In questo momento difficile della stagione e della storia del Genoa, ma tuttavia positivo dopo questa vittoria, con la speranza di vedere al più presto il Genoa fuori da questa situazione, voglio proporvi un breve estratto del mio romanzo: “Una vita da genoano”, con cui vado alle radici del mio sentire, sia per quel che riguarda la mia squadra del cuore che per quel che riguarda la mia città.
Due essenze che non riesco a scindere.
“Noi, tutti noi, siamo un pochino quello che siamo anche perché abbiamo scelto un certo modo di esprimerci ed un certo punto nello spazio e nel tempo in cui proiettare la nostra anima sul mondo. E non altri modi. Perfino se uno di questi modi si chiama Genoa, una squadra di football. Anzi, molto di più.
Mi prendo il rischio di esagerare e di apparire infantile, ma sono convinto che sia così. Mi sta bene la mia città, Superba in origine eppure così difficile, inospitale, ingrata, diffidente. Mi sta bene: è la mia città, ci ho vissuto la mia vita, ci ho trovato la donna che amo, ci sto crescendo mio figlio; sono parte della sua aria, sarò parte della sua terra. Mi sta bene il suo meglio e il suo peggio; io sono come Lei, io sono Lei. Mi sta bene la sua discrezione, fa parte di me. Mi sta bene la sua confusione, fa parte di me. Mi sta bene la sua provincialità, è la mia. Mi sta bene il suo orgoglio, mi sta bene la sua noncuranza, mi sta bene la sua indipendenza, mi sta bene la sua umiltà. Mi sta bene il peggio che può esprimere. È il mio peggio.
Mi sta bene la mia squadra del cuore: sentirei di appartenerle anche se non ci fosse uno stadio in cui entrare, un prato su cui giocare, un calciatore da applaudire, due colori da accarezzare. È solo un’idea. Ma è un’idea che mi rappresenta, a cui sento di appartenere. Non mi importa che perda, che vinca: mi interessa provare qualcosa. Tra soffrire e non sentire niente, preferisco soffrire. Il nostro destino è amaro e atroce anche per questo. Perfino la sofferenza, che nessuno vuole provare e che tanta paura ci fa, contiene il seme della felicità e ne è anzi l’unica sorgente possibile.
Se analizzo i miei 46 anni e ipoteticamente metto in parallelo i momenti peggiori e quelli migliori della mia vita al fianco dei momenti peggiori e migliori al fianco del mio Genoa, io quel filo lo vedo, lo sento, lo tocco. E arrivo a dire che se il collante tra tutti questi attimi è costituito dai momenti felici, lo “spessore” è dato senz’altro dai momenti più bui, dai silenzi più insopportabili, dalle cadute rovinose, dalle paure più arcane, dagli errori imperdonabili.
La mia vita sta pienamente dentro il mio Genoa, il mio Genoa sta incredibilmente dentro la mia vita.”
Forza Genoa.
Forza Genova.
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