Diciamola fuori dai denti: l’assurdo non è aver battuto con pieno merito il Frosinone ma essersi ridotti a giocarsi un pezzo non trascurabile di salvezza in una sfida “dentro o fuori” contro certe formazioni obiettivamente improponibili per la massima serie.
Il sollievo per il successo “scacciacrisi” – rotondo ben oltre il punteggio – è stato tale da infiorare di positività ed elogi i commenti della gente doriana. Sono bastati 90 minuti disputati con l’atteggiamento “giusto” – quello che sarebbe dovuto emergere anche nelle partite precedenti – per assistere a scene di insopprimibile esultanza e ad abbracci di felicità, come se si fosse trattato di un’impresa memorabile. Fuor dalla logica superficiale, certe reazioni di popolo sono giustificate: sino al tocco vincente di Quagliarella, che ha apposto i sigilli alla vittoria, sul Ferraris aleggiava un’atmosfera cupa e dominava la paura che una sbilenca, occasionale conclusione di un ciociaro potesse riaprire il discorso.
LA SAMPDORIA RESPIRA A PIENI POLMONI
Con i laziali scesi a cinque punti, si respira a pieni polmoni e nel cielo blucerchiato molte nuvole sono sparite. La sensazione – pur esternata con comprensibile pudore – è di aver finalmente girato l’interruttore del destino. A conferma di ciò, la sconfitta rimediata a Udine dal Verona, prossimo avversario, che adesso fa meno paura pur meritando attenzione e rispetto massimi.
In attesa della conferma scaligera, plaudiamo ai progressi di giocatori che si stanno imponendo come inamovibili. In primis Quagliarella, che ben prima di chiudere la contesa si era espresso su ottave elevatissime tenendo palla, imbeccando i compagni e facendo reparto alla grande pur non essendo un centravanti puro. Quasi al suo livello, ecco Correa, ormai uscito dalla crisalide e promosso a pieni voti: l’argentino non è più un’incognita, ma un valore aggiunto, capace di creare spesso la superiorità numerica e di illuminare la manovra con la sua classe cristallina.
Il discusso Viperetta ha investito principalmente su due elementi: uno è proprio Correa e l’altro Fernando, da mesi mai in discussione. Non è un caso che sia stato il brasiliano a rompere il ghiaccio con un’iniziativa delle sue, supportata alla grande da un elemento che Montella ha atteso e rimpianto da tempo: De Silvestri. Gare delicate come quella col Frosinone si decidono spesso con il duetto fra calciatori di caratura superiore.
In tempi di carestia, rifulge il dato della seconda partita casalinga senza gol al passivo: neppure stavolta la fase difensiva è parsa inappuntabile, ma – in attesa di qualche esame più attendibile – conta l’esito numerico, che senz’altro regalerà fiducia al reparto arretrato.
Importante, adesso, sarà mantenere l’equilibrio nell’approccio. Guai a pensare di aver debellato ogni sintomo di malattia, anche se la vittoria rappresenta il miglior ricostituente. Alla Sampdoria serve ancora una manciata di punti per attraccare al porto della salvezza e non sono tollerabili – a partire da Verona – ricadute mentali. Col giusto atteggiamento, risulteranno decisive le qualità tecniche, e su questo fronte la Sampdoria è provvista più che a sufficienza.
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