Quarta sconfitta di fila per il Genoa, Pierluigi Gambino analizza la crisi rossoblù.
Qualsiasi squadra di serie A che non fosse il Genoa avrebbe probabilmente vinto all’Olimpico contro la Roma più “arrumentata” degli ultimi decenni. Neppure un avversario in assoluta crisi di identità ed un arbitro compiacente hanno evitato al Genoa l’ennesima figuraccia. I soli tifosi buonisti sicuramente sosterranno che i rossoblù sul piano del gioco non avrebbero meritato una sconfitta così pesante, ma questi signori – sempre troppi – dimenticano che nel calcio si persegue un doppio scopo: scongiurare i gol rivali e a propria volta segnarne uno o più. La Gasperini Band dall’inizio del campionato si comporta con estrema coerenza: esprime un calcio discreto per almeno un’ora, difende decentemente per 85 minuti (nei restanti 5 combina sempre almeno una “frittata”) e non dà segni di vita in zona d’attacco. Si dirà: a Roma mancava Burdisso, un pilastro, ma se basta l’assenza di un titolare per regalare una rete pesantissima con una colpevole svirgolata in piena area, dove si vuole andare? Comunque, come sostiene da sempre Gasp, un dispiacere si può sempre patire, a patto di restituire pan per focaccia e, ogni tanto, farsi pagare persino gli interessi.
Il Genoa in edizione capitolina, se avesse giocato sino all’Epifania senza neppure una sosta notturna, avrebbe finito con zero gol all’attivo e, chissà, qualche altra pappina nel proprio sacco oltre alle due già incassate. In avanti la sua impalpabilità è stata mostruosa, e non giustificabile solo per la defezione contemporanea di Perotti e Pavoletti. Zero via zero anche nel primo tempo, quando la Roma ha concesso contropiedi che qualsiasi undici del massimo campionato avrebbe sfruttato per assestare ai frastornati antagonisti il colpo del coniglio. E nella ripresa, sullo 0-1, neppure l’imprevista superiorità numerica ha cancellato quello spaventoso vuoto pneumatico.
A questi livelli non ci si può presentare con un parco rincalzi così modesto, tecnicamente e caratterialmente. Quando una formazione in 90 minuti non riesce ad arrecare una sola reale insidia ad un rivale difensivamente così scarso, ha il destino segnato. Esprimere un football accettabile è sempre buona cosa, ma sarebbe preferibile giocar peggio ed avere in organico calciatori meno fragili e innocui in zona gol.
Gasperini avrà le sue colpe, ma almeno a livello offensivo le ha provate tutte, ternando i vari elementi a disposizione. Nulla da fare: quando è fuori Pavoletti, calano le tenebre. Colpa di una campagma di mercato che definire fallimentare è persino eufemistico. Quando si considera ogni domenica tra i migliori Laxalt, esterno difensivo improvvisato dalla cui zona gli avversari sfondano regolarmente (vedi primo gol giallorosso), cosa possiamo pretendere? L’anno scorso, con ben altri compagni al fianco, l’ex empolese faceva panchina ed ora non ha sostituto decente e deve giocare anche quando è stanchissimo.
Provvidenziale davvero la sosta natalizia, ma è obbligatorio sfruttarla al meglio, procedendo subito ad u massiccio rafforzamento, senza attendere l’ultimo periodo di gennaio. Non ci sono mai piaciute le rivoluzioni targate Preziosi, ma stavolta ne occorre un’altra, per scongiurare il peggio. Ok Suso prenotato da tempo, ok Rigoni, ma occorre parecchio altro per mettersi al sicuro: in primis un vice Pavoletti che la butti dentro e un esterno destro dignitoso, poi un innesto in terza linea. E non sarebbe male un altro attaccante laterale. Il tutto, ovviamente, senza privarsi almeno sino a maggio di Izzo, il solo genoano con qualche corteggiatore. Solo agendo così, sena sbagliare le mosse, si potrà invertire il trend.
PIERLUIGI GAMBINO
Liguria Sport






