Del ministro Lupi ho grande stima, ma questa volta dissento da lui. Forse lo Stato non ha versato neanche un euro per Alitalia negli ultimissimi giorni, ammesso e non concesso che si vogliano considerare “non pubblici” i 75 milioni di Poste Italiane (che al 100% è posseduta dallo Stato e ha in pancia i risparmi degli italiani). Ma a rileggere la storia di Alitalia, l’affermazione di Lupi è almeno avventata. Vediamo rapidamente perché.
Air France-Klm si era impegnata a investire in Alitalia 1 miliardo entro giugno 2008, accollandosi anche 1,4 miliardi di debiti. Un impegno di 2,4 miliardi che il piano Fenice voluto da Berlusconi con la cordata italiana Cai guidata da Roberto Colaninno ha fatto venire meno. Al contrario, la manovra messa in atto dal governo Berlusconi è costata 3,1 miliardi di euro più i 2 miliardi per gli ammortizzatori sociali.
Inoltre, c’è da considerare il costo sociale: i lavoratori di Alitalia erano oltre 17.000, ma gli esuberi sono stati superiori alle 6.000 unità, contro i 2.300 che erano previsti dal piano Air France: il prezzo degli esuberi è stato pagato, e tuttora viene pagato, dallo Stato.
Infine, la volontà di inserire nell’operazione il salvataggio di Air One ha portato a un matrimonio fra questa compagnia e Alitalia, con il risultato di aver annullato la concorrenza e provocato un aumento della tariffe a scapito degli utenti. Così può capitare che un volo da Roma a Genova arrivi a costare oltre 400 euro!
E allora, come la mettiamo, ministro Lupi? E come la mettiamo, ministro Zanonato, visto che lei vuol tenere un’Alitalia italiana? Se la “libidine nazionalista” deve costare cifre spaventose ai cittadini, meglio ripensarci. E correre il “pericolo” di volare meglio con una livrea non italiana.
Senatore Maurizio Rossi






