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SALVATI I PESCI DEI NOSTRI TORRENTI

LAVORO IMMANE IN QUESTE SETTIMANE DI AGOSTO PER LE GUARDIE FIPSAS E I VOLONTARI DELLE SOCIETA’ DI PESCA COINVOLTE, TRA QUESTE LA FI.MA HA MOBILITATO UN BUON NUMERO DI SOCI, COINVOLGENDOLI SIA NEI MONITORAGGI E SIA NELLE FATICOSE OPERAZIONI DI RECUPERO E TRASPORTO DEI PESCI SALVATI.

LE QUANTITA’ DI PESCE PORTATO IN SALVO, SONO IMMENSE, SOLO PER IL LAVAGNA ABBIAMO SUPERATO 1,5 TONNELLATE, IN PIU’ GIORNI DI FATICHE.
MA LA SICCITA’ NON DEMORDE, LE PIOGGE PIU’ VOLTE ANNUNCIATE NON SI SONO FATTE VEDERE; E I TORRENTI SOFFRONO L’ARSURA, NON SOLO I TRATTI PRINCIPALI, MA SECCANO LA MAGGIOR PARTE DEGLI AFFLUENTI, RIVI CHE A MEMORIA D’UOMO NON HANNO MAI MOSTRATO SEGNALI DI CEDIMENTO, MIETENDO VITTIME IN PARTICOLAR MODO NEI SALMONIDI (TROTE FARIO INDIGENE).
ACQUE PREGIATE COME L’AVETO, SI VEDONO IN QUESTI GIORNI IMPOVERITE DELLO SCORRIMENTO SUPERFICIALE, TALMENTE PRECARIO CHE CI HA OBBLIGATO INTERVENIRE CON UN MASSICCIO RECUPERO DI TROTE FARIO, DA BELLISSIMI RIPRODUTTORI A MINUTAGLIA, AMMASSATI IN POZZE ISOLATE E A RISCHIO MORTE LENTA O ATTI DI BRACCONAGGIO.
SEMPRE GLI AGENTI FIPSAS, SONO INTERVENUTI IN TREBBIA ED IN SCRIVIA, PER RECUPERARE, NEL PRIMO CASO TROTE FARIO IN UN LATERALE GESTITO A RUSCELLO VIVAIO, MENTRE NELLO SCRIVIA SI E’ INTERVENUTI IN VARI PUNTI DOVE IL FIUME STAVA ASCIUGANDO; PORTANDO ALLA LUCE BELLISSIMI PESCI DI TAGLIA IMPRESSIONANTE COME BARBI E CAVEDANI; CONDITO CON QUINTALI DI MINUTAGLIA COME ALBORELLE; VAIRONI; SCARDOLE; LASCHE ED UNA RARITA’, LA CAGNETTA (BAVOSA D’ACQUA DOLCE) IPER PROTETTA…..
MA PARLANDO DI PESCI PROTETTI, NON POSSIAMO DIMENTICARE L’ANGUILLA, IL BARBO CANINO e IL BARBO COMUNE, ed IN FINE IL VAIRONE ; PER L’ANGUILLA VIGE UNA DISPOSIZIONE REGIONALE DI TUTELA INTEGRALE, PER CUI NE E’ VIETATA LA PESCA IN TUTTE LE FORME; IL BARBO CANINO e COMUNE, IL VAIRONE, GODONO DI NORME EUROPEE DI PRESERVAZIONE DELLA SPECIE, PER CUI IN LIGURIA LA CATTURA VEDE PRECISE RESTRIZIONI, COME NUMERO DEI CAPI; MISURA E PERIODO DI PESCA. POI VI SONO SPECIE IN ESTINZIONE, COME LA CAGNETTA (Bavosa d’acqua dolce) E LA COBITE, PESCI CHE NON HANNO INTERESSI ALIEUTICI, MA PER QUESTO ANCORA PIU’ IMPORTANTI NELL’OTTICA NATURALISTICA ED ECOSISTEMA.
ANCHE IN PETRONIO GLI AGENTI FIPSAS DI CASARZA SI SONO PRODIGATI PER METTERE IN SALVO QUINTALI DI PESCE, SALVANDOLO DAL RITIRARSI LENTO MA INESORABILE DEL FLUSSO SUPERFICIALE, LIMITANDO LA PRECARIA SOPRAVVIVENZA NELLE PICCOLE POZZE IN PROSSIMITA’ DELLE NUMEROSE BRIGLIE.
PER CUI IL LAVORO SVOLTO DAI VOLONTARI IN QUESTE SETTIMANE MERITA QUALCHE RIGA, QUALCHE APPROFONDIMENTO…….UNA ATTENZIONE MAGGIORE DALLE REDAZIONI, SE NON FOSSE ALTRO PER FARE CHIAREZZA SU CERTA SITUAZIONI CREATE DALL’UOMO (VEDI T. LAVAGNA) CHE PER SCOPI POTABILI TRASCURA IL RISPETTO DI REGOLE BASE COME I DOVERI DI DMV (deflusso minimo vitale).

Grazie al monitoraggio quotidiano
degli Agenti FIPSAS e dei
Pescasportivi, che ci segnalavano le
precarietà, zona x zona,
indistintamente tra Tigullio, Ponente
ed entroterra di Genova, Aveto,
Trebbia e Scrivia, si è potuto trarre in
salvo diverse tonnellate di pesce.
Un lavoro immenso, quotidiano,
realizzato dagli operatori FIPSAS
qualificati all’uso dello storditore, e
non meno importante l’apporto della
mano opera volontaria dei pescatori
locali. Ad esempio nei numerosi
recuperi effettuati nel torrente
Lavagna, oltre alle guardie FIPSAS
autorizzate all’uso dello storditore, si
sono alternati a decine i SOCI FI.MA,
tra questi alcuni residenti altri turisti,
ma tutti mossi dallo stesso interesse
“la salvaguardia del patrimonio
ittico”. Un corale lavoro di gruppo,
che ha coinvolto anche gli stessi
abitanti delle case vicine ai luoghi di
recupero, spesso anche artefici delle segnalazioni e del costante monitoraggio.
La FIPSAS Sezione di Genova, attrezzata non solo con proprio apparecchio storditore, ma pure di
furgone cisterna con vasche “omologate” per il trasporto del pesce in vivo, conche, gerle, guadini
schermati ed isolati, si è resa disponibile ad ogni “chiamata”, ed autorizzata da apposito
provvedimento regionale all’intervenire in modo autonomo, purchè operasse ogni volta con
proprio personale qualificato. Un passo importante, una apertura alla totale collaborazione, una
prova di fiducia dell’Ente regionale nei confronti delle Associazioni e del mondo dei pescatori.
E FIPSAS ha subito risposto, con organizzazione, disponibilità e fatti concreti…..
TORRENTE LAVAGNA – AGOSTO 2017: SALVATO 1,5 TONNELLATE DI PESCI
Solo nel torrente Lavagna, nelle
settimane di agosto si sono recuperati
oltre 15 quintali di pesce, tra questi si
contavano ANGUILLE, BARBI,
CAVEDANI, ALBORELLE, COBITI,
VAIRONI, diverse centinaia di migliaia,
milioni di pesci, da importanti
riproduttori a novellame,
quest’ultimo, è stato purtroppo, il
primo a soccombere, il primo a
rimanere imprigionato nelle piccole
pozze, prosciugatesi già da settimane,
sterminati ancor prima della secca da
centinaia di gabbiani, aironi,
cornacchie, che giornalmente
percorrevano il serpentone oramai
secco del torrente, lungo ben 7 km,
per cibarsi di questi piccoli esseri
viventi, che non conoscendo la
crudeltà della natura, non si sono
portati nelle pozze fonde, dove per
tempo vi si erano trasferiti i genitori.
La siccità senza dubbio ha causato il
ritirarsi delle acque di molti torrenti
genovesi, ma per il LAVAGNA, non è tutta colpa del meteo, ma bensì vi è una precisa causa, il
pompaggio dell’acquedotto di Coreglia che con ben 5 pompe aspira totalmente la falda del
Lavagna, e prosciuga anche lo scorrimento superficiale, facendolo sprofondare nelle viscere del
terreno.
Scorrimento superficiale che sino a pochi metri da dette pompe è ben visibile e costante anche in
questo periodo di forte siccità. Peccato che i cittadini che ricevono tale acqua, non sanno che si
bevono anche la “fogna di GATTORNA, CICAGNA e MONLEONE……
Ma prosegui a leggere, la storia continua……
Torrente LAVAGNA: 7 km di DESERTO – SICCITA’ o PRELIEVI IDRICI ESAGERATI
In corso da giorni ad opera delle guardie FIPSAS, interventi di recupero pesci nel Lavagna per
evitare l’ecatombe generale di tonnellate di pesce, ma questa formula di intervento è corretto?
O sarebbe il caso finalmente di prevenire la situazione attuando progetti per creare e garantire
scorte idriche per i periodi siccitosi, visto che non si può “o non si vuole” ridurre il pompaggio degli
acquedotti?
Emergenza siccità o meglio, chiamiamolo con il suo vero nome “ennesimo disastro perpetuato
dalle pompe situate a Coreglia Ligure”.
Non piove da mesi è
vero ma i torrenti liguri
anche se con livelli idrici
in magra sono ancora
vivi e la fauna ittica e
l’ecosistema non è
morto. Il torrente
Lavagna invece dalla
zona di Coreglia Ligure
sino a Carasco è secco,
ed il povero pesce
ancora in vita, si trova
stipato nelle poche
buche che con acqua
calda e maleodorante
spera di salvarsi la
vita, ma tra qualche
giorno, se persiste la
siccità ed il
pompaggio
forsennato,
diventeranno “fosse
comuni” per decine di
migliaia di cadaveri.
Dall’Ente Provincia si
è passati all’Ente Regione, ma cosa è cambiato, nulla (almeno per lo specifico caso), salvo
l’autorizzazione di intervento diretto dei pescatori volontari, ossia della FIPSAS, che ha nel suo
organico guardie qualificate con apposito patentino x l’uso dello storditore. Sia ben chiaro un
passo importante, che permette un più rapido intervento, capillare, ed in orari che l’ente pubblico
non può attuare, ma il succo del discorso sono invece le soluzioni alla causa del disastro, che ogni
anno più o meno si ripresenta. Occorre trovare una soluzione per garantire uno scorrimento
superficiale anche in quei 7 km di Lavagna che oggi, o meglio da un paio di mesi, sono
completamente secchi, e la cosa si ripete sistematicamente ogni anno, per cui non si può chiamare
evento eccezionale, “ma situazione voluta e del tutto ignorata” dove non muoiono solo tonnellate
di pesce, ma l’intero ecosistema collassa, muore tutto, anche quegli esseri meno appariscenti,
come gli anfibi e tutta la fauna selvatica che viveva lungo le rive e nel torrente …..una fauna
spontanea che il cittadino di paesi o borghi rivieraschi non ne conosce l’esistenza e se ne accorge
solo con le notizie su giornali, radio, tv o internet……….per cui solo in quel momento si chiede,
perchè si è arrivati a questo punto?
Riflettiamo su quanto vi ho detto. Vi sembra più giusto o corretto intervenire in emergenza
spostando i pesci in difficoltà, perdendo ogni anno milioni di esseri viventi, oppure trovare
soluzioni per evitare tali situazioni?
A voi le risposte……ma vi anticipo qualche esempio.
SALVIAMO L’ECOSISTEMA DEL LAVAGNA – FACCIAMO DEGLI ESEMPI:
Ultimamente si va
riscoprendo l’utilità dei
laghi artificiali, e se ne
riparla a livello
nazionale, proponendo
di crearne dei nuovi,
specie in zone ove si
riscontrano carenze
idriche estive,
suggerendo lo
stoccaggio idrico nelle
stagioni piovose, per
un rilascio in estate;
tipo quanto avviene dal
1926 con il lago di
Giacopiane (lo Sturla vive perché le centrali idroelettriche alimentano la falda, per qualche ora
tutti i giorni, specie nel periodo estivo).
Senza sperare nell’opera
ciclopica di una diga in
Valfontanabuona, ma restando
più sul concreto e spendendo
pochi soldi, si potrebbero
ricavare bacini di accumulo in
valle, scavando i molti terreni
incolti, che si estendono per
ettari nelle piane create dal
fiume, oggi usati per la raccolta
del fieno o diventati macchie
impenetrabili di rovi ed arbusti.
Tali bacini, opportunamente
impermeabilizzati,
potrebbero tramite condotta
ricevere acqua dal fiume
nelle stagioni piovose, e fare
da importante “scolmatore”
in occasione delle piene
frequenti del fiume,
rallentando e quindi
smorzando la forza della
corrente, per poi,
successivamente tramite
valvole di scarico, rilasciare
acqua per garantire il DMV
(deflusso minimo vitale), e
comunque nel frattempo
utilizzabili il resto dell’anno
come bacini per sport
acquatici, divenendo una
opportunità di sfruttamento
molto più utile di un campo
in terreno alluvionale (quindi
non edificabile), incolto e
coperto di rovi. Invasi che
potrebbero sorgere in luoghi
diversi, strategicamente
studiati appunto per
garantire il necessario in
periodi di magra, da
captatori per ridurre l’ondata
di piena ed utilizzabili in
serie o in modo alternato sia
per ricevere acqua e sia per
rilasciarla, senza dimenticare
la possibilità di sfruttamento
idroelettrico con mini
centraline.
Tali invasi di accumulo, potrebbero garantire scorte idriche anche per l’agricoltura, oggi
praticamente scomparsa in valle perché subisce il problema dell’abbassarsi della falda sotterranea.
Si parla spesso di rilancio delle attività locali, di dare lavoro ai giovani, ma ci lasciamo portare via
tutta l’acqua per riempire le piscine della riviera, lavare auto e barche dei porti e tanti altri sprechi.
E’ brutto sentirlo dire, certo non piace agli abitanti di Rapallo e Santa, e tanto meno ai Sindaci di
tali città, iper popolate nei mesi estivi, ma così stando le cose la Fontanabuona si vede depredata
ogni anno di milioni di metri cubi di acqua dalla falda senza averne un ritorno neppure come
scarico urbano.
Una alternativa potrebbe essere quella ventilata da tempo ma mai realizzata, di collegare il
condotto del Brugneto (che oggi pare arrivi a Recco), con l’acquedotto di Portofino e Santa
Margherita Ligure, si avrebbe una immediata riduzione di pompaggio dalla falda del Lavagna di un
30-50%.
Altra soluzione, il dibattuto
Depuratore comprensoriale che oggi
da progetti si vuole alla foce
dell’Entella, se invece fosse
posizionato a Calvari (Pian dei Cunei)
con il rilascio delle acque depurate
potrebbe abbondantemente
alimentare lo scorrimento
superficiale, altresì potrebbe
alimentare un bacino di accumulo per
sport acquatici e sfruttamento
idroelettrico. Applicando tecnologia
moderna dai fanghi di lavorazione si
potrebbe ricavare bio-gas, ed energia
elettrica per autonomia quasi totale,
senza spargimento di odori ne
materiali inquinanti.
Ragioniamo su tutto questo, e sono convinto che in molti la vedono come me, e si aspettano dei
risultati concreti, specie adesso, che l’argomento è ben visibile a tutti in valle.
Adesso che con il variare del clima, subiamo danni privati e pubblici causa sconvolgenti siccità
estive e piogge violente e alluvioni catastrofiche in inverno ed in ogni stagione.
Adesso si devono presentare progetti in valle per accumulo scorte idriche e in breve metterli in
pratica.
Adesso si deve ridurre il pompaggio in valle e vietare gli sprechi dell’acqua potabile.
Adesso si devono riparare le perdite delle tubature anch’esse incidono sensibilmente nel consumo
idrico.
Se non si fa questo, allora chi oggi preleva tale liquido a dismisura ne dovrà pagare i danni causati,
danni alla fauna e danni ai privati…..ma ne risponderanno anche i Sindaci ed i politici che oggi ci
amministrano, per cui chiamo in causa anche la Regione, anche se questa situazione l’hanno
ereditata, creata da scelte politiche di chi li ha preceduti.
Uno slogan diceva: ACQUA UN BENE PUBBLICO, ma oggi “è un bene per pochi e non per noi della
valle”
Un “valligiano” deluso, ma ancora speranzoso
Umberto Righi