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La Libertas celebra l’8 marzo

Una piaga sociale antica che oggi viene denunciata da nuovi “braveheart”: lo scrittore Roberto Saviano “I legami tra caporalato e mafia sono storici” ed il camerunense Yvan Sagnet primo migrante ad accendere il fuoco della rivolta nelle campagne pugliesi per rivendicare condizioni umane “Lavorare nei ghetti fatiscenti, schiavizzato da aguzzini spietati, è come vivere nei campi di concentramento: sei un numero senza nome, senza diritti, senza libertà”.  

Sono emblematiche queste testimonianze che assumono contorni drammatici quando Paola Clemente bracciante 49enne esala l’ultimo respiro nei campi di Andria. E’ la punta di un tragico iceberg che nel corpo sommerso cela ancestrali nequizie di soprusi, violenze, ricatti, stupri. La scomparsa di Paola è stata un sussulto per l’establishment cloroformizzato della politica che finalmente ha approvato il disegno di legge contro il turpe fenomeno del caporalato (Legge n. 199 del 29 ottobre 2016).
La Libertas dedica l’8 marzo alle donne schiavizzate dal caporalato sollecitando le forze politiche e sindacali a vigilare sull’effettiva applicazione della legge. Il bracciantato femminile rappresenta la componente più vulnerabile del fenomeno e pertanto deve essere tutelata non soltanto con fumosi proclami, ma soprattutto con la presenza “fisica” dello Stato sul territorio per garantire la legalità. Occorre potenziare il monitoraggio dei tutori dell’ordine preposti al controllo delle aree dove è radicato il potere della malavita organizzata.
E’ senza dubbio un’emergenza sociale denunciata anche dall’indagine dell’ISTAT: il lavoro irregolare in agricoltura, a cui è associato comunemente il caporalato, è in costante crescita negli ultimi anni. Il Terzo Rapporto “Agromafie e caporalato” conferma che le infiltrazioni mafiose nella filiera agroalimentare e nella gestione del mercato del lavoro – attraverso la pratica del caporalato – muovono in Italia un’economia illegale e sommersa che va dai 14 ai 17,5 miliardi di euro.
Il rapporto individua circa 80 distretti agricoli “irregolari” indistintamente dal nord al sud del nostro Paese e quantifica tra 400 e 430 mila i braccianti soggetti a sfruttamento sia italiani che stranieri. Un settore specifico “in espansione clandestina” concerne le donne generalmente italiane. In Puglia, per esempio, sono circa 40 mila con retribuzioni che non superano i 30 euro per dieci ore giornaliere di raccolta nei campi con esposizione a tutte le intemperie: sono devastanti le patologie psicofisiche soprattutto nelle ore canicolari (collasso e disidratazione).

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