In concomitanza all’assemblea dell’ABI, e alla decisione assunta da Standard &Poor’s di declassare l’Italia da “BBB+” a “BBB”, l’Osservatorio Regionale Bussola della Liguria pubblica i dati per i crediti erogati alle PMI a luglio 2013.
In Liguria il decremento dei prestiti bancari nell’ultimo anno (-5,1%) risulta inferiore alla media nazionale (-5,9%). Sono infatti passati da 4.193 milioni di euro a 3.981 milioni di euro, mentre a livello nazionale il passaggio è da 168.225 milioni a 158.223.
“Il commento ai dati della Bussola parla di un incremento dei prestiti in Liguria tra fine 2008 (3.993) e fine 2012 (4.050), ma questo incremento in realtà risulta vanificato già a fine marzo 2013 (3.981). – Lo ha dichiarato Marco Merli, presidente di CNA Liguria. – Infatti andando a vedere l’andamento trimestrale, si osserva nell’ultimo anno una contrazione di trimestre in trimestre. Ulteriormente, si rileva anche da studi della Banca d’Italia che in realtà il fenomeno del credit crunch incide maggiormente sulla microimpresa (fino a 10 addetti) rispetto alle imprese piccole e medie.
È vero – ha proseguito Merli – che le imprese di minori dimensioni sono spesso meno strutturate e meno patrimonializzate, ma un fattore altrettanto importante nel mondo bancario di oggi (legato ai rating, alle modalità di utilizzo, all’analisi dei dati statistici e agli automatismi) è che soprattutto le microimprese sono impegnate costantemente nella realizzazione delle fasi concrete della propria attività e hanno meno tempo da dedicare alle fasi amministrative e finanziarie. Per tali motivi risentono maggiormente della restrizione del credito, non essendo spesso attrezzate per una verifica costante degli utilizzi che possono generare peggioramenti del rating per cause andamentali, determinando una causa di diniego in caso di successiva richiesta di finanziamentoâ€.
“Facciamo – ha precisato Daniela Locati, responsabile del settore Credito di CNA Liguria – un esempio concreto: se un’impresa va troppo spesso oltre il fido concesso dalla banca (operazioni cosiddette “fuori fido†sulle quali la banca sorvola se avvisata dall’impresa che si tratta di un’anomalia passeggera), nel tempo generano un utilizzo “non corretto†del conto, peggiorando il rating di quell’impresa, alla quale poi verrà probabilmente concesso meno credito o verranno ridotti gli affidamenti a breve in essere (anticipo fatture, salvo buon fido, scoperto di conto).
È intuitivo che un’impresa di maggiori dimensioni ha la possibilità di dedicare una o più risorse a seguire i rapporti con le banche (monitorando maggiormente gli utilizzi e verificando ogni variazione dei rapporti), per sollecitare i pagamenti dei clienti (in modo da limitare i ritardi), contrattare con i fornitori per dilazionare i pagamento (riducendo così la liquidità necessaria affinché si completi il ciclo delle vendite, dall’acquisto della materia prima necessaria al lavoro finito con il pagamento da parte del cliente).
L’artigiano che invece lavora con 2, 3 dipendenti, – prosegue Locati – segue personalmente le lavorazioni, svolge il ruolo di commerciale trovando le commesse e proponendosi sul mercato, va a parlare in banca al momento di aprire un rapporto o di richiedere un prodotto finanziario. Non ha il tempo necessario per occuparsi maggiormente di alcune fasi che invece vanno ad incidere pesantemente sulla sua attività , riducendo la liquidità e pregiudicando l’accesso al credito. Le direttive europee, richiamandosi allo SMALL BUSINESS ACT chiedono che nei rapporti bancari ci sia al contrario la possibilità della riabilitazione!â€
Il problema della rarefazione del credito è dovuto sia alla recessione di mercato che ha investito le aziende e che frena la domanda sia alle sofferenze bancarie che irrigidiscono l’offerta delle banche. “Stiamo pagando oggi – riprende Merli – per una politica di prestiti alle imprese – esplosa soprattutto nel 2010 – basata non sulle performance delle aziende, non sui loro bilanci, ma soprattutto sulle garanzie dei valori immobiliari, sia aziendali sia personali dei titolari. L’offerta bancaria si è dirottata su criteri errati di valutazione e questa stortura del mercato è stata gravata dal fatto che questi immobili venivano valutati in maniera abnorme rispetto al valore di mercato di allora e ancor di più rispetto al valore immobiliare di oggi, diminuito di oltre il 50%.
Ogni iniezione di denaro che è stata fatta dal sistema bancario europeo alle banche anche italiane non si è tradotta in maggiori impieghi nella cosiddetta economia reale, ma in una patrimonializzazione delle bancheâ€.
Altro grande problema è quello del sostegno ai Confidi. I 650 CONFIDI di tutta Italia hanno rilasciato garanzie per 16 miliardi, questo significa che hanno dato fiato alle banche per 16 miliardi, per prestiti garantiti da queste strutture. Anche in questo caso si rileva un deterioramento. Le garanzie non onorate sono passate dall’11,1% al 19,1% nel 2012 – oltre tre miliardi di euro – (Fonte Banca Italia Rapporto SVIMEZ dell’8 luglio 2013) Questo dato mette in crisi questo sistema, ramificato nei vari settori. CNA chiede che il Governo operi un finanziamento complessivo del sistema dei CONFIDI.
Occorre anche fare una valutazione sulla motivazione di questi finanziamenti.
Da quanto segnalato dall’operatività dei CONFIDI liguri, buona parte dei finanziamenti alle micro e piccole imprese dell’ultimo anno rappresentano ristrutturazioni di finanziamenti preesistenti in cui si va ad allungare la durata per avere una rata maggiormente sostenibile oppure operazioni per aumentare la liquidità aziendale e l’elasticità di utilizzo nel breve. Le operazioni di finanziamento per investimento sono radicalmente diminuite, in quanto poche sono le imprese che hanno ancora la forza economica, ma anche “emotiva†di investire e comunque faticano a trovare il canale bancario che supporti l’operazione. Infatti, le banche sempre più con difficoltà effettuano operazioni di finanziamento chirografario (è quello senza ipoteca) a 5 anni perché le ritengono poco redditizie per l’attuale ammontare di tassi, preferendo impiegare le proprie risorse in forme tecniche foriere di tassi più elevati (le operazioni di finanziamento a breve hanno un tasso quasi doppio rispetto al finanziamento ordinario a 5 anni) e commissioni maggiormente redditizie (movimentazione, commissione sull’accordato).
Oggi è necessario da un lato rivedere queste posizioni in modo non drastico (per non decurtare linee di credito o finanziamenti che porterebbero alla chiusura di migliaia di piccole imprese), ma è necessario tornare a fare un lavoro in cui non siano solo i computer a dirigere e decidere. Lo sbilanciamento verso le banche è troppo alto. Imprese e banche devono incontrarsi di persona per analizzare le situazione e per decidere – al di là delle moratorie che vengono eseguite a livello nazionale – una ristrutturazione dei finanziamenti all imprese, dando loro la possibilità in un medio periodo di equilibrarsi. L’assenza di lavoro e di fatturato rende questa posizione sempre più fragile
“È necessario infine – conclude Merli – eliminare quelle storture che anche Banca d’Italia ha individuato, verso le imprese guidate da donne (alle quali vengono richieste maggiori garanzie, con una percentuale di finanziamenti negati maggiore rispetto alle imprese maschili, e con un aumento degli interessi fino al 30%), o da giovani, che incontrano un totale blocco del credito anche per le poche migliaia di euro necessarie ad avviare l’attività .
Noi come CNA stiamo cercando di ricreare quel legame fra associazione, imprese e banche, per far conoscere le persone fra loro e per far sì che queste storture vengano eliminate analizzando le situazione impresa per impresa. CNA sta cercando di eliminare questi automatismi e il recente accordo con UNIPOL Banca (plafond di 11 milioni di euro, risposte celeri e una riserva quote per le imprese condotte da donne e da giovani) va in questa direzione, creando un rapporto che CNA vuole riportare in ogni banca con la quale lavoraâ€.






