fede.
Con il Signor Pinuccio Fois non ho nulla di personale, ma dissento fortemente dal suo “metodo” di non accettare neppure una (in origine) velata critica (in tutto simile al metodo del suo sindaco). Per questo colloco l’increscioso episodio nell’avvelenato clima di una tensione “politica” che si trascina da oltre un anno e mezzo e che, in conseguenza di alcune mie prese di posizione in materia ambientale, mi ha visto al centro di ripicche e di tentativi più o meno mascherati di censura.
Da qui, in uno stato d’ira, la mia poco elegante espressione, che va vista come legittima (anche se discutibile) manifestazione di pensiero.
Reazione d’ira come “diritto di critica” (sancito dall’art. 21 della Costituzione), dunque, verso decisioni, comportamenti e scelte esclusivamente “politiche” che mi hanno visto nel ruolo di vittima di un Potere arrogante che adotta il metodo della forza verso i deboli e della debolezza verso i forti.
Alla luce di quanto sopra, sono contento che, questa volta, a cadere nella trappola sia stato proprio il sindaco, che finirà con lo scontare la sua costante arroganza politica.
 
Marco Delpino
(Giornalista e vittima dell’arroganza del Potere sammargheritese)