Il rugby è uno sport basato su valori condivisi come lealtà, rispetto, trasparenza, coraggio.
Per questo Terre Ovali, il movimento fondato da Massimo Giovanelli, storico capitano della nazionale di rugby azzurra, chiede alla Federazione Italiana Rugby e alle squadre di eccellenza di unirsi alla campagna di Antigone e Amnesty International per chiedere a gran voce la verità sul caso Regeni.
E’ notizia di ieri che la Lega di serie B di calcio e quasi certamente quella di A hanno accolto l’invito di Amnesty e dare visibilità sul campo alla campagna, il 23 e 24 aprile.
Terre Ovali ha quindi scritto al presidente della Federazione di poter osservare un minuto di silenzio in campo in occasione della finale del Trofeo di Eccellenza che si svolgerà il 9 aprile tra Rugby Viadana e Rugby Petrarca e alle stesse società di far indossare ai propri giocatori all’ingresso in campo una maglia con l’immagine della campagna.
Inoltre, nell’ottica di sensibilizzare ulteriormente l’opinione pubblica ed in special modo i nostri ragazzi sui valori condivisi nel nostro sport, Terre Ovali invita tutte le società dei vari campionati a scendere in campo per tutto il mese di aprile con un nastro giallo, colore simbolo della campagna di Amnesty, al braccio dei giocatori.
L’invito ad aderire massicciamente alla campagna di sensibilizzazione sarà promosso anche sui canali social e sul sito di Terre ovali (www.terreovali.it – www.facebook.com/terreovali).
Terre Ovali
Sostenere il rugby e le realtà che lo alimentano in tutta Italia, spesso tra mille difficoltà, per far sì che sempre più giovani si appassionino e rendano sempre più grande e unico questo sport.
E’ questo l’intento di ‘Terre Ovali’ una nuova associazione che nasce per iniziativa di alcuni ex campioni rimasti nel cuore di tutti i tifosi, guidati da Massimo Giovanelli, storico capitano della Nazionale che si guadagnò l’ingresso nel Sei Nazioni. Con lui altri grandi nomi che hanno fatto il rugby italiano e condiviso insieme tante partite e tanti successi, da Marcello Cuttitta a Stefano Bordon, da Luigi Antonio Francescato, a Mario Privitera, e poi ancora Giambattista Croci, Alessandro Fusco, Serafino Ghizzoni, Carlo Caione, Paolo Ricchebono, Stefano Barba, Sergio Zorzi, Claudio Robazza, Edgardo Venturi, Francesco Pietrosanti.
Campioni, ma soprattutto uomini innamorati di uno sport che oggi cresce dove trova qualche zona di terreno fertile e cuori appassionati che lo tengono vivo. L’intento è di contribuire ad allargare le aree fertili, far grandi quelle ‘terre ovali’ custodi del rugby e di uno sport pulito che deve tornare ad essere attrattivo per i giovani, grazie a maggiore attenzione e ascolto dei problemi delle società sul territorio, al loro sostegno, alla sensibilizzazione dell’opinione pubblica e delle istituzioni, alla diffusione di pratiche e politiche gestionali, sportive e di comunicazione avanzate.
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