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RAFFAELLA DELLA BIANCA (Gruppo Misto) su FIERA DI GENOVA: «Quali sono i veri interessi di Regione Liguria e Autorità Portuale? »

La consigliera Raffaella Della Bianca ricorda come nel gennaio 2013 era stato approvato un Piano degli interventi che prevedeva per Fiera di Genova la scissione in due società, una immobiliare e una destinata alla gestione eventi.

Tale Piano venne successivamente rigettato dal sindaco, il quale si rese conto che la Società immobiliare sarebbe stata nient’altro che una bad company, cioè una società utilizzata per assorbire attività in sofferenza, lasciando una good company (fiera eventi) in condizione di svolgere un’attività redditiva (con tutti i rischi del caso: elusione dei redditi d’impresa, Corte dei Conti ecc…).

«Nel mese di marzo – spiega la consigliera -, venne presentata una soluzione alternativa, che nell’aprile 2014 diventerà il nuovo Piano degli interventi sottoscritto da tutti i soci (Comune, Regione, Provincia, Autorità Portuale) e che prevedeva che Fiera cedesse una parte di aree a SPIM (Palasport, padiglione C, palazzina uffici)».

Raffaella Della Bianca sottolinea come SPIM (controllata al 100% dal comune) l’8 agosto 2014 (dopo una sofferta e ampiamente discussa delibera comunale) acquista dal Comune le aree per 18,6 milioni di euro, che versa al comune, il quale a sua volta estingue il mutuo del padiglione B (che guarda caso è dello stesso valore). SPIM per gestire l’operazione costituisce la società ad hoc Nuova Foce srl.

«In effetti Fiera ha ceduto al Comune tutte le aree del quartiere, per poi riutilizzare in regime di locazione i padiglioni B e D, a fronte del pagamento di un canone annuo che di fatto verrà scomputato – dice -.  Il comune riconosce di avere un debito nei confronti di Fiera in quanto Fiera restituisce al Comune un quartiere a maggiore valore, in considerazione degli investimenti per la realizzazione del nuovo pad. B e per gli interventi di manutenzione straordinaria su altre aree espositive».

 La differenza fra i 42 milioni di euro (costo pad. B), sommati ai circa 3 milioni di interventi straordinari sulle aree e i 18,6 milioni del valore delle aree, detratto il valore del vecchio padiglione B (circa 7 milioni di euro) di cui sopra, genera sostanzialmente una differenza di circa 13 milioni di euro. La consigliera precisa che i 13 milioni di euro è il debito residuo del comune nei confronti di Fiera. Tale somma verrà ‘erogata’ a scomputo di un canone d’affitto annuo di circa 700mila euro, per l’utilizzo dei padiglioni B, D, e delle aree adiacenti, fino al 2034.

«Esistono delle anomalie – sottolinea Della Bianca -. Innanzitutto, in precedenza il canone d’affitto era di 350mila euro per il doppio delle aree. Secondariamente il comune, socio di maggioranza, è stato l’unico socio a farsi parte attiva per il salvataggio della fiera, pur avendo una quota di maggioranza relativa. Regione ed altri soci sono rimasti in silenzio, in particolare Regione e Autorità Portuale. La sensazione è che Regione e AP gradissero già allora la variazione di destinazione d’uso delle aree fieristiche, tant’è che ragionavano sul progetto dell’architetto Renzo Piano, progetto utilizzato strumentalmente per intervenire sulle aree a ponente della Fiera (tombamento dello Yacht Club italiano, al quale non verrà più rinnovata dall’Autorità Portuale la concessione dal 2016 in avanti, e spostamento dello stesso in darsena fiera, con evidenti danni potenziali al Salone Nautico; utilizzo delle aree dello Yacht Club Italiano per allargare le Riparazioni navali; acquisizione di Ansaldo Nira da parte di AP e costruzione di una darsena che ospiterebbe Rowing Club e Elpis)».

La consigliera ritiene che l’architetto Renzo Piano sembrerebbe servire per fare saltare gli schemi e gli assetti urbanistici consolidati e per disattendere il Piano industriale, sottoscritto da tutti i soci, compresa regione e Autorità Portuale.

«Il Presidente dell’AP Merlo – dice -,  non volendo più estendere la concessione della nuova darsena al 2020, come era previsto dal Piano degli interventi, rende vana la sopravvivenza di Fiera stessa. Se tale piano andasse in porto la nuova società Saloni Nautici non potrebbe più assorbire i 6 dipendenti di Fiera per una valore complessivo di 300mila euro, né potrebbe affidare a un partner di mestiere la gestione della nuova darsena e pagare conseguentemente a Marina Fiera un canone d’affitto per l’utilizzo delle infrastrutture sia durante il Salone, sia per l’attività svolta durante l’anno (400/500mila euro). L’abbinata Regione-Autorità Portuale versus il comune sta affossando Fiera a fronte di altri interessi».

Attraverso una Mozione firmata anche dalla Lega Nord e da Forza Italia, la Della Bianca impegna il presidente Burlando a riferire in consiglio sulla situazione effettiva in cui si trova Fiera Genova e quale futuro si prospetta  su tale realtà non solo a parole, ma presentando costi e investimenti certi e  a spiegare i motivi e i veri ‘interessi’ che hanno spinto Regione Liguria assieme all’Autorità Portuale a restare in silenzio, mentre il Comune, socio di maggioranza, è stato l’unico a farsi parte attiva per il salvataggio di Fiera.