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VALERIO PICCOLO: “HOURGLASS” è il nuovo si ngolo del poliedrico cantautore casertano che delinea un ponte tra passato e futuro

valerio piccolo

valerio piccolo

Hourglass – ovvero La Clessidra – parla di quel momento in cui decidi che tutto (una storia d’amore, un percorso, la vita) può ricominciare daccapo con un semplice “flip”, una rapida giravolta, un’inversione a U. Giri la clessidra, e la sabbia ricomincia a scendere.

Sempre la stessa sabbia, sempre la stessa storia, si potrebbe pensare. Invece ogni volta è nuova, e fresca, come il tempo che segna, che è sempre nuovo e sempre si rinnova.

E quindi tutto è uguale, ma tutto è nuovo, e diverso. Come la successione dei granelli di sabbia che cadono, una sequenza mai uguale a quella precedente.

Hourglass è questo: è una storia d’amore e di vita che da splendore si è fatta tenebra, e allora riuscire a tornare a quel sole sembra uno sforzo improponibile, sovrumano. Forse è più facile abbandonarsi al dolore e al rimpianto. E invece la soluzione, a volte, è più semplice di quello che sembra.

Hourglass è, musicalmente, un viaggio continuo tra Italia e USA. Come il percorso artistico di Valerio Piccolo, un filo sempre teso attraverso l’oceano (alimentato anche dal suo essere traduttore di grandissimi film americani). Una musica non sempre etichettabile, una fusione personale e originale di mondi distanti. Non è un caso che in questo viaggio ci siano musicisti dai passati differenti, ma tutti con un grande respiro (musicale) internazionale. Nonché già presenti in quasi tutti i lavori di Valerio Piccolo. Dagli arrangiamenti e le chitarre di Massimo Roccaforte (produttore artistico e chitarrista storico di Carmen Consoli, e da sempre produttore artistico di Valerio Piccolo) al basso di Mike Visceglia (newyorkese DOC, musical director e bassista di Suzanne Vega per quasi 30 anni), al violoncello di Gionata Costa (Quintorigo), alla batteria di Simone Prattico (grande esperto di contaminazioni, oscilla tra il jazz del suo trio – acclamato in USA e Canada – alle sonorità trasversali di un cantautore come Piers Faccini). Non è un caso che questo pezzo sia cantato in inglese, una lingua ritenuta il collante ideale di questo collage musicale.

Hourglass è infine, musicalmente, un testimone tra presente e futuro di Valerio Piccolo. Una sorta di apripista per il prossimo progetto musicale, in uscita americana a ottobre 2018. Un “conceptual album” (meno altisonante di “concept album”) scritto a 4 mani con Rick Moody (https://www.minimumfax.com/autore/rick-moody-1712), romanziere best-seller americano, grande esperto di musica e musicista egli stesso. Il disco, dal titolo provvisorio “Adam and the Animals”, anche questo tutto in lingua inglese, prende spunto dall’Eden per raccontare storie eterogenee. Quando Adamo era nell’Eden, prima della creazione di Eva, si annoiava molto. Così Dio gli diede un compito: dare un nome a tutti gli animali che aveva creato. E solo allora, decise di creargli Eva. Le 10 tracce del disco saranno esattamente così. “Adamo si annoia”, poi otto animali, e poi “Eva”. Ogni traccia, ovviamente, scevra del contenuto religioso, sarà un pretesto per raccontare storie ordinarie o storie di personaggi famosi nell’immaginario letterario. Un progetto atteso, dopo che Valerio Piccolo, due anni fa, ha portato negli USA le poesie di 9 artisti contemporanei americani, trasformate in canzone. Meritandosi l’appellativo “Il cantante degli scrittori”.

Valerio Piccolo – voce, chitarra acustica

Massico Roccaforte – chitarre

Mike Visceglia – basso

Gionata Costa – violoncello

Vincenzo Lucarelli – hammond

Simone Prattico – batteria