In teoria, il Grifo – calando domenica il tris ai danni del Toro – effettuerebbe un altro sorpasso in classifica, si avvicinerebbe al fatidico cambio di colonna, ma certi discorsi, in un ambiente da sempre propenso alle esaltazioni, suonano ingannevoli e pericolosi.
La salvezza è stata ipotecata e potrebbe essere suggellata fra tre settimane, ospite proprio il Frosinone, ma sino a quel giorno sono consigliabili iniezioni di calma e realismo. Vero altresì che alle spalle non troviamo solo le tre potenziali retrocedende, ma anche un trio di pericolanti (Atalanta, Udinese, Palermo) in chiarissime angustie e tutte con il computo sfavorevole nei confronti diretti col Grifo, ma nella grane famiglia rossoblù la prudenza non è mai troppa.
Ha ragionissima Perin nell’affermare che la permanenza in A del Genoa sarà costruita a Marassi, anche se la sua motivazione – <Con i tifosi che ci incitano non filiamo a cento all’ora ma a 160> – è condivisibile solo in parte. Una squadra vera non può sciogliersi come neve al sole appena risale gli Appennini o inforca un aereo per una località lontana. Dunque, è lecito attendersi un perentorio risveglio anche nelle sfide in trasferta.
Ciò premesso, plaudiamo alla compattezza difensiva di una squadra i grado di evitarsi un’imbarcata anche di fronte agli squadroni. Non basta per vincere, ma è già una base interessante su cui posare altri risultati favorevoli. D’altra parte, le improbe fatiche del Genoa per partorire lo straccio di un gol rappresentano ormai una costante e probabilmente si ripeteranno anche con un Pavoletti nel motore. Il povero Gasp sta cavando il sangue dalle rape, e davvero non lo si può biasimare. Domenica scorsa, piegandosi alla volontà popolare (con la quale anche noi eravamo sintonizzati) ha finalmente promosso dai titolari Tachtsidis, la cui prestazione è stata di inquietante negatività. Un po’ tutti ci siamo tolti lo sfizio, abbiamo capito di che pasta è fatto il greco e ora ci aggrappiamo al rientrante Dzemaili come all’uomo della Provvidenza.
La verità è che, aspettando il bomber ancora in bacino di carenaggio, il Grifone dalla cintola in su è improponibile a livello di massima serie quali che siano le scelte dell’allenatore. Alla resa dei conti, l’unico elemento insidioso in zona gol è Rigoni, che punta non è: a Verona ha sfiorato il gol di testa e domenica ha dapprima costretto il portiere dell’Empoli all’unico intervento disperato e poi ha griffato il successo con un perfido diagonale ravvicinato.
La prestazione del redivivo Pandev ha rincuorato i cuori dei genoani, che hanno applaudito generosità, dinamismo, capacità di difendere palla. Peccato che le sue pregevoli iniziative fossero tutte localizzate a trenta metri dalla porta. Il macedone ha ribadito la propria propensione al ruolo di seconda punta, e ci piacerebbe vederlo all’opera alle spalle del Pavolo.
Per il resto buio piuttosto fitto, al di là di qualche spunto (compreso quello decisivo a pro di Rigone) da parte di Cerci, attaccante esterno a mezzo servizio. Purtroppo la rosa genoana non contempla un rifinitore autentico, una mezzala adatta agli spazi stretti, un difensore abile a cercar gloria in avanscoperta. In mille azioni, ecco che la squadra portava in area al massimo due giocatori, mentre gli altri centrocampisti restavano a distanza siderali, in copertura della retroguardia, senza andare a caccia delle seconde palle. di sicuro dominava la paura di imbarcare un gol. Solo quando la squadra ridiventerà “corta” potremo assistere ad un forcing esaltante.
Liguria Sport






