
In questi ultimi anni, ogni volta che si torna a parlare del Rally d’Australia, c’è anche una certa qual malinconia che ritorna.
Una malinconia per una gara che, quando il quartier generale era ancora situato a Perth, ci offriva spettacolo a non finire su speciali che erano una più bella dell’altra. E dove l’elenco iscritti era pieno zeppo di ‘bei nomi’ e non risotto all’osso come oggi con soli 27 iscritti.
Quel 29 ottobre del 2006…
Ci ricordiamo ancora di quella domenica, era il 29 ottobre del 2006, mentre la cinquantina di equipaggi superstiti sfilava sul podio d’arrivo di Perth, che non ci fu la solita aria festosa ma un clima mesto, quasi da lutto nazionale. Infatti quell’edizione sarebbe stata l’ultima che si disputava sulla costa occidentale dell’Australia. La colpa non fu certo degli organizzatori che dal 1988 ci avevano sempre offerto una manifestazione che a detta di quasi tutti gli addetti ai lavori è sempre stata una delle migliori soprattutto per l’eccellente organizzazione e per la bellezza delle sue prove cronometrate.
No, la colpa fu del governo regionale che, dopo aver incassato per anni milioni e milioni di dollari australiani pagati dagli organizzatori per poter svolgere la gara, ha improvvisamente deciso che si sarebbe dovuto sborsare molto di più per poter continuare a sfruttare le strade sulle quali si svolgevano le prove cronometrate. Da qui la decisione degli organizzatori di lasciar perdere tanto più che le altre tre regioni dell’Australia si stavano da anni facendo una guerra spietata pur di poter portare la gara iridata dalle loro parti.
Un titolo iridato in ‘contumacia’…
Ma quel 29 ottobre 2006 fu un giorno particolare anche per un altro motivo: per l’incoronazione ‘in contumacia’ di Sébastien Loeb quale campione del mondo. Infatti il pilota della Citroën qualche tempo prima si era infortunato cadendo con un rampichino e quindi dovette ‘saltare’ diverse gare fra cui anche questa. Così a Marcus Grönholm si presentava l’occasione ‘della vita’ per riportarsi a ridosso del ‘leader’ e poter contendergli così il titolo iridato nelle rimanenti gare.
Ma il finnico, invece di imporsi come sarebbe stato nelle sue possibilità, terminò il rally, vinto dal compagno di squadra Mikko Hirvonen davanti a Petter Solberg (Subaru) e Manfred Stohl (Peugeot), solo al quinto posto offrendo di fatto su di un piatto d’argento il titolo iridato a Loeb.
La sportività di un campione… battuto!
Sul podio d’arrivo Marcus la prese con filosofia e soprattutto fu molto sportivo affermando che “Ho fatto un errore stupido nella 3. speciale e questo mi è costato la vittoria qui in Australia. Ma forse è giusto che sia andata così: Sébastien prima del suo infortunio in rampichino aveva su di me un vantaggio tale che mai e poi mai sarei riuscito a raggiungerlo in classifica e quindi è giusto che il titolo lo abbia conquistato lui. Comunque cercherò di prendermi la rivincita l’anno prossimo…”.
Resta però il fatto che se Grönholm non avesse messo sul tetto la sua Ford nella prima vera speciale della prima tappa, avrebbe facilmente vinto anche questo rally e di fatto riaperto il campionato. Ma un pietrone nascosto all’interno di una veloce curva a destra ha voluto rendere giustizia a Loeb e così di Grönholm si ricorderà probabilmente solo l’incredibile rimonta effettuata in quella tre giorni che l’ha portato dalla 56. alla 5. posizione finale. Una prestazione non da niente anche se – in fondo – non gli è servita a nulla.
Australia, ‘location’ che cambiano in continuazione…
Così, dopo tre anni il mondiale fece ritorno in Australia ma, come detto, non più a Perth sulle bellissime e spettacolari speciali di Atkins, Beraking e di Bannister ma completamente dalla parte opposta, a Kingscliff, che dista poco più di un centinaio di chilometri a sud dalla capitale del Queensland Brisbane. E due anni dopo ci fu un nuovo trasloco in quel di Coffs Harbour dove si svolge tutt’ora.
Ogier come Loeb o vorrà far festa al Tour de Corse?
Ed anche quest’anno, come nel 2006, c’è la possibilità che un pilota francese e di nome Sébastien possa conquistare il titolo iridato nel ‘Down Under’. Ovviamente si tratta di Ogier che in Germania, due settimane fa, ha mancato il suo primo ‘match ball’.
Certo, non per colpa sua visto che ha fatto tutto giusto vincendo la gara e regalando alla Volkswagen il primo successo nella gara di casa, ma per colpa della matematica che permette al suo collega di marca Jari-Matti Latvala di avere sempre ancora una piccolissima possibilità di far suo il titolo. Ma il tutto è veramente solo sulla carta visto che ad Ogier a Coffs Harbour basterà classificarsi davanti a Latvala o, se questi dovesse vincere, sarebbe sufficiente al transalpino un secondo posto finale ed un 3. nella Power Stage per aggiudicarsi il titolo.
Solo per la cronaca: se Latvala dovesse terminare secondo e vincere l’ultima prova ad Ogier basterebbe addirittura il quinto posto ed il secondo nella Power Stage. A meno che il transalpino preferisca festeggiare la conquista del titolo nella prossima gara in patria – al Tour de Corse – ed allora potrebbe anche accontentarsi del secondo posto in gara e di nessun punto nell’ultima speciale, sempre che Jari-Matti vinca visto che in VW c’è pur sempre la ‘mina vagante’ Andreas Mikkelsen.
I primi degli sconfitti si battono per la seconda posizione nel ‘Costruttori’!
Detto per la – si fa per dire – lotta per il titolo, la gara non presenta altri spunti di particolare interesse eccezion fatta forse per quel che concerne la conquista della seconda posizione nel Mondiale Costruttori dove attualmente se la contendono Hyundai e Citroën Racing e, in ultima istanza, vedere come si comporterà Hayden Paddon che la Hyundai ha promosso a seconda guida e che quindi sarà abilitato a conquistare punti iridati assieme a Thierry Neuville mentre Dani Sordo, che è stato relegato a terza guida, potrà solo accontentarsi di fare punti per il secondo team della squadra coreana.
Al momento, anche se mancano ancora quattro gare al termine della stagione, sembrerebbe che la Hyundai sia leggermente favorita ma non tanto perché sia più forte ma perché i portacolori della Citroën non riescono più a cavare un ragno dal buco. Mads Oestberg sembra l’ombra del bel pilota che era tempo fa mentre Kris Meeke, dopo la vittoria in Argentina, è ritornato ad essere il pilota ‘falloso’ di sempre. Considerando che il team transalpino sta vagliando tutte le possibilità per la composizione della ‘driver line up’ per l’anno prossimo, forse sarebbe il caso che i due si diano veramente una mossa se non vogliono perdere il posto.
Ci sarà gloria per tutti?
Visto l’esiguo numero di partenti – ma questa è veramente una gara mondiale quando al via si presentano solo 27 equipaggi? – potrebbe esserci gloria un po’ per tutti: soprattutto per Lorenzo Bertelli e Lorenzo Granai (Ford) che potrebbero, con una gara attenta ed intelligente, aumentare non di poco il loro bottino di punti nella classifica provvisoria del campionato. Che è poi quello che vorranno fare sicuramente anche i due portacolori della Ford Elfyn Evans ed Ott Tänak.
WRC2
E nel WRC2, con soli sette equipaggi al via, i punti per migliorare la classifica ci sono anche per Gianluca Linari e Nicola Arena che dovranno solo portare al traguardo la loro Subaru. Inutile dire che il favorito in questa serie è Nasser Al-Attiyah che dopo l’esordio con la Skoda Fabia R5 in Germania, probabilmente per motivi logistici, ritornerà al volante della solita Ford Fiesta RRC.
Comunque da tener d’occhio ci saranno anche i tre piloti Ford Abdulaziz Al-Kuwari, Yurii Protasov e Scott Pedder, quest’ultimo reduce da un ottimo quarto posto in Finlandia.
Nella ‘Production Cup’ invece saranno assenti tutti gli abituali piloti che si battono per il titolo e così i favori del pronostico sono tutti per il ‘locale, Nathan Quinn (Mitsubishi) che avrà in Linari l’unico antagonista. Insomma poca roba in questa gara che più che per il mondiale sembra essere valida per un raduno di paese riservato a pochi intimi. (Rolando Sargenti)
I principali equipaggi iscritti:
1.
Ogier-Ingrassia (Fra, VW Polo R WRC)
RC1
2.
Latvala-Anttila (Fin, VW Polo R WRC)
RC1
3.
Meeke-Nagle (Gbr, DS 3 WRC)
RC1
4.
Oestberg-Andersson (Nor/Sve, DS 3 WRC)
RC1
5.
Evans-Barritt (Gbr, Ford Fiesta RS WRC)
RC1
6.
Tänak-Mölder (Est, Ford Fiesta RS WRC)
RC1
7.
Neuville-Gilsoul (Bel, Hyundai i20 WRC)
RC1
8.
Paddon-Kennard (Nzl, Hyundai i20 WRC)
RC1
9.
Mikkelsen-Floene (Nor, VW Polo R WRC)
RC1
20.
Sordo-Marti (Esp, Hyundai i20 WRC)
RC1
37.
Bertelli-Granai (Ita, Ford Fiesta RS WRC)
RC1
—
31.
Al-Rajhi-Orr (Sau/Gbr, Ford Fiesta RRC)
RC2 WRC2
38.
Protasov-Cherepin (Ukr, Ford Fiesta RRC
RC2 WRC2
39.
Al-Attiyah-Baumel (Qat/Fra, Ford Fiesta RRC)
RC2 WRC2
40.
Al-Kuwari-Clarke (Qat/Gbr, Ford Fiesta RRC
RC2 WRC2
42.
Pedder-Moscatt (Aus, Ford Fiesta R5)
RC2 WRC2
43.
Linari-Arena (Ita, Subaru Impreza STi)
RC2 WRC2 N
44.
Quinn-Calder (Aus/Nzl, Mitsubishi Lancer E9)
RC2 WRC2 N
Sviluppo della gara
Totale 17 PS tutte su sterrato per complessivi Km 311.360 di velocità pura.
corsanews.it







