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Ligursystem presenta: “in materia” Mostra personale di Renato Allegro

larchitetto Allegro ad una sua mostra

larchitetto Allegro ad una sua mostra

Continuano gli eventi culturali a cura di Ligursystem, storica azienda genovese leader nel campo dell’illuminotecnica e dell’arredo ufficio, che coglie l’occasione delle festività natalizie per invitare nuovamente la sua clientela alla mostra personale dell’Architetto Renato Allegro intitolata “in materia”.

Renato Allegro ha unito la professione di architetto a una inesausta passione per la pittura. Il soggetto prevalente dei suoi dipinti è la natura espressa attraverso personalissime visioni del paesaggio ligure, in cui la luce rappresenta l’elemento fondamentale di ricerca.

Nei suoi quadri colori e forme non sono mai realistici e attraverso la composizione prendono vita spazi immaginari intrisi di memorie.

Le  sue opere sono state esposte sia in Italia che all’estero, dalla Francia alla Danimarca, Svizzera Germania, Lussemburgo, fino ad arrivare al Canada.

“ I dipinti di Renato Allegro ci pongono di fronte a evidenze sensibili di notevole effetto,

capaci di manifestare, all’osservatore, fascinose suggestioni pittoriche organizzate e tali da indurre alla evidente consistenza di una “natura” sovrimposta alla realtà e saggiamente dosata nei particolari.

Nella sua pittura la scansione ritmica e le rispondenze con il veduto architettonico trasformato, negli anni, dal ricordo e dalla immaginazione nonché dal soggettivismo dell’interiorità, in una sorta di sommessa sinfonia cromatica che offre una intricata varietà di splendori” , scrive il critico Germano Beringheli.

Apprezzando i dipinti di Allegro gli ospiti scopriranno quello che  lo showroom Ligursystem ha loro riservato sui prodotti di design in esposizione: uno sconto speciale pari al 55% sui prezzi di listino!

L’evento sarà accompagnato da un piacevole aperitivo insieme.

La mostra sarà visibile fino al giorno venerdì 30 dicembre 2016 negli orari: 10 – 12 e 15 – 18.

 

Renato Allegro nasce a Ranzo nel 1925.
Ha unito la professione di architetto a una inesausta passione per la pittura.
Soggetto prevalente dei suoi dipinti è la natura espressa attraverso personalissime visioni del paesaggio ligure. La luce
rappresenta però l’elemento fondamentale di ricerca.
Nei suoi quadri colori e forme non sono mai realistici e attraverso la composizione prendono vita spazi immaginari
intrisi di memorie.
La continua sperimentazione non solo formale, ma anche tecnica conduce Allegro all’uso di materiali diversi: acrilico,
tempera, olio, gessetti. I materiali, spesso tra loro accostati e sovrapposti, sono organizzati con gesto rapido privo di
incertezze sulla tela.
E’ il modo stesso di stendere e comporre la materia/colore a consentire un dialogo tra nuove e precedenti stesure sulle
quali ritornare più volte in un processo di stratificazioni temporali.
Sue opere sono state esposte in mostre personali e collettive e si trovano presso collezioni private in Italia e all’estero:
Canada, Danimarca, Francia, Germania, Lussemburgo e Svizzera.
Mostre personali
1988
Genova, Galleria Galliani
1989
Uscio (GE), Colonia Arnaldi
1994-1995
Diano Marina (IM), Galleria La Tavolozza
1996
Padova, Galleria il Sigillo
Ferrara, Galleria Nuovo Rinascimento
1997
Branzi (BG), Galleria Tigli di Midali
Varese, Galleria Busnelli
Diano Castello (IM), Galleria Civiero
1996-1999
Ludwigsburg (D), Watzl Kunst + Ramen G. Gmbh
Colonia (D), Galeria Kunsthans Binhold
2003
Genova, Galleria San Lorenzo al Ducale
2006
Acqui Terme (AL), Galleria Artanda
2009
Genova, Galleria San Lorenzo al Ducale
Cervo (IM), Oratorio Santa Caterina
2011
Albissola Marina (SV), Circolo degli artisti
2013
Sanremo (IM), Casinò
Mostre collettive
1990-1995
Cervo, Palazzo Vento
1995
Genova, Ordine degli Architetti
2006
Acqui Terme (AL), Art/Arch, Galleria Artanda
2009
Acqui Terme (AL), Galleria Artanda

Innanzitutto l’età _ un giovane artista di 88 anni che sente ancora il
bisogno di evolversi e imparare. Dimostrazione della sua esperienza e
professionalità, incoraggia il pubblico alla percezione dei suoi dipinti attraverso
se stessi. Guardare le opere di Renato Allegro con Renato Allegro significa
sentirsi dire: <<Lo vedi questo particolare, proprio qua. Sai cos’è? […] E’
pittura.>> Tutto ha un senso, sempre nell’umiltà e nella riservatezza che
caratterizzano quest’artista. Lucido, ironico sono caratteri della sua personalità
dalla doppia natura: architetto fantasioso e pittore razionale. Scelte oculate, le
sue, anche grazie al supporto del figlio Raimondo, che lo accompagna negli
allestimenti.
Renato Allegro per scelta vive e lavora in Liguria, dove può trarre ispirazione dal
paesaggio che lo circonda, vero motore dei suoi dipinti. Ma, ormai, affermato
pittore, le sue opere presenziano in numerose mostre personali e collettive sia
in Italia che all’estero. Tra le diverse che lo vedono protagonista, ricordiamo
l’esposizione a Genova presso la Galleria Galliani (1988), a Diano Marina presso
la Galleria La Tavolozza (1994-1995), a Torino presso il Circolo Ufficiali (1995),
ancora a Padova e a Ferrara (1996), a Varese (1997), di nuovo a Genova
presso la Galleria San Lorenzo (2003 e 2009), a Ludwigsburg e a Colonia (1996-
1999). Come detto, partecipa anche ad alcune collettive, tra queste la mostra a
Cervo presso Palazzo Vento (1990-1995), a Genova presso l’Ordine degli
Architetti (1995), ad Acqui Terme presso la Galleria Artanda (2006) e ancora in
Canada, in Svizzera, in Francia, in Germania, in Danimarca e nel Lussemburgo.
Per la prima volta a Sanremo presso il Foyer di Porta Teatro del Casinò con la
mostra RENATO ALLEGRO in materia nel settembre 2013.
Una poetica a sipario _ in anni in cui la società – le persone in primis – si è
allontanata dalla Natura e dallo Spirito, riconoscersi in questi due e ritrovarli
negli strati materici delle opere di Renato Allegro è straordinario quanto
sorprendente. Partendo dal presupposto che ogni dipinto nasce dalla
rappresentazione di uno scorcio del territorio ligure, è anche vero che il
soggetto muta di giornata in giornata, dove la fantasia di Allegro puntualizza la
sua energizzante presenza. Pittore, ricordarlo architetto è più semplice di come
può sembrare all’apparenza. Solo chi ha una buona conoscenza di punti, linee,
forme può stravolgerle, come per la prospettiva, la stessa di quei progetti, la
stessa di una condizione evanescente, ma comunque materica. Con ogni sua
opera Renato Allegro costruisce un mondo, una realtà sana, priva del male; la
copre con un sipario, pronto per essere aperto da un pubblico curioso.
La terza dimensione _ una sorta di purismo del colore, il segno, la
coerenza e la materia. In fondo la materia non è altro che il risultato degli strati
che nel tempo Allegro applica sulla tela. In questo senso, un Tempo che diventa
supporto d’azione per i sensi: si crea esperienza. L’artista evidenzia la sua
capacità di esporsi alla Realtà; il pubblico in questo modo può vivere il territorio
più volte. Il titolo della mostra RENATO ALLEGRO in materia prende forma
naturalmente, senza sforzi. La scelta, tutta dell’artista, è stata quella giusta:
esporre le opere degli ultimi anni, dal 2009 al 2013, sottolineando il continuo
cambiamento evolutivo tipico della sua pittura. Innanzitutto le campiture di
colore, sempre presenti e luminose, ma con una nota di fragile precarietà ogni
volta resa visibile al visitatore dalle crettature che mostrano lo strato
sottostante. Sono vita, come le arterie per un corpo, come la lava per la Terra.
Forza di ogni dipinto di Renato Allegro. In secondo luogo, la scelta di
rappresentare un paesaggio a volte più naturale altre più antropizzato, a tratti
astratto a tratti realista; un esempio chiaro è il raffronto tra Ricordi sereni
(2011-2012) e La casa bianca (2010). Gli stessi titoli delle opere sono indice del
percorso che l’artista segue verso la concettualizzazione del paesaggio. Dunque
si troveranno C’è ancora tempo per tornare (2013), Nel rosso bruciante della
sera (2013), Fusioni temporali (2013) al posto di Terra e mare (2009) o Antiche
riviere (2010). In tutti ritroviamo però atmosfere materiche, Natura e Spirito
come comune denominatore.
La tavolozza _ e l’arte di vedere un mondo creato da scorci conosciuti e
pennellate di fantasia, dove la forma diventa energia costruente strutture ogni
volta ben calibrate nel loro insieme. Le opere di Renato Allegro sorreggono
molto bene il metodo di rieducazione visiva di Aldous Huxley, dove sensazione,
selezione e percezione permettono la visione di ciò che circonda l’Uomo anche
se in maniera poco evidente. Nel gruppo delle opere in mostra a Sanremo, molti
dei temi e dei moduli elaborati precedentemente raffiorano, in particolare la
luce e il colore. Della prima non c’è nulla da aggiungere alle parole di una critica
che da sempre premia questo aspetto dei dipinti di Allegro; mentre del secondo
si possono spendere due parole. Analizzando lo strato pittorico, infatti, si può
conoscere a fondo l’indole di questo artista ligure. Il blu, uno dei colori
predominanti sull’intera produzione, solitamente viene riconosciuto come segno
di rigidità, severità e freddezza, qui – forse perchè rappresenta il colore delle
chiome degli ulivi, quelle piante da muro a secco che creano valli e campagne –
dimostra invece l’indole tranquilla e timida di Allegro, sempre intimo nel
metabolizzare gli elementi della Natura. Il rosso, filo conduttore
dell’esposizione, qui è estremamente virile; mentre il verde, seppur
apparentemente neutro, passivo, forse anche un po’ scontato, considerando
una pittura di paesaggio, in queste opere compare dove meno ci si aspetta. Ma
sulle tele di Renato Allegro la tavolozza dei verdi, dei rossi, dei gialli e dei blu si
astrae, diventando mondi spirituali, pensieri, idee. In questo modo le linee del
progetto si lasciano nascondere dalla materia pittorica, che crea spessore, che
crea una terza dimensione senza il bisogno di tagli, restando se stesso: un
utopista del paesaggio ligure.
Federica Flore

Quando, nel 1917 in Olanda, artisti e architetti diedero vita a De Stijl – confrontando le reciproche
esperienze per spogliare l’arte, così dissero da ogni attributo accidentale – non immaginarono, certo, che
in un lontano futuro il loro incontro avrebbe provocato nell’Informale ovvero trentacinque anni dopo
circa, quella purifcazione dei mezzi espressivi auspicata dalle loro idee e successivamente sviluppata
dalle proposizioni artistiche dell’immediato dopoguerra del ventesimo secolo.
Proprio lo scambio tra gli specifci della pittura e dell’architettura diede vita, infatti, attraverso i
contributi congiunti di Teo van Doesburg e di Piet Mondrian, a un nuovo modo di strutturare forme e
colori attraverso gli elementi geometrici più semplici, le linee e le impressioni ricevute dalla realtà.
Nasceva così l’astrattismo nei suoi duplici e fondamentali aspetti: di progressivo mutamento
dell’immagine naturalistica, siccome l’abstrahere (il tirar fuori in latino) o quello di trovare, nel tono e
nel timbro, nello spazio e nella forma, elementi capaci di ordinare, tramite la creazione, immagini
fgurali analoghe a quelle sonore del linguaggio musicale che crea sistemando suoni nello spazio e nel
tempo.
Non a caso – proprio perché sono opere di una persona che è, al tempo, architetto attento agli equilibri
formali e pittore in grado di registrare le proprie sensazioni e le proprie emozioni nella materia
cromatica – i dipinti di Renato Allegro ci pongono di fronte a evidenze sensibili di notevole efetto,
capaci di manifestare, all’osservatore, fascinose suggestioni pittoriche organizzate e tali da indurre alla
evidente consistenza di una “natura” sovrimposta alla realtà e saggiamente dosata nei particolari.
Nei quadri di Allegro concorrono alla profonda accortezza che ne equilibra gli aspetti formali, le
campiture stese in una sorte di rete grafca, le pennellate mediate da Nicolas De Staël e da qualche altro
archetipo moderno, i toni dolci e quelli attenuati, la gestualità, per esempio, di Willem de Kooning che
trasforma in accoglimento interiore, oltre che il veduto in natura, memorie ed emozioni, l’armonia che
raccoglie momenti visivi vissuti con percezioni molto personali.
Evidente perciò la traduzione in clima della schematica evidenza paesaggistica e delle congruenze
naturali, così come è scoperto e percettibile il sentimento profondo delle seduzioni decantate o
contrastate del colore, circoscritto in trasparenze delicate e sofuse anche quando le manifestazioni
pittoriche si fanno più forti e energicamente immediate, rutilanti e risonanti. Altro poi si potrebbe
aggiungere sulla pittura felice e sensibilmente trasfgurata di Allegro. E’ il suo un modo di dipingere che
fa ripensare a De Stijl e che guarda caso sviluppa proprio come fece De Staël una pittura di paesaggio
lirica, strutturata, a tessere o a macchie, a taches geometriche concentrate sulla luce e stese ora su una
striscia di terra, ora sui rifessi del mare.
Si possono notare, infatti, nella pittura di Allegro la scansione ritmica e le rispondenze con il veduto
architettonico trasformato, negli anni, dal ricordo e dalla immaginazione nonché dal soggettivismo
dell’interiorità, in una sorta di sommessa sinfonia cromatica che ofre una intricata varietà di splendori.
Germano Beringheli