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Visto da Gambino – Sampdoria: Eder ti mancherà

Il risveglio è di quelli improvvisi, e per nulla piacevole.

Nel giro di un annetto la Sampdoria è passata dagli investimenti onerosissimi per Muriel, Bonazzoli e Fernando alla cessione, con pagamento in comodissime rate, di Eder, il capocannoniere della squadra e la sola certezza in un mare di incognite. Operazione discutibili in ogni suo aspetto, a partire dalla tempistica. Passi sacrificarlo sull’altrare del bilancio, ma non prima di essersi garantiti un sostituto all’altezza, senza dover attendere gli ultimi sussulti della sessione invernale per mettersi in casa il cavallo di ritorno Quagliarella.

Anche nel merito l’addio al brasiliano d’Italia suscita perplessità a josa. Può permettersi una squadra piombata al quart’ultimo posto e non più lontanissima dal baratro di rinunciare al suo bomber? I gol di Eder mancheranno ma non meno del suo carisma, di quella sicurezza psicologica che rappresentava per i compagni, convinti che lui, con la sua classe, potesse sempre toglierli dal guano. I pessimisti tornano con la mente alla drammatica annata dell’ultima retrocessione: ingiusto scendere sino a quei livelli di sfiducia, ma di sicuro la partenza del Citadin de Milan non è un fatto confortante per un gruppo che già aveva fornito ampie conferme di scarsa personalità.
Chiaro che con questa mossa il Viperetta si è alienato un mare di consensi, insinuando dubbi assortiti riguardo alla sua strategia aziendale e anche oscuri timori di una deriva societaria tutt’altro che esaltante. Partito Eder, Soriano già promesso all’Inter, alcuni giocatori giunti in prestito da restituire tra qualche mese: quale avvenire per i colori blucerchiati? Comprensibile il disorientamento di una piazza che – a differenza di quella genoana – è spesso vissuta nella bambagia garantita da presidenti facoltosi oltreché inappuntabili nello stile personale e nel modus operandi.

Esaurito il preambolo, quale Sampdoria è uscita dal mercato di riparazione? Una squadra senz’altro in grado di tagliare il nastro della salvezza ma non di guadagnare troppe posizioni in classifica. Svariati infatti sono i punti interrogativi in tutti i reparti. Di sicuro la rivoluzione di gennaio suggerirà una variazione sostanziale del modulo difensivo. Dodò e Sala hanno una vocazione offensiva ma in fase di copertura lasciano a desiderare: ideale per loro un centrocampo a cinque, protetto da tre centrali difensivi pronti a chiudere ogni varco. I vari Ranocchia, Moisander, Silvestre e Diakité non sono dei titani ma possono assicurare una tenuta accettabile.
La società ha inseguito sino all’ultimo giorno un centrocampista di qualità, ma vanamente. Nella zona nevralgica continuerà a comandare Fernando, coadiuvato da Barreto o Ivan e Soriano o Carbonero.

Restano tre maglie da assegnare. Muriel, specialmente se saprà ripetere il secondo tempo (con sigillo personale) di Bologna, sarà probabilmente tra i prescelti, ma merita spazio anche la new entry Quagliarella, che di tutti gli avanti blucerchiati è più vicino all’idea della punta centrale pur senza essere uno sfondatore. Resta l’interrogativo riguardo alla sua convivenza con Cassano, altro attaccante atipico. In palio il posto da uomo più avanzato con due supporti alle spalle da scegliersi tra il colombiano, lo stesso Soriano (impiegabile anche a centrocampo), Carbonero e il sempre più convincente Correa, scopertosi improvvisamente una gradevole vena da canoniere, seppur in partite poi perdute.

Mancando Eder, la “cooperativa del gol” dovrà accrescere la propria produzione, ma la speranza più viva è che gli ultimi innesti puntellino una fase difensiva per ora assai carente e preoccupante. A Montella il compito di snaturarsi diventando sempre più “gestore” di una squadra non priva di limiti. Guai se insistesse ad imporre teorie lontanissime dalle corde di gran parte di questi giocatori.

Pierluigi Gambino

Liguria Sport