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SCUOLA ITALIANA SCI: RABBIA E DISAPPUNTO

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Con estremo dispiacere e disappunto Col.Naz. e AMSI prendono atto di come le misure del nuovo DPCM hanno purtroppo messo ai margini il mondo della montagna e soprattutto degli sport invernali, cui i Professionisti della neve sono parte integrante per il ruolo “didattico” che ricoprono verso coloro, piccoli e adulti, che intendono imparare e fare propri gli sport di scivolamento, vedi sci alpino, sci nordico e snowboard.

Non sono passati in secondo piano, poi, quei toni mediatici alquanto fuori “tema”, a volte con retorica populista, che hanno coinvolto il mondo della montagna e del turismo invernale, in alcuni casi con una preoccupante deriva che vorrebbe fare passare fuorvianti messaggi in cui le attività dei Professionisti della neve hanno unicamente scopo ricreativo e sono destinate a solo pochi fortunati abbienti.

La  montagna,  preme   ricordare,  è  l’unica  “zona  territoriale”  citata  nella  nostra   Carta Costituzionale,  nella  quale  precisamente   all’art.  44  viene  fissato,  con  sorprendente risolutezza: “La legge dispone provvedimenti a favore delle zone montane”.

All’interno  dei vasti territori montani e dei suoi meravigliosi paesaggi ci sono persone e famiglie che  per generazioni, con alacre impegno  e grandi sacrifici, hanno realizzato sistemi d’integrazione e sostentamento, spesso legati al mondo del turismo  invernale. I Maestri di sci fanno parte  di questo   “sistemamontagna”  non   per  caso,  ma   grazie   a   decenni  di  assegnamento  sulla  propria professionalità e sulla determinazione di chi è abituato prima a lavorare e poi a chiedere.

I 15.000 Maestri di Sci Italiani non sono sprovveduti e come ricorda la loro stessa storia, da sempre, rappresentano i primi custodi delle regole che la  montagna impone. Con equilibrio e discrezione i Professionisti della  neve, infatti, hanno  approcciato l’emergenza Coronavirus rimettendosi con scrupolosa attenzione alle  Direttive  delle nostre Istituzioni. Era la sera del 10 marzo quando il Presidente  del Consiglio Prof. Avv. Giuseppe Conte, in diretta televisiva annunciava   agli  italiani  che  “purtroppo  tempo  non  ce  n’è.  Occorre  rinunciare  tutti  a qualcosa per tutelare la salute dei cittadini. Oggi è il momento della responsabilità”.

In  quel  preciso  istante  l’intera  categoria dei  maestri  fece  sue  le  indicazioni  d’immediata interruzione  dell’attività  nelle  aree  sciabili,  ed  è  stata quindi  tra  le  prime  a  rinunciare e interrompere la propria occupazione nel pieno della stagione turistica.

Ora  con  il  DPCM  del  3  dicembre un  altro  colpo  di   scure giunge inesorabile sui Professionisti della  neve, privati come detto di una parte consistente della stagione scorsa, quella 2019/2020 e, ora, con la prospettiva di non rimettere gli sci ai piedi sicuramente fino al 7 gennaio 2021; ma, poi, cosa succederà?

Per i nostri Maestri di sci e  per  tutte le loro  famiglie non sarà  assolutamente  facile, ma  con  il consueto  senso  di responsabilità la Scuola Italiana  Sci si sta adattando  e si adatterà, pur non condividendo le scelte prese che ci riguardano, crediamo dettate dalla non  conoscenzadi base del mondo della montagna e delle figure professionali che la compongono.

La Scuola Italiana  Sci  in questi  mesi  non è stata ferma: sono stati predisposti scrupolose Linee  Guida,  scrupolosi Decaloghi e Vademecum,  condivisi  con  gli impiantisti,  per garantire la totale sicurezza agli allievi prima, durante e post lezioni.

Pertanto,  in  questo  delicato  contesto  il  Collegio  Nazionale  Maestri  e  l’Associazione Maestri  di  Sci  Italiani,  richiamiamo  ancora  una  volta  l’attenzione  del  Governo  e  di tutti coloro che hanno responsabilità nella gestione di  questa calamità, affinché nelle prossime  settimane  il  settore  non  sia  nuovamente  dimenticato  o,  peggio,  ritenuto sacrificabile come in parte già avvenuto.

A  tal  proposito  il  presidente  Col.Naz  Beppe  Cuc  e  AMSI  Maurizio   Bonelli  intendono sottolineare che se si chiedono ulteriori sacrifici, per  il bene  comune, la categoria  è pronta a sostenerli ma rivolgiamo un accorato appello a chi ha responsabilità di Governo, affinchè, anche   in  considerazione  dell’andamento  pandemico  si  rivaluti,  prima  dell’inizio  delle festività  di fine anno, possibili soluzioni diverse  rispetto  alla chiusura. La montagna e i suoi operatori meritavano  rispetto invece sono stati sacrificati e  soggiogati da  un atteggiamento sordo,  poco lungimirante che  in  totale  assenza  di  concertazione  ha  di  fatto  decretato un gravissimo  danno per  la categoria. La storia restituirà, come sempre, l’esatto valore delle cose  e   di  chi  in  totale  disprezzo   ha  ritenuto  di  poter  immolare   e  sacrificare  un  intero comparto e le aspirazioni di milioni di consumatori che hanno visto sfumare  le loro giuste e sacrosante  aspettative.    Il  rispetto  delle  persone  e  delle  regole  sono  per  noi  elementi assoluti,  chiediamo  semplicemente  di  lavorare,  non  come  se   il  COVID  non  ci  fosse,  ma rispettando  e   facendo  rispettare  le  regole  che,  il  Governo  vorrà   imporci,  con  concreta determinazione e  solida risolutezza, regole e misure che tra l’altro abbiamo già individuato a tutela di Noi stessi e di tutti i nostri allievi. Ora come già evidenziato si apre la partita dei ristori  che  ci  auguriamo  tengano   in  considerazione  le   nostre  proposte  che   si  dovranno concentrare  sul  calo  di  fatturato  dei  mesi  di  novembre   20,  dicembre  20  e   gennaio  21 rispetto agli stessi mesi delle passate stagioni. Se  così non fosse sarà  ancora una  presa  in giro per la Nostra categoria.

Concludono i Presidenti Bonelli e Cuc: ai medici, agli infermieri, a  tutto  il personale sanitario e a chi, purtroppo, gli effetti del virus li ha dovuti subire sulla propria pelle, a tutti questi garantiamo che il loro impegno e la loro determinazione saranno il nostro primo obiettivo

www.amsi.it   –  www.collegionazionalemaestridisci.it