Lo Juventus Stadium con tutto il suo carico di colore e calore è il degno teatro di questo anticipo del sabato che mette di fronte due delle squadre più attrezzate del campionato e che fin qui meglio han fatto: Juventus e Lazio.
I bianconeri dopo la caduta con l’Inter hanno travolto Nordsjaeeland e Pescare con un complessivo 10-2 che fa pensare gli inseguitori, i romani hanno vinto il derby e questo, a Roma, vuol dire tanto, ma soprattutto dà la carica per credere nell’obiettivo Champions sempre sfuggito negli ultimi due anni d’un soffio.
Bianconeri senza Vucinic e Pirlo, incombe il decisivo Juventus-Chelsea di Martedì, Lazio con la sua formazione migliore.
Juventus (3-5-2): Buffon s.v., Barzagli 6, Bonucci 6,5 , Chiellini 6; Isla 5(70′ Pepe 5), Vidal 6, Pogba 5,5 (84′ Bendtner s.v.), Marchisio 6, Asamoah 6,5; Giovinco 6,5, Quagliarella 5,5 (67′ Matri 5). Allenatore: Alessio 6
Lazio (4-1-4-1): Marchetti 8; Konko 6,5, Biava 7, Dias s.v. (20′ Ciani 6,5), Radu 6,5; Ledesma 5; Gonzalez 6, Brocchi 6 (57′ Ederson 5,5), Hernanes 5,5, Candreva 6; Klose 5,5 (81′ Kozak s.v.). Allenatore: Petkovic 5,5
Le squadre entrano in campo con il piglio giusto affrontandosi a viso aperto e per il primo quarto d’ora si assiste a continui capovolgimenti di fronte, veloci e spettacolari, ma i portieri non sono mai chiamati in causa.
Al quarto d’ora è Asomoah con un tiro cross a costringere Marchetti a respingere di pugno, al 18′ splendida azione dei bianconeri chiusa da una spettacolare rovesciata di Giovinco che costringe Marchetti a volare basso verso il palo alla propria sinistra per respingere, sciagurato è invece Quagliarella che da due passi mette sull’esterno della rete.
La partita cambia padrone, la Juve assalta a pieno organico il fortino delle aquile, che non riescono ad uscire praticamente mai, non riuscendo a mettere insieme due passaggi giusti in fila.
La pressione bianconera sembra insostenibile, ma la Lazio se in avanti non si vede, dietro è invece concentrata e ben organizzata e riesce, anche con un briciolo di fortuna, a sbrogliare le situazioni anche
più complicate.
A cavallo della mezzora doppia occasione per Giovinco, prima l’attaccante aggancia al limite dell’area e si gira in un fazzoletto calciando a lato, poco dopo aggancia in modo assai spettacolare sulla trequarti e si invola verso la porta, ma anche stavolta la sua ionclusione si perde a lato.
la pressione bianconera continua, ma nel finale la Lazio grazie ad Hernanes riesce a costruire qualche ripartenza, giusto per tenere un po’ più guardinga la retroguardia di casa.
Anche la ripresa segue il medesimo copione con il primo quarto d’ora più equilibrato, in cui la Lazio riesce a stare un po’ più alta e a rischiare meno, giusto un tiro di Pogba che si perde appena sopra la traversa.
Dal quarto d’ora in poi risale la pressione dei bianconeri, salva Gonzalez in scivolata davanti a Marchetti, che si supera poco dopo quando Vidal calcia dai 20 metri trovando sulla sua traiettoria il piede di Quagliarella, il portiere è semplicemente prodigioso alzando sopra la traversa dopo che era già partito per andare nell’altra direzione.
La Lazio si abbassa troppo e la Juve continua ad attaccare a pieno organico, salva miracolosamente Konko davanti a Marchetti rischiando l’autogol, poi alla mezzora sugli sviluppi di un corner colpisce di testa Barzagli, arriva Bonucci che colpisce a colpo sicuro cogliendo in pieno la traversa, al 35′ palla splendida appoggiata indietro da Matri per l’accorrente Marchisio che calcia a giro di suola, vola ancora Marchetti a respingere lontano.
Finisce con uno 0-0, il primo dopo 34 partite della Lazio, che nelle ultime 16 partite non aveva mai pareggiato, ma la squadra di Petkovic ha completamente rinunciato alla fase offensiva, nessun tiro in porta, nessuna occasione da rete, ma solo tanto ordine in difesa ed un portiere ispiratissimo.
La Juve ha attaccato a pieno organico per più di 80 minuti, ha creato almeno 4 occasioni importanti per tempo ma si è trovata di fronte un Marchetti in versione saracinesca e le solite lacune negli avanti, che pungono poco e non vedono la porta.
giuseppe floriano bonanno








