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Ciò che emerge in maniera dirompente dalla lettura di Sopravvivere a Sarajevo è come la cultura sia fondamentale quanto il pane e l’acqua, come uno spettacolo di teatro, un concerto, un incontro per parlare di cinema siano state ancore fondamentali per la sopravvivenza psicologica di persone annientate in una trappola fisica e mentale. Le voci di questo testo ci raccontano la forza dell’azione umana, mostrandoci come nei conflitti l’unica possibilità di sopravvivenza sia la costruzione di una comunità che trae linfa vitale dalla creatività e dalla resistenza culturale.
Sopravvivere a Sarajevo costituisce un archivio del futuro, un monito al tempo presente sulla pericolosità dei nazionalismi, una questione oggi più che mai al centro degli equilibri europei: portare avanti la memoria di quelle carneficine è solo uno dei tanti modi per combatterli e prevenirne la degenerazione.
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