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Stoppani, Piredda (Idv)

«L’assessore Briano non ha dato i chiarimenti richiesti sulla vicenda Stoppani». Maruska Piredda, consigliere regionale Idv, ha presentato questa mattina in consiglio un’interrogazione per conoscere le misure che l’assessore regionale all’Ambiente intende intraprendere nei confronti dei vertici commissariali per la definizione delle modalità di messa in sicurezza del sito di Cogoleto.

«La risposta dell’assessore Briano è stata evasiva: cose già sentite che non aggiungono elementi nuovi su quanto la Regione abbia intenzione di chiedere al nuovo commissario straorinario, il prefetto Antonio Musolino, per completare la bonifica. Purtroppo dobbiamo riscontrare dalle parole dell’assessore Briano che siamo ancora molto lontano dalla definitiva soluzione dell’emergenza ambientale dell’ex sito industriale dopo 50 milioni di euro pubblici spesi. Quel che è poi più grave è che lo Stato ha chiesto 2,7 milioni di euro per risarcimento danni alla flora e alla fauna della zona (stimati dal centro Muvita di Arenzano in oltre 1,2 miliardi di euro) mentre agli operai, che si sono ammalati e, in certi casi, hanno perso la vita a seguito dell’esposizione al cromo esavalente, non è stato mai riconosciuto un euro, anzi: molti di loro hanno perso anche il risarcimento derivante dall’esposizione all’amianto.

Dalle testimonianze raccolte dal giudice e messe agli atti, risulta che i pozzi, su cui vige l’obbligo della magistratura di essere sempre funzionanti, erano spesso chiusi e che i rapportini, che dovevano essere consegnati all’Arpal in merito al loro funzionamento, riportavano dati falsati. Dopo che il giudice del tribunale di Genova ha dato ragione agli operai, mi aspettavo che l’Arpal e gli assessori competenti si attivassero per verificare la reale situazione del sito. Ancora una volta invece sono gli operai in prima linea, determinati più che mai a risolvere una volta per tutti il problema della bonifica. Quegli stessi lavoratori che hanno impiegato la propria liquidazione, circa 35mila euro, per indire l’istanza di fallimento nel 2006, gli stessi che dissero no all’Ecoge di Gino Mamone, su cui c’è un’inchiesta in corso, e che oggi stanno per presentare in Procura gli atti relativi all’esito della sentenza disciplinare che ha annullato l’accusa di insubordinazione, falso e danno ambientale nei loro confronti. Gli stessi lavoratori che oggi i vertici commissariali tengono fuori dai cancelli».