Pierluigi Gambino analizza il mercato del Genoa.
Gratta gratta, quasi tutte le pedine dello scacchiere rossoblù sono andate a posto. Il “quasi” è legato ovviamente alla cessione di Perotti, destinata a dividere la tifoseria e a far scendere la votazione complessiva sul mercato bis del Prez. Indubbio che la contropartita economica – pur con modalità di pagamento non favorevolissime – sia stata allettante per un club in perenne bolletta e che le volontà del giocatore, pur con la riconoscenza nei confronti del Grifo, fossero inclinate verso la Capitale. Diego piace al popolo genoano per quelle sue veroniche irresistibili ma gli addetti ai lavori abituati anche ad interpretare i numeri, sostengono che a livello pratico, soprattutto in zona gol, non si possa parlare di una privazione insopportabile.
susoSull’altro piatto della bilancia due doverose considerazioni. La prima trae spunto dalle caratteristiche dei suoi rimpiazzi: Suso e Cerci prediligono entrambi la fascia destra al pari di Capel e Lazovic. Non uno di loro parrebbe gradire lo spostamento di versante. Un bel busillis per Gasperini, che sta esaminando addirittura l’ipotesi di un radicale cambio di modulo, con una o due mezze punte alle spalle di Pavoletti, a costo di sacrificare l’ariosa manovra sulle fasce, lasciata in consegna ai centrocampisti laterali.
L’altro spunto di riflessione è di più ampio respiro: in cambio di un cartellino di proprietà sono giunti al Genoa dal Milan due prestiti, peraltro non i primi nel panorama dell’organico rossoblù, che già conta Ansaldi e Laxalt tra i giocatori ancora da acquisire in via definitiva oppure da lasciar partire per ragioni economiche.
Se all’addio di Perotti si abbina la cessione di Mandragora alla Juve, è comprensibile la preoccupazione di una tifoseria sempre più perplessa riguardo ad un’inarrestabile smobilitazione. Nel calcio, ovvio, contano più i denari dei sentimenti, ma quale altro sodalizio di serie A persegue la strategia di cedere i migliori prodotti del proprio vivaio senza lasciare ai tifosi amici la gioia e l’orgoglio di applaudirli per almeno uno o due campionati interi?
La speranza è che i milioni intascati dalle vendite di Iago Falque, metà Bertolacci, Kucka e degli ultimi partiti lascino intravvedere il fondo di un pozzo, quello dei debiti del Genoa, profondissimo. I tifosi, frastornati, iniziano a paventare per la prossima estate gli addii di Perin, Izzo, Rincon, i soli superstiti con una quotazione elevata, ed intanto si chiedono come sia stato possibile accumulare nel tempo “buchi” così elevati dopo aver fatto registrare almeno una dozzina di plusvalenze a otto cifre. Certe operazioni, se affiancate ai circa 40 milioni annui di introiti televisivi, avrebbero dovuto garantire un comodo galleggiamento. Invece…
Tornando brevemente ai discorsi di campo, va riconosciuto al Joker il merito di un mercato teso a colmare le lacune aperte in estate. Se escludiamo il buco a sinistra trattato ad inizio articolo, ogni ruolo – panchina compresa – è stato adeguatamente coperto. La funzionalità della fase difensiva, arricchita di recente dal recupero di Munoz, è la garanzia dei necessari punti salvezza. Al companatico di un piazzamento non distante dal centroclassifica ci si augura provvedano Suso e Cerci, magari con una presenza più assidua in zona gol di Dzemaili e Tachtsidis. Guai se si continuasse a dipendere esclusivamente dai sigilli di Pavoletti.
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