Cosa si “La riforma delle pensioni è stata fatta a dicembre 2011, ma sono molte le cose che restano da fare. Altrimenti l’impressione è una sola: con la rivoluzione previdenziale Monti-Fornero, come hanno fatto tutti i governi, si è solo voluto fare cassa, senza affrontare le questioni di fondo, che restano insolute: l’informazione ai cittadini; la busta arancione; una vera cultura previdenziale; le incentivazioni alla previdenza integrativa”. Lo sostengono Walter Passerini e Ignazio Marino, autori del libro SENZA PENSIONI (Chiarelettere editore), che denunciano un abbassamento dell’attenzione sulla questione previdenziale, proprio mentre il sistema contributivo inizia a macinare, riducendo il valore delle pensioni. Sono molte invece le decisioni da prendere, prima che scoppi la bomba previdenziale. La questione urgente, intanto, è da subito la risoluzione dell’ingiustizia che ha creato una terra di nessuno per chi aveva sottoscritto accordi di mobilità. “In attesa del decreto che dovrà essere approvato entro giugno – ricordano gli autori di “Senza Pensioni” – per affrontare e risolvere la questione degli esodati (coloro che si sono trovati in mobilità e che oggi non lavorano né hanno una pensione), va ripreso il “Progetto pensioni”, dando vita e avviando alcuni provvedimenti ineludibili”: 1. Il primo è l’informazione ai cittadini. Con il sistema contributivo forse si è raggiunta la sostenibilità finanziaria degli enti, superInps compreso, ma non quella dei cittadini e soprattutto dei giovani. 2. E’ quindi urgente avviare un processo di sensibilizzazione e di informazione che spieghi che cosa è cambiato con il sistema contributivo e quale futuro ci aspetta. 3. Il secondo è l’effettiva introduzione della più volte promessa “busta arancione”, che non può contenere solo l’estratto conto con i contributi versati dai cittadini, ma la simulazione del valore della futura pensione. 4. Il terzo è il concreto avvio di un programma di educazione previdenziale, a partire dalle scuole, sul quale si è steso un imbarazzante silenzio. 5. Il quarto è l’avvio di un programma di incentivazione della previdenza complementare, senza la quale l’assegno pensionistico futuro coprirà solo una parte del reddito, rischiando di creare un esercito di nuovi poveri. STIAMO ALLEVANDO UNA GENERAZIONE DISENZA PENSIONIWalter Passerini e Ignazio MarinoIntroduzione di Tito Boeri Booktrailer: http://www.youtube.com/watch?v=WDXmJiSLaD4 Chiarelettere, Collana Reverse, pp. 192, euro 13,90 PRETESTI“Siamo alla vigilia dello scoppio della bomba previdenziale e nessuno fa niente. Questo è il problema.” “Tagli ai costi della politica. Ci piacerebbe sapere come andrà a finire per quei 1813 deputati pensionati, e i rispettivi 484 familiari che godono della reversibilità, che percepiscono un vitalizio in media di 6350 euro al mese.” “Appare quanto mai demagogico e intollerabile il dibattito sulle cosiddette pensioni d’oro. Il risultato è che dall’agosto 2011 al 31 dicembre del 2014 scatta un taglio del 5 per cento per le pensioni superiori ai 90.000 e fino ai 150.000 euro annui, che diventa del 10 per cento per gli importi superiori ai 150.000. Una limatura che riguarderà circa 50.000 cittadini, e chiamarla ‘tassa di solidarietà’ più che sorridere fa di nuovo indignare.” “Lo scippo sulle pensioni delle donne: i 4 miliardi di risparmio da qui ai prossimi 10 anni, in seguito all’innalzamento dell’età pensionabile delle dipendenti pubbliche a 65 anni, sarebbe dovuto servire per finanziare politiche a favore del lavoro delle donne, degli asili nido, della maternità. Ma così non è stato.” “I giovani che non versano i contributi avranno solo l’assegno sociale (poco più di 300 euro mensili al raggiungimento dei 65 anni di età). Il che equivale a passare la seconda parte della vita a fare i conti con la povertà.” “Il dato sorprendente è la quota versata dagli immigrati: nel 2008 ammontava a 7,5 miliardi (pari al 4 per cento del totale annuo di incassi dell’Inps). Le entrate contributive degli immigrati sono elevate, molto basse risultano le uscite … Gli stranieri diventano così dei benefattori del nostro sistema pensionistico.” “I dati diffusi dalla Ragioneria dello Stato parlano chiaro: i tassi di sostituzione (ovvero il rapporto tra la pensione e l’ultimo reddito percepito) sono destinati a dimezzarsi.” SCHEDA LIBRO La bomba previdenziale coinvolge lavoratori pubblici e privati, atipici e precari, liberi professionisti, artigiani e commercianti. I giovani (per esempio chi è nato nel 1980) naturalmente sono i più penalizzati, andranno infatti in pensione con il 50 per cento del loro ultimo salario. Una generazione di esclusi e sprecati che si vede offrire solo lavori temporanei e sottopagati con la prospettiva certa di una pensione minima. Il paradosso è enorme: sono loro, i 4 milioni di atipici e gli immigrati (insieme versano allo Stato italiano quasi 10 miliardi all’anno), cioè i più deboli, a sostenere le casse previdenziali (1,4 miliardi di attivo) e a pagare le pensioni di chi ha avuto un impiego sicuro e ben pagato.Tutto da rifare: prima che scoppi uno scontro generazionale e sociale, bisogna investire sui giovani facendoli entrare molto prima nel mercato del lavoro, ed eliminare le iniquità tra lavoratori dipendenti e le molte categorie di lavoratori autonomi che questo libro denuncia.In appendice i calcoli sulle pensioni future categoria per categoria, a cura di Daniele Cirioli. Ignazio Marino lavora presso la redazione di “Italia Oggi” e si è sempre occupato di previdenza.Walter Passerini, giornalista specializzato in economia, ha ideato e diretto “Corriere Lavoro”, settimanale del “Corriere della Sera”. Attualmente cura “Tuttolavoro”, inserto de “La Stampa” dedicato all’economia e al lavoro.






